La leggenda della Georgia, e non solo: il Balletto Nazionale Georgiano “Sukhishvili”

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Uno dei più celebri ensemble di danza al mondo, “Sukhishvili”, è arrivato dalla Georgia facendo un sold out, per una sola sera, al Politeama Rossetti di Trieste, il 23 marzo2026, promosso da ART PARTNER.

“L’ottava meraviglia del mondo!”, “Poesia in movimento”, “Uragano sul palcoscenico”: queste sono le definizioni di alcuni critici, cercando di sintetizzare l’incredibile arte scenica del Balletto Nazionale Georgiano “Sukhishvili”. Con 150 ballerini più una propria orchestra, il Balletto “Sukhishvili”, originariamente “Compagnia di Danza Statale”, (inizia con le sue prime esibizioni sotto lo sguardo attento delle autorità sovietiche ed arriva a calcare alcuni dei palcoscenici più prestigiosi del mondo, tra cui l’Albert Hall, il Colosseo, il Metropolitan Opera e il Madison Square Garden),  è stato ufficialmente fondato a Tbilisi nel 1945 da Iliko Sukhishvili e Nino Ramishvili, ballerini e coreografi a cui lo Stato sovietico ha conferito molti riconoscimenti, tra cui il “Premio di Stato dell’URSS” e il titolo di “Artisti del Popolo dell’URSS”. Persegue la missione di far conoscere le antiche danze popolari georgiane rinnovando e mantenendo un repertorio antichissimo. Dal 1945, tre generazioni si sono succedute alla guida della compagnia. Oggi, Nino Sukhishvili (nipote dei fondatori) è la direttrice generale e Iliko Sukhishvili Jr. (nipote dei fondatori) è il Direttore artistico e Coreografo capo della compagnia.

Il  programma dello spettacolo è semplicemente stupendo e inebriante, grazie alla precisione, alla potenza e alla bellezza delle danze tradizionali, accompagnate da otto musicisti che, in costumi tradizionali anch’essi, suonano dal vivo strumenti del folklore georgiano: fisarmoniche, flauti, percussioni, strumenti a corda (Panduri chuniri, stviri, Pilili, Duduk, Salamuri,  Diplipito), sostenuti da un eccellente basso elettrico

La compagnia di balletto ha raggiunto una meritatissima fama internazionale: il repertorio abbraccia temi folkloristici con coreografie e musica modernizzati e arricchiti da elementi di danza classica, che hanno portato la compagnia ai vertici della danza mondiale. Si sono esibiti in città come Londra, New York e Parigi, incantando oltre 90 milioni di spettatori in più di 300 tournées.

È un’opportunità preziosa ammirare i meravigliosi danzatori, che sfoggiano incantevoli costumi tradizionali fastosi e riccamente decorati. Negli anni Cinquanta e Sessanta questi costumi attirarono l’attenzione di molti grandi stilisti de la “Haute Couture” mondiale, e furono realizzati in collaborazione con case di moda come Chanel, Yves Saint Laurent, Armani e Dior. Le coreografie, poi, lasciano tutti senza fiato, con salti e combattimenti acrobatici eseguiti da muscolosissimi e potenti uomini, mentre le danzatrici incantano gli spettatori con la loro grazia e velocità, dando l’impressione di fluttuare nell’aria.

La musica e le danze georgiane (musiche di autori anonimi del X e XII secolo) sono tra le più complete al mondo in termini di armonia corale avanzata e ritmo. Non solo: sono un magnifico riflesso del patrimonio nazionale del popolo georgiano.

Lo spettacolo propone tre diversi stili coreografici che rispecchiano la storia di questo popolo: le danza di palazzo (austera e guerresca, è quella degli uomini fieri, abili manipolatori di spade e pugnali); quella del folklore cittadino di Tbilisi (dame dalle bellissime vesti, che scivolano sul palcoscenico con estrema eleganza e dolcezza); la danza degli artigiani e dei venditori ambulanti (quella paesana, animata da mattacchioni e acrobati). La danza popolare trova qui una delle sue massime espressioni e si eleva a vertici della tecnica e del virtuosismo fusi in un’eleganza che dire somma è poco.

Nel folto e estremamente impegnativo programma, segnaliamo una delle più popolari danze caucasiche, (Lemuri); la danza di guerra (Khorumi); la danza delle amazzoni (Samani), con i loro meravigliosi costumi azzurri e i pettorali metallici che tintinnano col movimento; la danza (Samaia) che rappresenta la prima imperatrice della Georgia (Tamar di Georgia) tra il XII e il XIII secolo: tre meravigliose ed elegantissime donne, che danno l’idea della trinità, rappresentano la giovane principessa, la madre saggia e la potente imperatrice. Tutte e tre unite in un’unica immagine armoniosa caratterizzata da movimenti semplici ma morbidi e aggraziati che creano e ricordano l’atmosfera di bellezza, gloria e potere che circondava l’Imperatrice; la danza simbolo di amore e rispetto (Kartuli), dove un uomo mostra deferenza a una donna senza toccarla, simboleggiando un rituale di corteggiamento cavalleresco; la danza eseguita con le spade (Khevsuruli); l’antica danza nuziale (Simdi) ancora in uso in Ossetia, dove le ballerine vestite di bianco e argento danzano in file in totale sincronia, creando linee con una perfezione e una precisione da urlo; la particolarissima e potentissima coreografia (Shejibri ) che vede gli uomini roteare, danzare e saltare sulle punte degli stivali con una tecnica assai raffinata.

