Inadeguato, questo il titolo dello spettacolo in scena al teatro Litta di Milano, dal 20 al 22 marzo, è il racconto autobiografico di una fatica, di una sofferenza, ma anche di una ostinata volontà di realizzazione.
In un classico format da stand up comedy (sulla scena sta solitaria una sedia) con l’ausilio di qualche filmato, da intrattenitore navigato Nicola Stravalaci racconta in forma autobiografica il lungo e periglioso percorso di vita, a partire dal bambino (già calvo nella narrazione!) che scopre la sua vocazione di diventare attore.
Innumerevoli sono inizialmente le difficoltà e le angosce del protagonista, nei suoi tentativi dolorosi di praticare nella vita i principi morali di san Domenico Savio, cui è stato formato. La bontà e la timidezza paiono infatti essere letti come arrendevolezza alla prepotenza del mondo. Tuttavia, nonostante la mancanza di incoraggiamenti (anzi!), i rifiuti, gli errori delle occasioni perdute (che tuttavia potremmo invece definire: esperienze), le avversità della malasorte, emerge con forza la tenacia di Nicola nel perseguire il suo sogno: stare sulla scena da protagonista.
Non a caso, i filmati proiettati sono tratti dal film Flashdance, racconto epico di una tenacia premiata.
(Notevoli e godibili sono i farseschi spunti auto-ironici nel descrivere la drammaticità dello “sradicamento” da San Donato Milanese alla metropoli, che il protagonista deve affrontare per raggiungere il Successo).
Come spiega Cinzia Spanò, coautrice della pièce con lo stesso Nicola Stravalaci, “in un’epoca che mostra ogni giorno di più il suo lato sgarbato e aggressivo, il popolo dei gentili non può che sentirsi inadeguato. Praticare generosità ed eleganza sembra oggi il modo migliore per rovinarsi la vita, soprattutto per chi intende sopravvivere all’interno del mondo dello spettacolo, risaputamente uno degli ambiti lavorativi più spietati e competitivi”.
Il flusso di parole ironico e tragicomico dello spettacolo in realtà rovescia la sensazione di non essere all’altezza. Esiste infatti una forza (e una bellezza) nel rifiutare gli spregiudicati standard di aggressività. Praticare l’arte della gentilezza significa infatti non essere “adeguati” ai comportamenti negativi socialmente diffusi, ma scegliere consapevolmente i “migliori compagni di viaggio” nella nostra vita.
Liberato dalla sensazione di non essere all’altezza, Nicola può quindi iniziare il suo spettacolo in serenità, usando tutti i suoi talenti.
Guido Buttarelli

