Quando un musicista ride: Con Elio le canzoni ridono da sole

Data:

In scena dal 7 all’ 8 marzo 2026 al Teatro Verdi di Pisa.

Ci sono spettacoli che non si limitano a cominciare: accadono.
Accadono come un lampo che illumina un archivio di memorie sonore, come un soffio che solleva la polvere dalle vecchie risate e le fa brillare di nuovo. Così nasce Quando un musicista ride: non un concerto, non un omaggio, ma un piccolo rito di resurrezione del comico che pensa, del serio che inciampa, del canto che si lascia attraversare dal vento dell’assurdo.

Elio entra in scena come un funambolo che cammina sul filo teso tra malinconia e gioco.
Ogni nota è una smorfia, ogni parola un salto nel vuoto, ogni silenzio un sorriso trattenuto.
E mentre attraversa Fo, Gaber, Jannacci, Cochi e Renato, Marchesi, Flaiano, non li cita: li sogna.
Li lascia affiorare come figure d’acqua, come ombre che ridono dietro un sipario di luce.

La comicità, qui, non è mai rumore: è un modo di respirare il mondo di sbieco,
di guardarlo con un occhio che ride e l’altro che si commuove.

I giovani musicisti che lo accompagnano non fanno da cornice: sono il paesaggio.
Il pianoforte di Alberto Tafuri è una strada che si apre,
la batteria di Martino Malacrida un cuore che accelera,
il basso e contrabbasso di Pietro Martinelli un passo che avanza nella notte,
il sax di Matteo Zecchi un gatto che miagola sul tetto,
il trombone di Giulio Tullio una nuvola che si sgonfia ridendo.

Gli arrangiamenti di Paolo Silvestri sono fili d’oro che tengono insieme tutto:
la memoria e il presente, la follia e la precisione, la leggerezza e la vertigine.

La regia di Giorgio Gallione non guida: accompagna.
Lascia che lo spettacolo si apra come un ventaglio,
che la scenografia di Lorenza Gioberti respiri,
che i costumi di Elisabetta Menziani raccontino senza parlare,
che le luci di Andrea Violato cadano come pioggia tiepida su un marciapiede di ricordi.

Resta un senso di libertà. Quella libertà creativa che gli artisti degli anni Sessanta maneggiavano come un’arma gentile, quella libertà che oggi sembra un lusso e invece è un bisogno.

Resta la sensazione che ridere sia un atto musicale, un gesto che accorda il cuore al mondo.

E resta Elio, con la sua voce che sa essere buffa e sacra, a ricordarci che la poesia, a volte, indossa una cravatta sghemba e canta stonando apposta per farci capire meglio la verità.

Giuliano Angeletti

 ELIO: QUANDO UN MUSICISTA RIDE
regia e drammaturgia Giorgio Gallione
arrangiamenti musicali Paolo Silvestri
con Alberto Tafuri pianoforte, Martino Malacrida
batteria, Pietro Martinelli basso e contrabbasso,
Matteo Zecchi sassofono, Giulio Tullio trombone
scenografie Lorenza Gioberti

Seguici

11,409FansMi Piace

Condividi post:

spot_imgspot_img

I più letti

Potrebbero piacerti
Correlati

“E’ n’ata manera”: a tu per tu con Monica Sarnelli

  Oggi ho l’onore di conoscere e intervistare un’artista che...

Emily Espinoza: la voce irriverente del “Podcast “Monello”

  Difficile definirla con una sola etichetta, d’altronde Emily Espinoza...

MEI 2024 Meeting delle Etichette Indipendenti ...

Si è conclusa con grande successo l’edizione del 2024 del MEI –...