Trittico Contemporaneo: per la direttrice Eleonora Abbagnato un “must” della stagione di Balletto dell’Opera di Roma.

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Appuntamento ormai fisso con la danza contemporanea al Teatro dell’Opera di Roma, nel segno dell’innovazione, è il Trittico inserito dal 2015 nella stagione dell’Ente Lirico e diventato parte del programma di Balletto. Iniziativa fortemente voluta dalla Direttrice Eleonora Abbagnato, appena riconfermata al suo terzo mandato, per portare novità e modernità alla stagione di balletto che presentava per lo più titoli del repertorio classico. Già dieci anni fa la ex étoile dell’Opera di Parigi si è resa conto, con la sua lungimiranza, dell’importanza sempre crescente che stava assumendo la danza contemporanea e che sarebbe stato opportuno affiancarla alla danza classica e farla entrare a pieno titolo nel repertorio. Il primo spettacolo del genere del 2026, andato in scena il 17 marzo, è stato il Trittico Contemporaneo firmato da tre grandi coreografi: John Neumeier, con “Spring and Fall”; Jacopo Godani con “Echoes from a Restless Soul” e Benjamin Millepied con “I Feel the Earth Move”. A rappresentare i tre brani, nuovo allestimento per il Teatro dell’Opera di Roma, sono stati i primi ballerini, le étoiles e il corpo di ballo del Teatro: Alessandra Amato, Susanna Salvi, Federica Maine, Marianna Suriano, Giorgia Calenda, Simone Agrò, Claudio Cocino, Michele Satriano, Giacomo Castellana, Gabriele Consoli, e Mattia Tortori.

Ad aprire la serata “Spring and Fall” di John Neumeier, un’icona mondiale che ha fatto la storia della danza e che, dopo essere stato un grande ballerino, ha brillato anche come coreografo portando le sue creazioni dall’American Ballet all’Opera di Parigi, dal Mariinsky al Royal Ballet, dall’Opera di Vienna a quella di Berlino. Ha firmato importanti coreografie per il balletto e altrettante creazioni innovative di danza contemporanea per le quali, come ama sottolineare, la più grande ispirazione è stata la figura di Nijinsky. Il brano “Spring and Fall”, creato per l’Hamburg Ballet nel 1991 su musica di Anton Dvorak, a Roma eseguita dal vivo sotto la direzione di Daniel Capps, è una coreografia concettuale che, usando la metafora di autunno e primavera, vuole rappresentare la morte e la rinascita, l’idea di cadere e rialzarsi. Lavorando per la prima volta con Neumeier e il suo assistente Sasha Riabko, i danzatori del Teatro dell’Opera hanno sperimentato uno stile concentrato esclusivamente sul movimento in tutta la sua estensione: dall’immobilità all’azione passando per la sospensione e la ripresa, il controllo e l’abbandono totale alla forza di gravità. Perfettamente riconoscibile lo stile del coreografo statunitense in questo classico senza tempo della danza contemporanea che utilizza al meglio le potenzialità di ogni singolo artista.

Al centro dello spettacolo il lavoro di Jacopo Godani “Echoes from a Restless Soul”, una pièce astratta su musica di Ravel tratta di Poemi Sinfonici, assolo di pianoforte eseguito da Massimo Spada. Formatosi al Mudra di Bruxelles, dove il grande Bejart ha realizzato il mito dell’artista completo, Godani curato tutte le fasi della sua creazione: la scenografia, gli eventuali oggetti, i costumi, l’uso delle luci, i video, l’organizzazione dello spazio, la scrittura dei testi alla base della drammaturgia e a volte persino la musica. In questo lavoro, coadiuvato dagli assistenti Zoe Lenzi, Vincenzo De Rosa e Nicolas Le Riche, ha voluto una forte commistione di danza classica e contemporanea, pensata per riflettere la peculiarità della cultura italiana che, come afferma il coreografo, è pregna di classico accostato al moderno in tutte le sue manifestazioni. La storia e la tradizione non possono essere trascurate in una terra antica come l’Italia, dove emergono prepotentemente in ogni settore, e questo concetto è sempre presente nelle opere di Godani. Fondamentale per lui è l’uso delle punte nelle coreografie di contemporaneo, mai troppo spinto, come pure l’accostamento, sempre armonico, di tanti passi di danza classica ai movimenti del contemporaneo.  “Commistione” è la parola d’ordine nella sua cifra coreografica e nel suo messaggio. Di forte impatto nella loro semplicità i costumi, pensati per lasciare un segno indelebile nella memoria del pubblico. Tuniche corte di jersey laminato color rame per le donne e drappi sul bacino dello stesso tessuto per gli uomini, a torso nudo, davano l’idea di gemme luccicanti e arricchivano molto la scena. Nei pas de deux e quartetti i danzatori hanno dato il massimo dimostrando una tecnica classica impeccabile.

A concludere, la coreografia “I Feel the Earth Move” di Benjamin Millepied, già primo ballerino dell’American Ballet Theatre e direttore del Balletto dell’Opera di Parigi. Su musiche registrate di Philippe Glass, Millepied ha inaugurato un modo nuovo di mostrare il balletto, senza scene né sipario, un gesto simbolico che tende ad eliminare le sovrastrutture a mostrare l’arte in modo diretto e senza filtri. Concetto che si rispecchia anche i costumi di Rocco Iannone per Ferrari Style, essenzialmente semplici, body per le donne e t-shirt e calzamaglia per gli uomini, ma molto ricercati nei tessuti, nella lavorazione, nei dettagli originali e nei colori: sfumature particolari di bordeaux e di grigio scuro. La coreografia, l più moderna delle tre, a tratti minimalista, è un’ode al movimento che l’autore sottolinea essere continuo e all’energia vitale che sottende ad ogni momento dell’esistenza. Non vi è pausa, moto perpetuo per i danzatori, rallentato, accelerato fino a diventare esasperato e culminare in un finale improvviso. Coreografia impegnativa che si è potuta realizzare solo grazie alla professionalità e l’abilità tecnica degli artisti scelti. Notevole il passo a due di Giorgia Calenda e Claudio Cocino, danzatori dall’espressività possente che hanno letteralmente stregato il pubblico.

Uno spettacolo vario e riuscitissimo: tre pezzi, tre stili diversi, ma molto incisivi e soprattutto interpretati magnificamente da una compagnia versatile, capace di portare in scena ogni tipo di linguaggio. Produzione convincente realizzata a perfezione, conferma della straordinaria direzione artistica di Eleonora Abbagnato che, ancora una volta, dimostra la sua competenza nelle scelte di grande qualità anche nel repertorio contemporaneo.

Serena Cirillo

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