L’opera rock di Ben Elton incanta il pubblico della CMP Arena con una produzione che trasforma la distopia digitale in un inno alla libertà carica di creativa.
La storia trascina il pubblico in un futuro fin troppo riconoscibile: iPlanet, un mondo in cui la standardizzazione digitale ha cancellato strumenti, identità ed emozioni. In questo universo dominato dalla spietata Globalsoft, la caccia alla “frequenza perduta” intrapresa da Galileo e Scaramouche diventa una potente metafora della nostra quotidianità iper-connessa.
Il racconto scorre senza interruzioni, guidato da una regia che equilibra perfettamente leggerezza e tensione emotiva. La ribellione dei due protagonisti smette presto di essere solo una vicenda narrativa per trasformarsi in un viaggio interiore condiviso con l’intera sala, centrato sui valori che ci rendono unici e umani.
Il confine tra palco e platea si dissolve: la band dal vivo, esposta al centro dell’azione, imprime a ogni riff un’energia fisica e tangibile. Non c’è distanza, non c’è filtro. Le voci di protagonisti come Damiano Borgi e Alice Grasso rendono onore all’eredità dei Queen, Freddie Mercury, Brian May, Roger Taylor e John Deacon, senza mai scivolare nella mera imitazione, restituendo invece freschezza e potenza a brani immortali come Bohemian Rhapsody, Radio Ga Ga e We Are the Champions.
Il crescendo finale è stato naturale e travolgente: la compostezza iniziale del pubblico bassanese si è sciolta davanti all’incalzare degli inni immortali dei Queen. Bassano si è riscoperta così, tra cori a squarciagola e un battito di mani sincronizzato, nostalgica e vibrante allo stesso tempo, profondamente affamata di quella musica che ha segnato un’epoca e che, per sua stessa natura, non morirà mai. È in questa verità sonora, che solo la grande dimensione dal vivo sa regalare, che la città ha ritrovato il battito del proprio cuore rock.
Max Cavallo

