Se volessimo spiegare come anche l’acqua viva di memoria non potremmo non cogliere l’occasione della riapertura del lavatoio “La Femminella” ai piedi del Borgo di Castelnuovo Di Porto.
Uno spazio che in passato non era solo “acqua” ma punto di aggregazione.
La sua riapertura non vuole essere ,quindi, l’attivazione di un luogo fisico di incontro,ma il ripristino di una sorta di “memoria liquida”.
Ed è proprio in questo contesto che l’acqua viene a svolgere un ruolo di memoria e
scorrendo sulle cose viene automaticamente ad abitarvi.
Si attiva ,così,una sorta di ” memoria di contatto”.
Tutto questo ci insegna che ricordare non è solo conservare ma anche far scorrere, far fluire, lasciar andare.
L’installazione della Maso si inserisce in questo fluire cercando di dare forma a ció che l’acqua ha protetto nel tempo.
Si potrebbe definire questa un’opera fatta di “rivelazione” dove l’arte diventa una specie di “traduttore di emozioni.”
L’acqua, ritornando a scorrere, contribuisce alla rinascita , al ritorno al luogo.
I lavori di questa artista tracciano una linea che vuole congiungere arte e pubblico.
Nel suo percorso artistico, indiscutibilmente, c’è un filo legato anche all’antropologia e all’ archeologia industriale. Come scritto nel comunicato stampa della mostra che inaugurerà sabato 21 a Castelnuovo di Porto ,”l’artista realizza installazioni audiovisive e site specific che valorizzano lavatoi storici e spazi dimenticati, evocando suoni, gesti, racconti delle comunità locali.”
L’opera trasforma il patrimonio storico e culturale in esperienze sensoriali immersive, creando un dialogo tra tradizioni, territorio e contemporaneità.
L’acqua scorre ma non porta via tutto, lascia frammenti, particelle , permettendo così la costruzione di una memoria.
Anche l’acqua, come gli altri elementi che compongono la natura, ha insito in sé qualcosa di trascendente.
Tutto ciò ci riporta alla “seconda metafisica” di cui parla il professor Recalcati nel suo libro “Il Seme Santo” . Il professore analizzando la poetica di Anselm Kiefer, deduce che: ” la trascendenza non è più situata al di là dell’immanenza ma, come direbbe Spinoza, diviene un suo modo possibile….a dimostrare che l’essenza è nell’esistenza.”
Da qui una lettura delle opere della Maso , come un continuo lavoro su ciò che rimane e sulla sua potenziale rinascita.
Ed è proprio lavorare sulla rinascita ripristinando le cose del passato che trasformano l’arte, da semplice talvolta mortificante visione di intrattenimento, in un messaggio di speranza per una “nuova vita”.
Maria Laura Perilli

