Pillole di… poliziesco comico. I soliti ignoti colpiscono ancora – E una banca rapinammo per fatal combinazion

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Dal titolo si potrebbe dedurre che si tratti di una “ riedizione “ del più noto capolavoro di Mario Monicelli del 1958, oppure una “ riproposizione “ dell’ ottima pellicola di Nanni Loy dell’ anno successivo, ma così non è. Allora si potrebbe pensare, vista la lunghezza del titolo, di un film di Lina Wertmuller, visto anche l’ anno di uscita della pellicola, ossia 1976, ma così non è nemmeno in questo caso. Ed allora, chi diamine è il regista e che di che film si tratta? Iniziamo col dire che il film è una co – produzione italo – austro – alemanna, infatti il cast è variamente composto: si va dagli italici Angelo Infanti, Vittorio Caprioli, Gabriele Tinti, Franco Diogene e Silvia Dionisio all’ austriaco Werner Pochath, fino al tedesco Curd Jurgens, ma gli americani potevano mancare? Ma nemmeno per sogno! Ed allora ecco che vediamo gli americani Arthur Kennedy e Carrol Baker che, ormai dimenticati dal cinema americano, più successo avevano trovato nella penisola italiana con quelli che erano stati definiti i film di genere, tanto amati dal sottoscritto. Dimenticavo il regista: si tratta dell’ austriaco, a me sinceramente ignoto, Franz Aztel, mentre le musiche, non proprio indimenicabili, tanto per completare l’ intro del film, sono del Maestro Armando Trovajoli.

Non vi nascondo che la prima mezz’ ora di film è abbastanza statica e noiosa, ma nella successiva ora il film si rifà ampiamente, con la pellicola che risulta gradevole agli occhi degli spettatori. Si tratta di una commedia – spy story – poliziesca che si ambienta, prevalentemente, in due paesini dell’ Abruzzo, Roccasecca e Roccafredda.

Nino, interpretato da Angelo Infanti, è un garzone di un’ officina che sogna di sfondare nel mondo del cinema ed un bel giorno gli si presenta l’ occasione grazie al Barone, nelle cui vesti vediamo il sempre gradevolissimo Vittorio Caprioli, un simpatico intrallazzatore che millanta conoscenze nel mondo del cinema, conoscenze che, ovviamente, non gli appartengono. Alla fine, i due, in qualche modo, vengono scritturati per un film che ha come scena principale quella di una rapina in banca, ma allo stesso tempo viene organizzata una rapina vera ai danni del senatore americano Shelton, Curd Jurgens, che possiede dei nastri magnetici compromettenti, rapina messa in atto dal suo acerrimo nemico, un boss della malavita, l’ italo – americano Mike Jannacone, Arthur Kennedy, il quale, però, viene a sua volta contattato dal regista per sapere come organizzare la finta rapina insieme alla diva Polly Pott, Carroll Baker. Al soldo di Jannacone si trovano l’ imbalsamato boss, nelle cui vesti “ ingessate “ vediamo Gabriele Tinti che manda il suo scagnozzo, Werner Pochath, ad organizzare la vera rapina. Due cartelli invertiti ad un bivio stradale faranno da preludio ad una serie di siparietti alquanto spassosi: Nino ed il Barone si devono recare a Roccasecca, mentre la vera rapina si dovrà compiere a Roccafredda, ma un’ involontaria inversione di cartelli renderà i due aspiranti attori protagonisti della vera rapina, venendo scambiati per pericolosi rapinatori. E così, fra fughe in sidecar, un morto vero che i due credono finto, un finto ingessato che viene sventagliato col mitra ma resta vivo, un immancabile nudo di Silvia Dionisio, nella parte di Moira, figlia del Senatore Shelton, una ninfomane all’ interno di una struttura psichiatrica che in ogni uomo vede il suo amore, il film procede piacevolmente con le immancabili nozze di Nino e Moira con anche gli acerrimi nemici presenti pronti, però, a farsi sempre lo sgambetto.

Certo, se vi aspettate la classica commedia italiana degli anni ’50 o ’60 o un film di Lina Wertmuller o un qualcosa di più impegnato alla Pietro Germi o Michelangelo Antonioni, allora non guardate questo film. Se, invece, volete passare un’ oretta e mezza scarsa piacevole, a parte la prima parte che fa un po’ di fatica a scorrere, questo film è per voi.

Stefano Bertini

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