In scena il 14 marzo 2026 al Teatro dei Vigilanti – Renato Cioni di Portoferraio.
Nel panorama del teatro contemporaneo, L’amante di Harold Pinter continua a rappresentare un laboratorio privilegiato per indagare le forme della relazione coniugale e i meccanismi di costruzione dell’identità all’interno della coppia. La messinscena di Veronica Cruciani si inserisce in questa tradizione interpretativa con un approccio che privilegia la dimensione performativa del testo, mettendo in rilievo la natura rituale e quasi antropologica del gioco tra Sarah e Richard.
Il testo di Pinter si fonda su una dialettica costante tra verità e finzione, tra ruolo e identità, tra quotidiano e perturbante. Cruciani non tenta di sciogliere questa ambiguità, ma la assume come principio organizzatore della regia.
Il risultato è una scena che funziona come spazio liminale, dove i personaggi non sono mai del tutto se stessi né del tutto altro: abitano un territorio intermedio, un “tra” che costituisce la vera materia drammaturgica dell’opera.
In questo senso, la regia si colloca nella linea interpretativa che legge L’amante come un testo sulla performatività dell’intimità, anticipando riflessioni che la teoria contemporanea da Judith Butler a Erving Goffman ha reso centrali: l’identità non è un dato, ma un atto; non è un’essenza, ma una pratica.
Sarah e Richard non sono semplicemente due coniugi che giocano a impersonare altre identità: sono due soggetti che utilizzano la finzione come strategia di sopravvivenza relazionale.
Il tradimento, nella lettura di Cruciani, non è un evento, ma un dispositivo: un meccanismo che permette alla coppia di rinegoziare continuamente i propri confini, di riattivare il desiderio, di evitare la cristallizzazione del rapporto.
Marchesi e Solder lavorano su questa dimensione con una recitazione che alterna controllo e scarto, precisione e improvvisa vulnerabilità. La loro interpretazione non cerca la psicologia, ma la dinamica: ciò che interessa non è “chi sono”, ma come si muovono dentro il gioco, come lo alimentano, come ne vengono a loro volta trasformati.
Cruciani costruisce una scena essenziale, quasi astratta, che non mira a rappresentare un interno domestico, ma a evocare un campo di forze.
La scelta di non saturare lo spazio permette ai silenzi (elemento cardine della scrittura pinteriana) di acquisire una densità quasi fisica.
Il ritmo è calibrato con attenzione: accelerazioni improvvise, sospensioni, micro-fratture che rendono percepibile la tensione sotterranea tra i due protagonisti.
La regista evita ogni tentazione naturalistica e si concentra sulla dimensione rituale del testo: ciò che accade tra Sarah e Richard non è un episodio privato, ma un atto performativo che si ripete, si modifica, si incrina. In questo senso, la messinscena dialoga con la tradizione del teatro dell’assurdo, ma anche con le pratiche post-drammatiche che interrogano la rappresentazione come costruzione.
Uno degli aspetti più interessanti della produzione è la scelta di non moralizzare il tema del tradimento.
La relazione adulterina (reale o immaginaria che sia) diventa un luogo di verità paradossale: un territorio dove i personaggi possono dire ciò che nella vita coniugale non è dicibile, dove possono essere ciò che nella quotidianità non è sostenibile.
La finzione, dunque, non è negazione della verità, ma suo spazio di emergenza.
È un’idea profondamente pinteriana, che Cruciani restituisce con rigore: la verità non è un contenuto, ma un effetto; non è ciò che si dice, ma ciò che accade tra i corpi, nei silenzi, nelle deviazioni del linguaggio.
La produzione di L’amante firmata da Veronica Cruciani si distingue per la capacità di coniugare fedeltà al testo e lettura contemporanea.
Marchesi e Solder offrono una prova attorale che valorizza la complessità del testo, mentre la regia costruisce un ambiente scenico che permette allo spettatore di percepire la natura instabile, performativa e profondamente politica della relazione di coppia.
Ne emerge uno spettacolo che non cerca risposte, ma produce domande:
quale parte di noi è autentica e quale è recitata?
quali finzioni sono necessarie per continuare ad amare?
e fino a che punto la verità è davvero desiderabile?
Domande che Pinter lascia aperte e che questa messinscena, con intelligenza e misura, rilancia al pubblico contemporaneo.
Giuliano Angeletti
Giorgio Marchesi, Simonetta Solder
L’AMANTE
tratto da L’amante di Harold Pinter
regia Veronica Cruciani
produzione Savà Produzioni Creative

