di Tommaso Chimenti
FIRENZE – Abbiamo ancora negli occhi la bellezza della prima edizione del Premio intitolato alla memoria di Franco Zeffirelli che si è celebrato il 16 febbraio scorso nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio dove sono stati premiati, tra gli altri, il tenore Placido Domingo, il regista Marco Bellocchio e Robert Powell, il Gesù di Nazareth. Ad organizzare il tutto è stato Pippo Zeffirelli, figlio del grande regista fiorentino scomparso nel ’19, direttore della Fondazione omonima in piazza San Firenze che raccoglie disegni, bozzetti, costumi, fotografie. Una vita rocambolesca la sua, piena di eventi, traslochi, personaggi, amicizie, avventure, incontri con mostri sacri del cinema.
Quando hai conosciuto il Maestro Zeffirelli?
“L’ho conosciuto nel gennaio del ’69 in un primo viaggio mio a Roma mentre facevo il servizio militare. Ero con altri commilitoni, stato facendo la leva in Marina, e avevamo deciso di visitare Roma perché nessuno dei quattro la conosceva e io ho approfittato per incontrare un mio cugino che abitava a Roma e che aveva lavorato con il regista Mauro Bolognini. Il giorno dopo siamo andati a salutare Bolognini e lì ho incontrato per la prima volta Zeffirelli che era in compagnia di Francesco Rosi. Questo è stato il mio/nostro primo incontro, e chiacchierando ho espresso questa grande mia passione per il cinema, non che volessi fare l’attore o altro di particolare, ma ero un grande appassionato di cinema. Questa cosa è servita da aggancio con il Maestro che comunque mi aveva chiesto la possibilità di fotografarmi e infatti il giorno successivo mi ha fatto decine di foto, e dopo che le aveva sviluppate me le ha mandate. Purtroppo dopo due settimane ebbe quel famoso incidente con Gina Lollobrigida dove quasi perse la vita ma per fortuna se l’era cavata con tre mesi di varie operazioni, trenta fratture alla testa. Io gli scrissi varie lettere alle quali lui mi rispondeva sempre. Dopo fui trasferito da La Spezia a Nettuno dove c’era il poligono di tiro dell’Esercito. Il distaccamento della Marina mi è servito per avvicinarmi al Maestro ed è nato questo rapporto di grande amicizia. Dopo la guarigione si è messo a preparare un film sulla vita di San Francesco “Fratello Sole Sorella Luna” e quando ho finito il servizio militare l’ho seguito facendogli da assistente, quello è stato il primo impatto e la prima esperienza con il cinema, poi pian piano sono diventato il suo assistente alla regia poi aiuto regista infine sono passato in produzione. Dopo di ché lui mi chiese di adottarmi ma lì per lì non ho voluto perché c’era ancora mio padre vivo e non credo che gli sarebbe piaciuto molto che il figlio venisse adottare da un’altra persona. Dopo la morte di mio padre la proposta si è ripresentata e a quel punto ho detto di sì e oltre me ha adottato anche Luciano. Questo l’inizio del rapporto che poi si è consolidato davvero con grande affetto, un rapporto di grande rispetto, ci siamo voluti molto bene, un rapporto lunghissimo che è durato oltre cinquant’anni, fino alla sua morte”.
Ci racconti della tua Sicilia, della tua infanzia e adolescenza siciliane.
“Ho avuto la fortuna probabilmente di nascere in un periodo particolare. Sono nato nel 1948 subito dopo la guerra, periodo in cui tutta l’Italia era in grande ripresa, gli aiuti americani hanno fatto sì che l’Italia e la Sicilia economicamente fossero in pieno sviluppo, un momento di straordinaria felicità, ricordo la mia infanzia, un mondo di grandi affetti. Sono agrigentino e man mano che crescevo ho apprezzato molto quella parte della mia vita. Agrigento ha la Valle dei Templi, sito archeologico di grande fascino; mi ricordo che passavamo lì interi pomeriggi dopo la scuola al Tempio della Concordia, a goderci i tramonti, in questa valle straordinaria, ci sedevamo lì a chiacchierare, era affascinante il luogo, il clima, il sole, l’ingenuità che avevamo, ancora non eravamo corrotti da quello che poi ci avrebbe inculcato la televisione facendoci sognare inutilmente cose che poi non ci sarebbero servite a niente. Si godeva di poco, non c’era la tv ma vedevamo tanto cinema. Un bel periodo veramente. Poi mi sono trasferito a Roma dove sono stato per tanti anni, dopo di ché ho avuto un lungo periodo di vent’anni a New York in quanto la mia famiglia si era trasferita in America avendo dei dei nonni materni che erano nati in New Jersey e parte della loro famiglia era cresciuta in America. Avendo loro ereditato dei terreni a Ribera in Sicilia, decisero di scoprire la Sicilia e vennero in Italia. E poi vivevano tre quattro anni in America e altrettanti in Sicilia. Mia madre si era trasferita là e negli anni ’80 andai anche io: ho scoperto NY una città affascinante, moderna, anche violenta, ma con mille cose nuove da fare ogni giorno, una città che ho vissuto e goduto durante i miei trenta e quaranta anni”.
