Nella tarda mattinata di oggi, in un noto cinema romano in zona Prati, dopo un simpatico ‘aperitivo pugliese’ (come definito anche dagli organizzatori, in ossequio alla regione che è come una vera co-protagonista del film), è stato proiettato alla stampa “Vita mia” (nel primo pomeriggio di domani verrà presentato ancora alla stampa, anche a Milano), il nuovo film di Edoardo Winspeare (60enne che da diversi lustri si è stabilito in Puglia, dopo aver studiato e girato l’Italia e l’Europa), con la mitica attrice francese Dominique Sanda e con una sorprendente Celeste Casciaro. Nel cast anche Karolina Porcari, Johanna Orsini, Francesca Ziggiotti, Dora Sztarenki, Josef Scholler, con la partecipazione di Stefan Liechtenstein e Christian Liechtenstein. Nelle sale dal 9 aprile.
Una storia che affonda le sue radici nel Salento ma che guarda all’Europa, tra passato e presente. Protagoniste due donne: Didi, nobile transilvana pugliese, e Vita, donna di origine contadine, sono quanto di più lontano si possa immaginare, ma dal loro incontro nascerà un’amicizia capace di cacciare i fantasmi del passato.
SINOSSI
Didi, anziana duchessa transilvana trapiantata in un paese del Salento, vive con orgoglio un presente segnato dall’età e da precarietà economica. Quando è costretta ad assumere un’aiutante, entra in casa sua Vita, donna salentina di origini popolari e carattere deciso. All’inizio le divide tutto: abitudini, lingua, politica, l’idea stessa di dignità. Ma nella routine della cura i rituali aristocratici di Didi e la concretezza di Vita smettono di essere ostacoli e diventano terreno di scambio, rispetto e complicità.
Il passato, tuttavia, non rimane in silenzio. Didi deve tornare in Transilvania per il processo di beatificazione del padre e, contro il parere dei figli, sceglie di affrontare il viaggio con Vita. Nella dimora di famiglia e tra parenti rimasti immobili nel tempo riaffiorano ferite legate alla guerra, al nazismo, alla Shoah e al peso di essere sopravvissuti. In questo confronto tra memoria privata e Storia europea, la presenza lucida e tenace di Vita aiuta Didi a dare un senso ai propri fantasmi e ad aprirsi ad un’ultima, inattesa serenità.
Vogliamo concludere con una dichiarazione del regista, ringraziando l’Ufficio Stampa Punto & Virgola: «L’idea di VITA MIA mi è venuta osservando, negli ultimi anni, il rapporto che mia madre, malata di Parkinson, ha sviluppato con una signora salentina che si è presa cura di lei. È passata da un iniziale sentimento di frustrazione e rabbia per il suo stato di salute, a uno di tenerezza quasi materna verso questa donna semplice, intelligente e molto buona. […] La mia esperienza personale mi ha spinto a scrivere una storia di fantasia che, tuttavia, presenta molti punti in comune con quella reale, soprattutto per quanto riguarda l’ambiente familiare, l’esperienza della malattia e il rapporto tra le due protagoniste. […] Tuttavia, il film non è solo il racconto di un’esperienza umana, ma anche un pretesto per riflettere sull’Europa. La piccola storia di Didi e Vita diventa metafora della grande Storia d’Europa. Il Vecchio Continente, infatti, con tutta la sua cultura, la sua storia, le sue lingue e le sue società, oltre a fare da sfondo alla nostra storia, ne influenza lo stile, la forma e il pensiero, al punto da diventare il protagonista nascosto del film.».
Franco Baccarini