Particolare attenzione è dedicata alla realizzazione dei costumi, firmati dal migliore scenografo e costumista del periodo sovietico, il georgiano Simon Virsaladze (vincitore del “Premio Lenin” e autore del décor dei più celebri balletti del Bolshoj di Mosca), che è riuscito a riprodurre con filologica vivacità i tipici costumi delle molte regioni della Georgia.

Strumenti come il chuniri e il panduri sono parte integrante della musica georgiana e spesso accompagnano le ricche tradizioni vocali. Il chuniri, ad esempio, è utilizzato principalmente nelle regioni montuose ed è profondamente legato alla cultura e alle tradizioni locali.

La danza popolare, una forma d’arte vibrante e dinamica, è una testimonianza del ricco patrimonio culturale della Georgia. Non è semplicemente una forma di intrattenimento, ma un mezzo narrativo che racchiude secoli di storia, cultura e tradizione. È caratterizzata da passi velocissimi, complessi, intricati, ricchi di acrobazie, con una combinazione di esibizioni soliste, a coppie e di gruppo. Ogni danza racconta una storia unica, riflettendo vari aspetti della vita georgiana come amore, rituali laici e religiosi, lavoro, giochi e umorismo. Le danze maschili mettono in mostra agilità e forza, mentre le danze femminili emanano grazia e delicatezza, creando un’armonica fusione di potenza ed eleganza.

Le radici della danza popolare georgiana risalgono a tempi antichissimi, evolvendosi nel tempo e mantenendo la sua identità distintiva. I riferimenti storici partono dal V secolo a. C. ed poi la hanno arricchita influenze dalle culture persiana, turca e russa. Nonostante l’uso come propaganda durante l’era sovietica, questa sublime arte ha mantenuto la sua autenticità e continua a essere vitale per la cultura georgiana.

Assistere alla meravigliosa performance di questa rinomatissima compagnia, che ha una storia affascinante, è stato un vero privilegio che ho avuto di nuovo dopo circa una quarantina d’anni. Le loro performances, attraverso la musica energica e le coreografie piene di forza, vivacità, energia, vigore, passione, sono di una potenza indescrivibile ed hanno contagiato il Rossetti, per l’occasione pienissimo: le donne meravigliose, sembrano tutte uguali, tutti specchi, tanto sono sincronizzate! In alcune coreografie hanno delle lunghe trecce nere e il capo coperto come le madonne medievali e indossano abiti raffinati con decorazioni preziosissime. Sono la grazia personificata, i loro movimenti eleganti e fluidi con delle movenze dolci e delicate così come i loro passi piccoli e sulle punte dei piedi, sembrano accarezzare il terreno, mentre gli abiti di tessuto sottile, avvolgono i loro corpi come in abbraccio colorato e onirico.

I ballerini, incantevoli e ricchi di fascino, mostrano una potenza fisica straordinaria, una forza e un’agilità leggendarie, sfidano la gravità con salti, piroette, elevazioni altissime, “atterraggi” e giravolte sulle ginocchia (scaturendo l’ammirazione delle attempate signore presenti!!!). Nei loro costumi che ricordano anche divise militari, con colbacchi pelosi bianchi o neri, o bandane colorate o copricapi che fondono lo stile orientale con quello degli antichi territori russi, giacche lunghe nere o rosse con cartucciere in petto e cinture strette in vita completate da spade o spadini, fanno librare le svasature delle redingotes come code di pavoni o corolle di papaveri. Indossano dei gambali in pelle, fasciatissimi, che mettono in evidenza i loro polpacci che, stranamente, sono sottili, nonostante vengano adoperati per fare sforzi che vanno al di là dell’umano. Danzano sulle punte dei piedi senza orpelli, sfoggiando un arco plantare da paura e delle ossa infrangibili: questa era la caratteristica esaltante che mi colpì anni addietro e che ancor’oggi mi ubriaca, assieme al loro modo di tenere le braccia a candelabro e le mani chiuse in delicati pugni, quando non usano le armi tradizionali, mentre roteano come ingranaggi perfetti e perpetui. Si comprende facilmente che la combinazione di tutto ciò riflette la ricca e composita storia della Georgia e le diverse influenze delle varie regioni del paese e dei paesi circostanti, mettendo in mostra il ricco patrimonio culturale del Paese.

Alla fine, tra fragorosissimi applausi e urla di apprezzamento, sono saliti sul palco anche i succitati Nino Sukhishvili (nipote dei fondatori, la direttrice generale) e Iliko Sukhishvili Jr. (nipote dei fondatori, Direttore artistico e Coreografo capo), ed hanno ringraziato l’adorante pubblico (tra cui anche alcune persone avvolte nella bandiera con le quattro croci rosse della Georgia) indossando abiti contemporanei scicchissimi e da gran soirée.

La magia è stata immensa, tutti siamo usciti con gli occhi pieni di bellezza e ammirazione, speranzosi di rivederli molto presto.

Da Trieste per oggi è tutto

Rosa Zammitto Schiller

 

Balletto Nazionale della Georgia “Sukhishvili”

 

direttore artistico: Ilja Sukhishvili

coreografie: Iliko Sukhishvili Sr., Nina Ramishvili, Iliko Sukhishvili Jr.

costumi: Soliko Virsaladze, Nino Sukhishvili

 

Ensemble strumentale Sukhishvili

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