Greta Personeni: tra voce, identità e ricerca interiore

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Ci sono voci che cantano, e poi ci sono voci che attraversano. Quella di Greta Personeni appartiene alla seconda categoria: non si limita a eseguire, ma scava, espone, trasforma. Il suo percorso artistico nasce da un’urgenza profonda, una necessità quasi fisica di dare forma a ciò che vive, tra suono, corpo e pensiero. Cantante, cantautrice e performer, Greta costruisce un linguaggio che intreccia musica e interiorità, tecnica e vulnerabilità. Accanto al palco, porta la voce anche in contesti educativi e terapeutici, dove diventa strumento di connessione e consapevolezza. Il suo rifiuto della superficialità non è una presa di posizione estetica, ma una scelta esistenziale. In un mondo che semplifica, Greta sceglie di restare complessa, presente, autentica.

Chi è Greta Personeni oggi?

Sono una cantante, musicista, cantautrice e performer. Ma prima di tutto sono una persona che sente il bisogno di esprimere e trasformare ciò che vive attraverso la musica. Accanto alla dimensione artistica porto avanti anche un lavoro legato alla voce come strumento di benessere: insegno canto e lavoro come facilitatrice vocale.

Quando nasce il tuo rapporto con la musica?

Nasce molto presto, in modo completamente spontaneo. Da bambina cantavo continuamente, imitavo gli artisti che ascoltavo nei CD a casa. Non era qualcosa di costruito, era naturale. Poi nel tempo è diventato sempre più consapevole: prima la chitarra, poi il canto, poi la scrittura.

Quando hai capito che sarebbe diventata una strada concreta?

Non c’è stato un momento preciso. È stato un processo. Ho iniziato a scrivere canzoni quasi per gioco e poi sono arrivati i primi live, le band, i progetti. Salire su palchi importanti mi ha fatto capire che non era solo una passione, ma qualcosa che poteva diventare parte centrale della mia vita. Ho anche una piccola fortuna: avendo seguito la scuola Svizzera a Bergamo, ho studiato più lingue e posso cantare anche brani in tedesco, inglese, francese…

Il tuo percorso è molto vario: musica, psicologia, educazione. Come si intrecciano?

Per me non sono mondi separati. La musica è profondamente legata alla dimensione emotiva e psicologica. La mia laurea in Scienze e Tecniche Psicologiche e la tesi sul rapporto tra canto, benessere e Alzheimer hanno rafforzato questa visione. Oggi porto la musica anche in contesti educativi e con persone neurodivergenti, dove diventa uno strumento di espressione e connessione.

Cos’è per te la voce?

La voce è identità. È corpo, è emozione, è memoria. Non è solo tecnica o performance: è qualcosa che racconta chi sei, anche quando non vuoi. Lavorare sulla voce significa anche scoprire se stessi, perché la voce rivela ciò che la mente spesso non sa ancora dire.

Hai anche un lato legato alla cantoterapia. Di cosa si tratta?

È un approccio che utilizza la voce e il canto come strumenti di benessere. Non si tratta di “cantare bene”, ma di esprimersi, liberare, ascoltarsi. È un lavoro molto delicato, che può avere effetti profondi, soprattutto in contesti educativi o fragili.

Il tuo rapporto con i social è molto particolare. Come li vivi?

Non mi interessa essere un’influencer. Uso i social come un’estensione del mio mondo artistico. Condivido processi, backstage, momenti reali. Mi interessa creare connessione, non costruire un’immagine perfetta o semplificata.

Ti infastidisce la superficialità del mondo digitale?

Sì, molto. Soprattutto la pressione a essere sempre immediati, leggeri, leggibili. Io non sono così. E non voglio diventarlo per adattarmi. Preferisco essere fedele a quello che sono, anche se è più complesso.

Hai avuto esperienze importanti nel tuo percorso artistico. Ce ne racconti alcune?

Ho suonato su palchi importanti, partecipato a progetti con orchestra, collaborato con diversi musicisti. Sono stata ospite in radio e su giornali. Nel 2022 ho partecipato a “Guess My Age” su TV8 portando un mio brano inedito. Nel 2021 sono stata intervistata da Red Ronnie a “We Have a Dream”. Sono esperienze che fanno parte di un percorso costruito nel tempo, con costanza.

Anche la fotografia fa parte del tuo percorso. Come è nata?

In modo spontaneo. Sono stati i fotografi a contattarmi, soprattutto tramite Instagram. Da lì sono nate tante collaborazioni. La fotografia per me è uno spazio di sperimentazione: mi permette di esplorare il corpo, l’immagine, l’identità in modo diverso rispetto alla musica.

Cosa cerchi quando crei, sia nella musica che nelle immagini?

Cerco verità. Non mi interessa creare qualcosa di “bello” in senso superficiale. Mi interessa che sia autentico, che abbia una vibrazione reale. Anche quando è scomodo.

Come descriveresti il mondo dello spettacolo?

È affascinante e crudele allo stesso tempo. Ci sono opportunità incredibili, incontri, creatività. Ma anche molta superficialità, competizione sterile e poca attenzione alla dimensione umana.
La sfida è rimanere se stessi dentro questo contesto.

Nella vita quotidiana, chi sei?

Sono una persona abbastanza introversa. Sto molto per conto mio, ma sono presente e attiva in ciò che faccio. Mi piace vestire in modo coerente con come mi sento. Non costruisco un personaggio: cerco coerenza.

Cosa ti differenzia dagli altri artisti?

Credo che ogni artista porti con sé una combinazione unica di storia, sensibilità e mondo interiore. La mia unicità nasce semplicemente dall’intreccio del mio percorso, delle mie esperienze e del mio modo di sentire, così come accade per chiunque altro.

Guardando al futuro, cosa vedi?

Vedo progetti musicali, il mio album, live, collaborazioni. Ma anche uno spazio creativo mio, un laboratorio dove poter creare, sperimentare, lavorare con la musica a 360 gradi. Mi vedo immersa in tutto questo: performance, insegnamento, ricerca, cura.

Manuele Pereira

 

CONTATTI SOCIAL

https://www.instagram.com/gretapersoneni

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