Nel mese di marzo, Città di Castello in Umbria accoglie la mostra “La grazia della fragilità”, un’esposizione che riunisce alcune tra le voci più rilevanti dell’arte contemporanea italiana.
Allestita negli spazi dell’“Ala Nuova” della Pinacoteca Comunale, situata nello storico Palazzo Vitelli alla Cannoniera, la mostra sarà visitabile dal 21 marzo al 4 aprile. Il percorso espositivo presenta le personali di ADGART (Antonello Diodato Guardigli), Fernando Diaz, Carlo Gasperoni e Peter Nussbaum, affiancate da una selezione collettiva che include opere di Marco Bettocchi, Franco Carletti, Silvana Landolfi, Liliana Scocco Cilla, Fedora Spinelli e Nazzareno Tomassetti.
Inserita nel contesto della prestigiosa Pinacoteca di Città di Castello — custode di capolavori che spaziano da Raffaello Sanzio a Luca Signorelli, da Domenico Ghirlandaio fino a Renato Guttuso, Giorgio De Chirico e Mario Mafai — la mostra invita il visitatore a intraprendere un percorso introspettivo. Qui la fragilità non è più intesa come limite, ma come chiave di lettura della realtà contemporanea: una condizione capace di generare empatia, relazioni autentiche e consapevolezza.
In un’epoca dominata da modelli fondati su potere e forza, le opere esposte propongono una riflessione alternativa, ponendo al centro la vulnerabilità come elemento essenziale per recuperare una dimensione profondamente umana. La fragilità diventa così espressione di pietas: un atteggiamento etico che coinvolge la sfera personale, familiare e collettiva, trasformandosi in un agire consapevole verso sé stessi e gli altri.
Fernando Diaz e la sua pittura sospesa e delicata
Fernando Diaz, con una pittura sospesa e delicata, affronta il tema dell’identità e dello smarrimento. Le sue opere esplorano i cosiddetti “non-luoghi”, spazi contemporanei privi di memoria e relazioni, contrapposti ai luoghi storicamente carichi di significato umano.
L’artista sviluppa la propria ricerca artistica partendo dalla carta, un materiale essenziale e al tempo stesso estremamente delicato, che diventa fondamento del suo linguaggio espressivo. Il ciclo “Alamo” deriva da un termine ricco di significati e stratificazioni simboliche.
Tra le principali fonti di ispirazione emerge il canto ladino “Naci en Alamo”, appartenente alla tradizione della comunità ebraica sefardita, che affronta il tema complesso dell’identità. Questo riferimento si trasforma in una riflessione più ampia sulla condizione dello sradicamento e dell’esilio permanente: il popolo sefardita, pur lontano dalla propria terra d’origine, ha saputo custodire e tramandare la propria cultura attraverso la lingua e la musica. Il ladino stesso, oggi minacciato di scomparsa, diventa così simbolo di memoria e resistenza.
Il termine “Alamo”, inoltre, rimanda al pioppo, albero da cui si ricava gran parte della carta, elemento centrale nella pratica artistica di Diaz. In questa connessione tra materia e significato si costruisce un dialogo profondo tra supporto e contenuto, tra fragilità fisica e persistenza culturale.
La ricerca di Diaz si confronta con l’idea di non-luogo, concetto elaborato da Marc Augé: ambienti tipici della contemporaneità privi di memoria e identità, incapaci di accogliere la dimensione individuale e ridotti a semplici scenografie anonime, in opposizione ai luoghi tradizionali — come piazze e abitazioni — densi di storia e relazioni umane.
In controtendenza rispetto a questa visione, l’artista sviluppa sin dall’infanzia un’identità dinamica, formata attraverso l’incontro con culture differenti. Questo percorso lo porta a riconoscere in ogni spazio attraversato una possibile forma di appartenenza. I luoghi incontrati non restano estranei, ma risuonano di una familiarità capace di trasformare la distanza in vicinanza.
“El Alamo” si configura innanzitutto come espressione di gratitudine verso la vita e come testimonianza di una profonda fiducia nell’essere umano. Diaz crede infatti che anche gli errori della storia possano aprire la strada a una possibile redenzione. Questa tensione positiva verso il futuro si manifesta nell’intensità cromatica delle sue opere, attraverso cui invita ad accogliere l’esistenza nella sua complessità.
