Lo spettacolo “Mogol – Emozioni” è stato molto più di un concerto: un viaggio nella memoria della musica italiana, un racconto vivo e pulsante delle canzoni che hanno segnato intere generazioni

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La band si è rivelata semplicemente straordinaria: precisa, potente, impeccabile in ogni reparto. Ogni musicista ha dimostrato una qualità tecnica altissima, ma soprattutto una sensibilità rara nel restituire l’atmosfera dei brani. Il risultato è stato un suono pieno, caldo, emozionante, capace di sostenere un repertorio che appartiene alla storia della musica.

Al centro della scena il cantante Gianmarco Carroccia, vero protagonista insieme a Mogol. La sua interpretazione ha colpito fin dalle prime note: non un imitatore, ma un interprete capace di evocare lo spirito delle canzoni. In diversi momenti sembrava quasi di vedere un “clone” di Lucio Battisti sul palco, non per imitazione, ma per quella capacità rara di restituire l’anima dei brani. La sua voce si muove con naturalezza tra potenza e delicatezza, cercando sempre di riportare il pubblico dentro quella memoria musicale che Battisti e Mogol hanno costruito insieme.

Il pubblico ha risposto con entusiasmo. La CMP Arena di Bassano del Grappa ha cantato praticamente per tutto il concerto: un coro continuo che ha accompagnato ogni brano. Accanto al cantante, Mogol ha seguito l’intero spettacolo con uno sguardo quasi incantato. Spesso vicino a lui sul palco, lo osservava con evidente partecipazione, quasi a rivivere quelle canzoni mentre prendevano nuovamente vita davanti ai suoi occhi.

Quando prendeva la parola, però, la scena diventava tutta sua. Mogol è apparso in grande forma: brillante, ironico, coinvolgente. Con la sua voce narrante ha guidato il pubblico dentro la nascita delle canzoni, raccontando episodi, aneddoti e retroscena. I suoi interventi erano a tratti commoventi, a tratti esilaranti, e hanno svelato le vicissitudini, le intuizioni e anche le casualità che hanno portato alla nascita di alcuni dei brani più importanti della musica italiana.

Grande emozione, per Mogol, anche nel ricordare uno dei luoghi simbolo della sua storia artistica con Lucio Battisti: la Cascina Mulino di Anzano del Parco, un rifugio immerso nella natura della Brianza dove, decenni fa, i due composero alcuni dei capolavori della musica italiana. Oggi quella cascina, diventata residenza privata, ha riaperto eccezionalmente le sue porte per un evento unico: a Mogol è stata conferita la cittadinanza onoraria e proprio lì Gianmarco Carroccia ha fatto risuonare quelle stesse canzoni nel luogo in cui erano nate.

Merito di Carroccia, della sua vocalità agile e intensa, e della sua versatile piccola orchestra – chiamarla semplicemente band è riduttivo – composta da Giacomo Ronconi (chitarra e splendida, imprescindibile seconda voce), Dario Troisi (pianoforte e synth) e Michele Campo (violino). Musicisti capaci di costruire un tessuto sonoro raffinato, che sostiene la voce e restituisce tutta la ricchezza melodica di queste composizioni.

Il concerto ha attraversato molti dei capolavori firmati dal sodalizio Battisti–Mogol.

“Emozioni” è stata uno dei momenti più intensi: il pubblico ha cantato ogni parola, trasformando la canzone in una sorta di confessione collettiva.

Con “La canzone del sole” la sala si è riempita di nostalgia, un brano che ancora oggi unisce generazioni diverse. “Mi ritorni in mente” ha riportato tutti dentro quell’intimità malinconica che è uno dei tratti più riconoscibili del repertorio di Battisti.

Poi “I giardini di marzo”, cantata quasi in punta di piedi dal pubblico, e “Acqua azzurra, acqua chiara”, che ha acceso l’arena con la sua energia.

Infine “Il mio canto libero”, uno dei momenti più emozionanti della serata, quando tutta la CMP Arena si è trasformata in un unico grande coro.

È stata una bellissima sensazione riascoltare dal vivo brani che hanno fatto la storia della musica italiana. I racconti e i commenti di Mogol hanno impreziosito ogni momento dello spettacolo, aggiungendo dettagli e ricordi che hanno reso la storia di queste canzoni ancora più affascinante.

Alla fine della serata rimane la sensazione di aver assistito non solo a un concerto, ma a un racconto condiviso. Un modo per tornare dentro la storia di una delle coppie artistiche più importanti della musica italiana e scoprire che quelle emozioni continuano a vivere.

Uno spettacolo decisamente consigliato.

Max Cavallo

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