Anna Della Rosa è Orlando dal romanzo di Virginia Woolf

Data:

In scena dal 13 al 15 marzo al Teatro Gustavo Modena di Genova

Ci sono spettacoli che non si limitano a essere visti: si attraversano. Orlando, nella raffinata produzione del TPE – Teatro Piemonte Europa, è uno di questi rari viaggi in cui il teatro non rappresenta, ma trasfigura; non racconta, ma incanta; non spiega, ma apre varchi. Tutto nasce da una lettera. Una lettera scritta da Virginia Woolf a Vita Sackville West il 9 ottobre 1927, una lettera che è già teatro, già desiderio, già metamorfosi:

«Supponi che Orlando si riveli essere Vita… Ti secca?».

Da quella domanda (così intima, così audace) si sprigiona un romanzo che è insieme dichiarazione d’amore, gioco letterario, rito di libertà. Lo spettacolo di Andrea De Rosa ne raccoglie l’essenza più incandescente: la gioia, l’ossessione, la vertigine dell’identità che muta. Sul palco, Anna Della Rosa non interpreta Orlando: lo attraversa.
È un corpo che diventa epoca, un volto che diventa secolo, una voce che diventa vento.
La sua presenza è un continuo nascere e rinascere, un fluire che non conosce confini: maschile, femminile, umano, simbolico, tutto si mescola in un’unica corrente luminosa.
Ogni gesto è un’onda, ogni parola un varco, ogni silenzio un continente.

La drammaturgia di Fabrizio Sinisi, nutrita dal carteggio Scrivi sempre a mezzanotte (Donzelli), non si limita a tradurre Woolf: la ascolta. Ne coglie il ritmo segreto, la malinconia che vibra sotto la superficie, la gioia che esplode come un lampo. E la traduzione di Nadia Fusini (limpida, sensuale, precisa) restituisce alla lingua italiana la musica dell’originale, la sua ironia sottile, la sua grazia feroce. La scena di Giuseppe Stellato è un paesaggio mentale: un luogo che si apre e si richiude come un pensiero, come un ricordo, come un sogno che non vuole finire.

Le luci di Pasquale Mari scolpiscono il tempo, lo fanno respirare, lo fanno vibrare; il suono di G.U.P. Alcaro è un mare sotterraneo che accompagna ogni trasformazione; i costumi di Ilaria Ariemme sono pelle, storia, metamorfosi.

Tutto concorre a un’unica, luminosa domanda: chi siamo, quando nessuno ci guarda?
E chi potremmo essere, se avessimo il coraggio di oltrepassare lo steccato del genere, del ruolo, del nome? De Rosa non offre risposte. Offre un viaggio. Un viaggio che è anche un abbandono, un precipitare dolce nel flusso della vita e della letteratura, là dove i confini si dissolvono e resta solo il desiderio di essere (finalmente) altro, finalmente sé.
Orlando è una lettera d’amore lunga quattro secoli. Una lettera che Woolf scrisse a Vita, e che oggi il teatro scrive a noi. Una lettera che non si chiude, perché continua a mutare, a respirare, a trasformarsi come il suo protagonista. Ma soprattutto, Orlando è un promemoria ardente: la drammaturgia ci rammenta che la vita è breve, sì, ma le parole (quando sono vere, quando bruciano, quando osano) durano più a lungo, attraversano i corpi, sfidano il tempo e scavalcano la morte. E allora, quando cala il buio in sala, non è un epilogo. È un passaggio. Un varco. Un invito a oltrepassare la soglia che ci separa da ciò che potremmo essere.

Perché Orlando non finisce sul palco. Continua in chi guarda. Continua in chi ascolta. Continua in chi ha il coraggio di cambiare pelle, nome, destino. E in quell’ultimo istante, quando la luce si spegne e resta solo il battito del proprio respiro, lo spettatore comprende che la domanda non è più chi è Orlando? Ma: chi siamo noi, adesso che Orlando ci ha guardati?

Giuliano Angeletti

Orlando
Produzione
TPE – Teatro Piemonte Europa
Drammaturgia Fabrizio Sinisi
e dal carteggio tra Virginia Woolf e Vita Sackville-West
Scrivi sempre a mezzanotte (Donzelli)
Traduzione Nadia Fusini
Regia Andrea De Rosa
Interprete Anna Della Rosa
Scene Giuseppe Stellato
Luci Pasquale Mari
Suono G.U.P. Alcaro
Costumi Ilaria Ariemme
Aiuto regia Paolo Costantini
Musica di scena
Sinfonia n.6 (Patetica) di Čajkovskij

 

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