Le Sacre du Printemps (2023) di Dewey Dell…

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In scena dal 21 al 23 marzo 2026 al Teatro Petrarca di Arezzo.

Nel lavoro di Dewey Dell, la morte non è un’ombra che incombe: è una compagna di viaggio.
È il respiro segreto che pulsa sotto la pelle della vita, un’energia che non sottrae ma trasforma, che non chiude ma apre varchi. In Le Sacre du Printemps questa compresenza diventa materia scenica, vibrazione coreografica, geologia emotiva. La morte appare come rito di passaggio, come rivoluzione interiore, come fermento che prepara la nascita. E nel mondo animale e vegetale questa verità si fa ancora più letterale: la vita pullula sulle carcasse, i semi germinano nel disfacimento, le muffe espandono il proprio regno sulle superfici abbandonate. Qui, più che altrove, la morte è un invito alla vita.

La scena non racconta: accade. È un campo di forze in cui gli interpreti (Agata Castellucci, Teodora Castellucci, Alberto “Mix” Galluzzi, NastyDen, Francesca Siracusa) magicamente si muovono come creature in metamorfosi, attraversate da un’urgenza primordiale. La coreografia di Teodora Castellucci non cerca la linearità, ma lo sconquasso: la primavera non è un idillio, è un sisma. È il momento in cui la terra si tende, si spacca, si offre. Il terrore dell’esistenza si fonde alla gioia vertiginosa dell’esserci, e il corpo diventa il luogo di questa contraddizione incandescente.

La drammaturgia, il disegno luci e la scena di Vito Matera costruiscono un habitat che non imita la natura, ma ne evoca la logica profonda: ciclica, spietata, feconda. Le luci non illuminano: germinano. Le ombre non nascondono: nutrono. Ogni elemento sembra partecipare a un processo di decomposizione e rinascita, come se lo spettacolo stesso fosse un organismo in continua mutazione.

La musica di Stravinsky, nella registrazione di MusicAeterna diretta da Teodor Currentzis, non è un semplice accompagnamento: è la pressione interna del mondo, il battito tellurico che spinge i corpi verso l’esplosione. Dewey Dell non illustra la partitura: la attraversa, la contamina, la lascia fermentare fino a farla diventare un terreno di proliferazione.

In questo Sacre, la primavera non è un ritorno: è un rischio. È il momento in cui tutto può accadere, in cui la vita si espone al proprio massimo turbamento. E lo spettatore, travolto da questa energia, percepisce che la rinascita non è mai un gesto innocente: è sempre un atto di violenza, un’apertura che lacera, un salto nel vuoto.

Dewey Dell firma un lavoro che non chiede di essere compreso, ma sentito. Un rito che non celebra, ma interroga. Un corpo collettivo che si rigenera proprio mentre si disfa. È un’opera che non offre consolazione, ma una verità più profonda: che la vita, per esistere davvero, deve continuamente attraversare la propria fine.

Giuliano Angeletti

LE SACRE DU PRINTEMPS (2023)
di Dewey Dell
musica originale Igor Stravinsky
concept e regia Agata Castellucci, Teodora Castellucci, Vito Matera
con Agata Castellucci, Teodora Castellucci, Alberto “Mix” Galluzzi, NastyDen, Francesca Siracusa
coreografi a Teodora Castellucci
assistenza alla coreografia Agata Castellucci
dramaturg, disegno luci e scena Vito Matera. Foto Aivars Ivbulis
esecuzione musicale registrata MusicAeterna, diretta da Teodor Currentzis, 2013
produzione Dewey Dell 2023 coproduzione: progetto RING (da Festival Aperto – Fondazione I Teatri Reggio
Emilia, Bolzano Danza – Fondazione Haydn, FOG Triennale Milano Performing Arts,
Torinodanza Festival, Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale), Macalester
College / Dipartimento di Teatro e Danza, BIT Teatergarasjen

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