“Mistero Buffo”: nel centenario della nascita, Dario Fo torna a Trieste col corpo e l’anima di Ugo Dighero

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Il teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia ha portato “Mistero buffo” alla Sala Bartoli di Trieste, dal 9 all’ 11 marzo2026.

Questo spettacolo è composto di due monologhi “grammelottiani”, un dittico che mette a dura prova l’interprete Ugo Dighero, che ha messo in scena la sua versatilità e originalità.

Cent’anni fa, il 24 marzo 1926, nasceva Dario Fo, Premio Nobel per la Letteratura nel 1997. Portare in scena il suo teatro, specialmente i monologhi “Il Primo Miracolo Di Gesù Bambino” e “La Parpàja Topola”, è un modo per celebrare, ricordare e onorare il suo genio.

Il primo racconto, “Il Primo Miracolo Di Gesù Bambino”, proviene dallo spettacolo “Storia della tigre e altre storie” del 1977. Qui, Dario Fo e Franca Rame si ispirano ai “Vangeli apocrifi”, raccontando la vita di Gesù da piccolo, contestualmente e successivamente alla fuga in Egitto. All’arrivo a Jaffa, Gesù cerca di unirsi ai bambini del luogo, ma viene deriso perché è diverso. Per conquistare la loro amicizia e giocare con loro, decide di compiere un piccolo miracolo. Inizialmente, i bambini lo accettano come “capo dei giochi”, ma la gioia viene rovinata dall’atteggiamento del figlio del padrone della città.

Il secondo racconto, “La parpàja topola”, estratto da “Il fabulazzo osceno” del 1982, racconta la vita di Giavan Pietro, un capraio semplice e pauroso che eredita una ricchezza inaspettata. La notizia del suo nuovo status attira molte pretendenti, tra cui Alessia, che riesce a far superare a Giavan la sua paura delle donne. Tuttavia, la prima notte di nozze presenta delle complicazioni, ma la dolcezza di Giavan conquista alla fine il cuore di Alessia, trasformando la storia oscena in una favola pura e poetica.

L’interprete e “introiettatore” dell’affabulatore Dario Fo è Ugo Dighero, volto molto noto per il suo lavoro in teatro, cinema e televisione, con uno stile spesso legato alla comicità surreale e alla satira. Ha iniziato la carriera frequentando la Scuola di recitazione del Teatro Stabile di Genova, collaborando con grandi nomi come Giorgio Albertazzi, Eros Pagni e Gian Maria Volonté.

Negli anni ’80 ha co-fondato il gruppo comico Broncoviz insieme a Maurizio Crozza, con cui ha debuttato in vari spettacoli e programmi TV, diventando popolare soprattutto tra la fine degli anni ’80 e i ’90.

Nel cinema e in TV ha partecipato a film come, per citarne alcuni: “Peggio di così si muore” (1995); “Tutti gli uomini del deficiente”; “Brancaccio” (2001); “Book Club: The Next Chapter” (2023); e a Serie come “Un medico in famiglia” (1998-2000; 2009-2013); “Camera Café” (2005; 2017); “Blanca” (2021-in produzione); “I bastardi di Pizzofalcone” (2021

Ha lavorato molto nel teatro con compagnie come il Teatro dell’Archivolto e produzioni indipendenti, e negli ultimi anni è spesso in tournée. È particolarmente apprezzato per le sue interpretazioni comiche e versatili, spesso legate a testi di autori come Dario Fo, Molière e altri classici rivisitati in chiave moderna. Ricordiamo “Mistero Buffo” e “Lu santo jullare Francesco” (un omaggio a San Francesco e a Fo), e “L’avaro”, con adattamenti e regie come quella di Giorgio Gallione.

Questi due racconti presentati in sala Bartoli combinano divertimento e profondo significato, in linea con la poesia e leggerezza tipica delle opere di Dario Fo. Ugo Dighero, con la sua capacità di interpretare diversi personaggi, offre un’esperienza teatrale molto coinvolgente, oserei anche dire che ci mette del suo senza strafare, in maniera molto rispettosa dell’autore e del modo di porre e proporre i brani. Certamente Dario Fo è inimitabile, ma Dighero non lo fa rimpiangere, anzi ha trovato la chiave giusta per farcelo sentire ancora fra noi, affianco a lui, nel vuoto totale della scena (come d’altronde faceva il caro Dario), piena solo del suo affabulare.

La pièce si è conclusa fra gli applausi lunghi ed entusiastici a cui ha dedicato una lirica di sua composizione definita da lui stesso “Futurista”, interpretata, recitata, “sonorizzata” e illustrata in maniera davvero affascinante, poesia dal titolo “Ho deciso di esportare una merce nuova”.

Si è messo, con i suoi versi, alla prova nuovamente, si è esposto col suo recitare e con le sue idee in maniera cristallina, sagace e leggera: però comunque ci ha fatti uscire col cuore pesante sì, ma traboccante di arte e cultura.

 

Da Trieste per oggi è tutto

Rosa Zammitto Schiller

 

 

MISTERO BUFFO

Il primo miracolo di Gesù bambino e La parpàja topola

di Dario Fo e Franca Rame

 

interpretazione e regia: Ugo Dighero

produzione Teatro Nazionale di Genova

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