“Guarda le luci amore mio” “, spettacolo tratto dall’omonimo libro di Annie Ernaux, è andato in scena al Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia di Trieste, nell’ambito del cartellone di Prosa, il 17 e 18 marzo 2026. Ne sono protagoniste Valeria Solarino e Silvia Gallerano, con la direzione di Michela Cescon.
L’autrice Annie Ernaux, nata Duchesne (1940), scrittrice, giornalista ed ex docente francese, vincitrice, oltre a numerosi premi, del Premio Nobel per la Letteratura 2022, ci prende per mano e ci fa vivere la nostra “quotidiana quotidianità”, o meglio quella della nostra società per mezzo dell’analisi di un luogo insolito, un ipermercato, visto anche come un posto per esplorare il nostro modo di essere.
Annie Ernaux ha affermato che chi non frequenta un ipermercato ignora la realtà. Il libro da cui è stata tratta la pièce nasce nel 2012, anno in cui l’autrice ha scritto un diario basato sulle sue visite nel corso di un anno all’ipermercato Auchan di Cergy (nei pressi di Parigi), documentando la vita in uno spazio frequentato da persone di 130 nazionalità diverse. Questo diario offre una nuova prospettiva dell’ipermercato, visto come luogo di memoria e interazione collettiva.
Michela Cescon è stata la prima a fare l’adattamento teatrale del libro, collaborando con Lorenzo Flabbi. Nell’opera, Annie Ernaux parla in prima persona ed è rappresentata da due figure che si muovono tra il mondo della scrittura e quello del centro commerciale. Si scambiano battute come in un dialogo, saltano la “sottile linea rossa “che divide il racconto dalla realtà del luogo che stanno descrivendo. Le due attrici incarnano lo sdoppiamento di un monologo, che diventa così un dialogo tra la scrittrice e l’osservatrice, portando in scena una riflessione profonda sugli oggetti quotidiani e sui ricordi.
La scena è semplice ed essenziale, un tavolo, una sedia, una poltrona che appare e scompare, un enorme quadrato bianco sullo sfondo (che si colorerà semplicemente con effetti di luci durante lo spettacolo, senza effetti speciali), che accoglie gli spettatori a sipario aperto, con un punto rosso in alto a sinistra come se fosse il sole all’alba, l’alba di un Giorno Nuovo, di un Mondo Nuovo.
Due bravissime attrici, carismatiche e diverse, Valeria Solarino e Silvia Gallerano, recitano in qualità di “operaie della memoria”, vestono un pantalone, un camisaccio e una giacca in tessuto jeans blu, davvero come operai/e di una catena di montaggio o di una fabbrica oppure anche figure in divisa, che ricordano i cinesi di un tempo ormai lontano. Numeri. Numeri senza umanità. Nell’analizzare e nel raccontare, si muovono con maestria e agilità nell’ampio palcoscenico. La sua/loro narrazione è, a volte frenetica, a volte più calma, a volte molto commossa. Parlano di cose, di oggetti, di luoghi, di situazioni veramente comuni, consuete, solite, abituali, usuali che quasi disturbano, perché la presenza di tutto ciò nelle nostre esistenze è ossessionante ed esasperante. Riescono a far emergere, anche da oggetti semplici, ricordi e mondi passati.
Un anno scandito a colpi di spesa, di spese, di acquisti, di oggetti, di mondi e di sciagure…ogni tanto questo stressante mondo, fatto solo di soddisfazione di vari bisogni, si interrompe con delle esplosioni: sono il richiamo alla realtà del fatto che ciò che noi acquistiamo con facilità e a prezzi bassi nei famosi “centri commerciali”, troppo spesso altro non sono che il prodotto di “sacrifici umani” al dio denaro, al dio commercio, al dio sfruttamento di popolazioni indigenti, che lavorano come schiavi in condizioni da schiavi. E a volte perdono la vita, a causa delle inesistenti misure di sicurezza, come muoiono i pesci per mano dei pescatori di frodo. E noi acquistiamo, acquistiamo, consapevoli e dimentichi al tempo stesso, convinti invece di avere fatto i migliori affari.
La pièce va riflettuta. Al momento sembra quasi ridondante una lettura così dinamica, mi è venuto da pensare che potesse essere fatta “a leggio”. Al tempo stesso, proprio per questa messa in scena, ci fa catapultare e sbattere nella nostra vita comune, della quale, molto spesso, siamo ben che stufi. Ma alla fine è lo spunto di una riflessione molto pesante e molto dolorosa.
È realistico e tangibile, come fa la regista Michela Cescon, sottolineare che il mondo di Annie Ernaux è senza pregiudizi: a differenza di altri, che considerano gli ipermercati come dei “non-luoghi”, la scrittrice li vede come spazi vivi, pulsanti, dove si racconta la nostra società, la “società contemporanea”. E dove anche il “male contemporaneo” si racconta, sebbene sia facile e sbrigativo fare finta che non esista.
Da Trieste per oggi è tutto
Rosa Zammitto Schiller
GUARDA LE LUCI, AMORE MIO
tratto dall’omonimo libro di Annie Ernaux
regia Michela Cescon
con Valeria Solarino, Silvia Gallerano
riduzione drammaturgica: Lorenzo Flabbi, Michela Cescon
scene, luci, costumi: Dario Gessati
sound designer: Shari DeLorian
produzione: Teatro Stabile di Bolzano, Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale
in collaborazione con Teatro di Dioniso, Riccione Teatro e L’Orma Editore

