Ci sono voci televisive che diventano familiari quasi quanto quelle di casa. Quando se ne vanno, il silenzio che lasciano sembra più grande del semplice ricordo di un programma. Con la scomparsa di Enrica Bonaccorti se ne va proprio una di quelle voci: ironica, curiosa, capace di sorridere senza mai banalizzare le emozioni degli altri.
Per oltre quarant’anni Bonaccorti ha attraversato la televisione italiana con una qualità rara: la naturalezza. Non aveva bisogno di costruirsi un personaggio, perché la sua forza era proprio quella di essere autentica. In un mezzo spesso dominato dalla spettacolarizzazione, lei riusciva a creare un clima diverso, più intimo, quasi domestico.
Programmi come Pronto, chi gioca? e Italia sera non erano soltanto intrattenimento: erano spazi di racconto, luoghi televisivi dove il pubblico si riconosceva. Bonaccorti sapeva ascoltare, qualità rara per chi conduce uno show. Non cercava la battuta a tutti i costi; preferiva la conversazione vera, quella che nasce quando qualcuno è disposto a mettersi davvero in relazione con l’altro.
Quando arrivò alla guida della prima edizione di Non è la Rai, contribuì ad aprire una stagione televisiva completamente nuova. Era un programma giovane, rumoroso, pieno di energia. Eppure, anche lì, il suo stile rimaneva riconoscibile: elegante, mai sopra le righe, sempre capace di mantenere una distanza ironica dal caos dello spettacolo.
Dietro quella leggerezza c’era una donna di grande sensibilità. Autrice, paroliera, attrice: Bonaccorti non è mai stata soltanto una conduttrice. Amava le parole e sapeva usarle con cura, sia quando scriveva sia quando parlava al pubblico. Chi l’ha seguita negli anni ricorda soprattutto questo: la sensazione che in televisione ci fosse qualcuno che parlava con gli spettatori, non agli spettatori.
Negli ultimi tempi aveva raccontato con pudore e sincerità la sua malattia. Non lo aveva fatto subito: aveva bisogno di tempo per accettare ciò che stava accadendo. Poi, quando decise di parlarne, lo fece nel modo che le era più naturale — con delicatezza, senza retorica, quasi chiedendo scusa per quella fragilità che in realtà la rendeva ancora più umana.
Oggi, nel giorno dell’addio, resta la memoria di una televisione forse più lenta, certamente più attenta alle persone. Una televisione che sapeva fare compagnia senza urlare, che entrava nelle case con rispetto.
E forse è proprio questo il lascito più grande di Enrica Bonaccorti: aver dimostrato che si può fare spettacolo senza perdere la gentilezza.
In un’epoca che spesso confonde il rumore con la presenza, la sua voce resterà come il ricordo di una televisione capace di ascoltare. E di sorridere con intelligenza.
In un’intervista televisiva del 2026, parlando apertamente della sua malattia, spiegò anche un desiderio molto personale riguardo al proprio funerale: non voleva fiori. Raccontò che i fiori recisi le trasmettevano un senso di tristezza, perché una volta tagliati smettono di vivere. Preferiva immaginarli liberi, nella natura, mossi dal vento, ancora vivi nel loro ambiente naturale.
Ed è così che vogliamo immaginarla ora: un bellissimo e libero fiore che danza nel vento!
Filly di Somma