Il tuo rapporto con Firenze?
“Firenze è una città unica al mondo, Firenze ha dato i natali a personaggi che hanno cambiato e rivoluzionato il mondo, la culla di geni. Firenze è il Rinascimento, ho passato molte giornate a esplorare vie e piazzette, dovunque mi si posa lo sguardo vedo grande stile, grande bellezza e cultura. A Firenze non esiste il cattivo gusto. Ha dei problemi perché è invasa da masse enormi di turisti ma è anche giusto perché vengono da tutto il mondo a vederla perché Firenze è la base della cultura occidentale. Sono molto felice di aver preso la decisione di venire a vivere a Firenze grazie alla volontà di Zeffirelli di far nascere la sua Fondazione proprio nella sua città natale e mi ha invogliato a trasferirmi. A volte non è facile perché i fiorentini non sono un popolo facile però ci sono sempre stato benissimo”.
Hai incontrato nel corso della tua vita tante star. Quali sono quelle che più ti sono rimaste nel cuore a livello umano. Qualche aneddoto?
“Nel corso della mia vita grazie al lavoro svolto con Zeffirelli ho incontrato e conosciuto personaggi importanti, scrittori, attori, attrici. Le star del cinema sono personaggi complessi però ho avuto modo di apprezzare Elizabeth Taylor, difficilissima, complicatissima come stella ma meravigliosa come persona, umanamente , era molto carina con tutti quelli che lavoravano con lei era straordinaria con la troupe, era difficile con il regista e con il produttore però era una donna fantastica. Tra gli uomini direi senza dubbio Laurence Olivier ed Eduardo De Filippo, due personaggi completamente differenti, che avevano i loro racconti, ed era meraviglioso ascoltare le loro esperienze, la loro vita, persone molto intelligenti. Poi ne ho conosciuti molti altri che soffrivano del troppo successo arrivato all’improvviso che non erano riusciti a gestire e non si erano adattati al loro nuovo status perdendosi”.
Oggi, durante le tue giornate, pensi al Maestro, ti vengono in mente alcuni momenti vissuti insieme?
“La vita a casa Zeffirelli era splendida, lui aveva una straordinaria personalità e ha vissuto una vita da star, da vip, però è stato anche un uomo, dal punto di vista umano, generosissimo, fantastico con la gente più semplice: a casa sua potevi capitare a tavola con i più grandi direttori d’orchestra del momento con la persona più umile seduta accanto, non distingueva socialmente le star dalle persone comuni, non era affatto classista. Mi ha da subito molto colpito questa sua umanità, un uomo che indubbiamente mi ha dato tanto attraverso il suo lavoro e le sue attività, con lui ho avuto la possibilità di girare il mondo, sono stato veramente una persona fortunata ad aver conosciuto una persona come lui e lo ringrazierò per sempre. Mi manca certo ma cerco di non pensarci, ho vissuto con lui per quasi mezzo secolo, è stato per me come un padre e una madre messi insieme, è stato tutto per me, la sua generosità è stata sconfinata, ed è stato facile farsi viziare anche se, grazie all’educazione ricevuta nella mia famiglia, sono rimasto con i piedi per terra”.
Hai fatto infiniti viaggi, hai visto molte città, quali sono quelli che ancora ti danno piacere al solo ricordo.
“Ho viaggiato tanto, ho goduto dei momenti fantastici ovunque ma la NY degli anni ’80-’90 è un sogno che non scordo. Lì c’era un mondo in evoluzione ed ebollizione, lì accadevano le cose prima, succedevano gli eventi culturali, aprivano i musei, era una città in perenne movimento, sempre pronta ad offrirti qualcosa di nuovo. New York mi manca molto. Ma anche il Brasile, e i brasiliani, e soprattutto il Carnevale, un’esperienza che auguro ad ogni essere vivente. Io ne fatti una quindicina, ed ogni volta era una cosa unica, ti stordisce, e in quelle settimane c’è una grande fratellanza e ci si diverte in maniera folle”.
A vent’anni ci credevi che sarebbe andata così la tua vita?
“Quando ero giovane ero un sognatore, benché cresciuto in questo momento magico dove era tutto positivo, però sognavo di andare via dalla Sicilia. Poi ho avuto questa possibilità, questa occasione. Certamente non me lo immaginavo ma lo sognavo e sono riuscito, per grazia ricevuta, a vivere la vita che avevo sognato”.
Cosa ti aspetti per i prossimi anni? Hai avuto tutto dalla vita?
“Ho avuto talmente tanto, più di qualsiasi cosa che potessi immaginare: ho viaggiato, ho avuto una vita intensa, fantastica, ho fatto tutto quello che ho voluto, non ho rimpianti, ho conosciuto mezzo mondo, ho tanti amici, ho realizzato i miei sogni, il cinema, e quindi sono infinitamente contento. Ho quasi ottanta anni e adesso il mio sogno è quello di portare avanti la Fondazione, un impegno e una responsabilità che ho preso con Zeffirelli e adesso la cosa importante sarà quella di trovare la persona giusta che mi possa sostituire per proseguire il mio lavoro”.


