E’ ormai tradizione per tutti i grandi teatri che hanno in programma una stagione di danza che la primavera sia il momento del “Trittico Contemporaneo”. Da Nord a Sud, la Scala di Milano, l’Opera di Roma, il San Carlo di Napoli, propongono ciascuno il suo. Non è stato da meno il Teatro Bellini di Napoli che, mantenendo alti i suoi standard di danza di qualità, ha proposto in cartellone il Trittico Contemporaneo firmato Pite/Preljocaj/Tortelli ed eseguito dai danzatori dell’Aterballetto, che ne ha curato la produzione insieme alla Fondazione Teatro Comunale di Bologna. La prima del 26 marzo ha visto una sala affollata di appassionati e addetti ai lavori per un appuntamento immancabile con tre dei più grandi nomi della coreografia contemporanea. Dirompente l’inizio con il brano “Glory Hall” di Diego Tortelli, coreografo residente, su musica rock: Godspeed you! Black Emperor e Oneohtrix Point Never. Come un grido nel silenzio, un bagliore nel buio, la coreografia si staglia sul fondale nero in perfetta armonia con i raggi di luci sapientemente calibrate di Matthias Singer e i costumi di Sportmax, rigorosi in total black ma illuminati da fitti lustrini super luccicanti. Con una visione artistica fortemente contemporanea, Tortelli, coadiuvato da Hèlias Tur-Dorvault, ha saputo coniugare qualità coreografica, apertura ai linguaggi emergenti e retaggi di danza classica. Formatosi all’Accademia Nazionale di Roma e poi a quella della Scala di Milano, ma da sempre insofferente alla disciplina rigida, il coreografo bresciano trasferisce nelle sue creazioni la sua storia. I movimenti rigidi, alternati a complesse contorsioni degli arti, le rapide contrazioni con successivi rilassamenti, creano un effetto surreale sui corpi dei ballerini, impegnati in un crescendo musicale a ritmo quasi ossessivo, in sequenze di difficile esecuzione come il passo a due maschile. I gesti irriverenti, a volte persino grotteschi, seguiti da altri di connotazione religiosa, mostrano il conflittuale equilibrio tra sacro e profano. I fasci di luci che tagliano il buio disegnano i corpi scultorei dei danzatori in una sorta di tableaux vivant, per i quali Tortelli prende in prestito movimenti dalla street dance, hip hop e modern dance mescolandoli al rigore dello stile contemporaneo più canonico e a passi di danza classica. Commistione estremamente riuscita per il coreografo versatile ma con uno stile molto preciso che tra i vari incarichi ha avuto quello di creare la cerimonia di chiusura dei Giochi Olimpici Invernali 2026.
A smorzare la tensione interviene il pezzo di Angelin Preljocaj, “Reconciliatio”, breve ma intensissimo passo a due femminile sulle note del Chiaro di Luna di Beethoven che evoca paure, angosce e speranze profonde e, attraversandole, tenta un gesto di riconciliazione. Le danzatrici, angeli stilizzati dalle ali spezzate in originali costumi bianchi di Igor Chapurin, si muovono all’unisono in una coreografia a tratti speculare che suggerisce l’incontro tra diversità che tendono alla riconciliazione. Un’armonia perfetta tra le due artiste dalla tecnica impeccabile, realizzata col supporto dell’assistente alla coreografia Claudia De Smet e le luci di Cecile Giovansili.
Conclude Crystal Pite con “Solo Echo”, brano che continua a ristabilire un’atmosfera di quiete con le sonate per piano e violoncello di Brahms. Estremamente poetico, il lavoro trae ispirazione da “Versi per l’inverno” di Mark Strand di cui ricrea la stessa suggestione in perfetta sintonia con le luci di Tom Visser e la scenografia di Jay Gowner e Eric Beauchesne e i costumi sobri ed eleganti creati dalla stessa coreografa insieme a Joke Visser. Bellissimo e struggente l’effetto della neve che scende sui 7 danzatori, simbolo catartico di candore che copre le miserie umane e perdona, richiamo agli ultimi versi di Strand: “Se capita che non puoi continuare né tornare indietro e ti trovi dove sarai alla fine, dì a te stesso in quel definitivo fluire del freddo nelle membra, che AMI QUELLO CHE SEI”. Tre brani, tre linguaggi diversi che gli artisti dell’Aterballetto hanno interpretato con la stessa abilità scenica e tecnica ineccepibile dando prova di grande maturità artistica. Al Teatro Bellini di Napoli fino domenica 29 marzo 2026.
Serena Cirillo