Il tema dell’erranza occupa un ruolo centrale nella sua poetica: non come condizione subita, ma come scelta consapevole e desiderata. Il vagare diventa per l’artista l’unico modo autentico per ritrovare sé stessi, liberandosi da vincoli e convenzioni, oltrepassando concetti come nazionalismo e materialismo.
L’intera ricerca si sviluppa così attorno ai temi della relazione e dell’identità, opponendosi all’idea di una radice unica e immobile. Dall’incontro, dal movimento e dall’intreccio di percorsi emerge una visione del mondo affine al “Tout-Monde” teorizzato dal poeta martinicano Édouard Glissant, che Diaz rielabora con sensibilità in chiave estetica.
Gli altri artisti espositori
Antonello Diodato Guardigli, in arte ADGART, elabora il dolore e la perdita come momenti di trasformazione interiore. La transitorietà della vita e dei legami si traduce in simbolo di una forza più ampia, capace di superare il limite: quella dell’amore e della fede, intese come tensione verso il divino e superamento della separazione.
Le composizioni astratte di Carlo Gasperoni danno vita a universi cromatici in continua trasformazione, dove la natura riemerge come principio generatore. I suoi lavori evocano paesaggi immaginari, territori da esplorare e custodire, spinti da una tensione verso l’infinito che supera i limiti fisici della superficie pittorica.
Peter Nussbaum, definibile come un “costruttore dello spirito”, propone opere basate su geometrie rigorose e armonie cromatiche intense. Il suo linguaggio visivo conduce verso dimensioni simboliche e misteriose, in cui ordine e forma diventano strumenti di conoscenza e il colore assume una valenza spirituale.
La sezione collettiva sviluppa ulteriormente i temi della mostra attraverso sei diverse ricerche artistiche. Marco Bettocchi utilizza il colore fluido e il segno calligrafico per creare composizioni dal ritmo meditativo, che invitano a un confronto con la dimensione inconscia.
Fedora Spinelli, attraverso un linguaggio astratto, affida al colore il compito di esprimere stati interiori complessi, mantenendo al contempo una forte energia vitale che attraversa ogni sua opera.
Liliana Scocco Cilla, con il suo approccio diretto e fisico — definito “Digitismo” — realizza opere che coinvolgono lo spettatore oltre la dimensione visiva, instaurando un dialogo immediato con la sfera psichica.
Silvana Landolfi propone invece una pittura lirica e suggestiva, in cui paesaggi marini dai toni delicati evocano atmosfere sospese e lontane dal frastuono contemporaneo, richiamando sensibilità affini a quelle di Luigi Ghirri.
Franco Carletti conduce lo spettatore in una dimensione intima e personale, recuperando memorie legate all’infanzia, intesa come luogo originario e autentico dell’emotività. Le sue opere restituiscono al presente una tonalità nostalgica e profondamente sentimentale.
Chiude il percorso la scultura di Nazzareno Tomassetti, dedicata alla figura di un monaco, che si configura come ponte tra realtà e spiritualità. Allievo di Pericle Fazzini, l’artista trasmette nella sua opera un senso di sacralità e solennità oggi sempre più raro.
L’intero progetto espositivo invita il pubblico a riconoscere e accogliere la propria fragilità, trasformandola in elemento fondamentale dell’esperienza estetica e della crescita personale.
L’inaugurazione si è tenuta il 21 marzo 2026 alle ore 16:00, alla presenza delle autorità e dei critici d’arte Stefania Pieralice e Daniele Radini Tedeschi.
Informazioni sulla mostra
La grazia della fragilità
Pinacoteca Comunale, Palazzo Vitelli alla Cannoniera – Ala Nuova
Largo Monsignore G. Muzi 9/A, Città di Castello
- Inaugurazione: 21 marzo 2026, ore 16:00
- Periodo: 21 marzo – 4 aprile 2026
- Chiusure: 23 e 30 marzo
- Orari: 10:00–13:00 / 15:00–18:00
Artisti in mostra
- Personali: ADGART (Antonello Diodato Guardigli), Fernando Diaz, Carlo Gasperoni, Peter Nussbaum
- Collettiva: Marco Bettocchi, Franco Carletti, Silvana Landolfi, Liliana Scocco Cilla, Fedora Spinelli, Nazzareno Tomassetti
Filly di Somma


