Anche la danza al CUS di Torino

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E’ un sogno che si avvera quello di Carola Giarratano: creare un corpo di ballo nell’Università dando l’opportunità a tanti ballerini di poter conciliare la carriera artistica con quella accademica ed esibirsi con un vero corpo di ballo. Giovanissima, dopo una formazione canonica in danza classica, ma con un occhio sempre attento alla danza contemporanea e alle espressioni più nuove dell’arte di Tersicore, comincia a lavorare nella Compagnia di Susanna Egri. Accumula esperienze nella performance di danza contemporanea e teatro danza fino a quando arriva la proposta di insegnare al CUS di Torino, dapprima per caso, grazie ad una sostituzione, poi per scelta. Sempre più impegnata con i corsi di danza, che negli hanno si sono moltiplicati data l’enorme richiesta, la Giarratano a poco a poco ha smesso di danzare per dedicarsi completamente all’insegnamento e alla coreografia fino a mettere su nel 2022, grazie al supporto della vicepresidente del CUS, una compagnia di danza universitaria, la University Dance Company, in cui i ballerini sono (condicio sine qua non) tutti studenti. “Devo molto alla passione e alla determinazione della vicepresidente del CUS e alla lungimiranza del presidente Riccardo D’Elicio, che prima hanno lavorato per inserire la danza tra le discipline sportive del CUS, poi hanno sostenuto il mio progetto di creare una Compagnia” – afferma la coreografa ancora frastornata per il successo inaspettato della  rappresentazione di “Ad Vitam” negli spazi delle Officine Caos, andata sold out con ulteriori richieste di biglietti che l’organizzazione non ha potuto soddisfare. Emozione condivisa dai ragazzi in scena, il cui unico rammarico, per alcuni, è dover lasciare a breve la compagnia perchè sono alla fine del percorso accademico. E’ il caso di Valeria Contarini, incisiva protagonista dello spettacolo “Ad vitam” che in pochi giorni passerà dal palcoscenico all’Aula Magna per la seduta di laurea in Filosofia, e di Antonio Mosca, che nella stessa settimana si laurea in Ingegneria. Gli altri che, provenienti da percorsi diversi sia in ambito accademico che artistico, hanno arricchito la compagnia con la loro diversità, resteranno per qualche altra stagione dando origine ad una realtà variegata ed interessante che ben si presta al linguaggio sempre nuovo del teatro danza.  È questa infatti l’ispirazione, l’origine e la finalità della coreografa: un tributo alla “madre” del teatro danza Pina Bausch , che l’ha sempre guidata anche durante il suo lavoro di danzatrice, e una perenne ricerca di nuovi linguaggi espressivi giovani, dinamici e in continua formazione come gli interpreti delle sue creazioni. In questo mood nasce “Ad Vitam”, che si presenta come un viaggio nella memoria di mente e corpo, un percorso tra i ricordi, presente e passato interconnessi che si intrecciano, immagini, sentimenti e sensazioni che restano dentro di noi.

C’è molto teatro nella pièce, linguaggio non verbale affidato all’espressione del corpo in cui i danzatori/performer danno il meglio rivelandosi artisti completi nel racconto che attraversa una vita. Una donna anziana (interpretata in modo magistrale da Valeria Contarini) entra in scena e si sistema sul divano a guardare la televisione, che si rivela essere l’unico “ponte” con l’attualità e forse l’unica forma di relazione. La solitudine è uno spettro che incombe, foriero di drammatici presagi; quindi la donna si lascia andare ai ricordi del passato con un atteggiamento nostalgico ma consolatorio. Un fascio di luce illumina, di volta in volta, ciò che è stata nelle varie fasi della sua vita. Matura, giovane, giovanissima, rivede le esperienze che ha vissuto e le persone che l’hanno accompagnata. Tra tutti emerge il suo grande amore, futuro marito, con cui balla un valzer romantico che vede protagonisti la stessa Contarini con Emil Prazzoli, alternandolo con passi a due intensi e appassionati su coreografie contemporanee eseguiti da Matilda Buchan e Antonio Mosca. La musica accompagna più di mezzo secolo di storia e geografia italiana: dalle canzoni tradizionali siciliane (terra di origine della Giarratano) come “Si fossi aceddu” di Paolo Buonvino e Simona di Gregorio, a “Domani è un altro giorno” di Ornella Vanoni, passando per “Two pieces for piano (1946) di John Cage. Molto coinvolti e perfettamente all’altezza i danzatori, tutti concordi nel manifestare gioia e gratificazione per questa formula che permette loro di passare dai banchi dell’Università al palcoscenico. E’ quanto affermano Alice Abaldo (Scienze dell’Educazione), Matilda Buchan (Lingue), Martina Marchettini (Ingegneria Biomedica), Lucrezia Molinari (Filosofia), Gaia Villani (Chimica), Linda Ennio (Ingegneria Aerospaziale), Alice Ortelli (Filosofia), Emil Prazzoli (architettura), Amelie Huc (Arti della Scena), che si è trasferita a Torino dalla Svizzera proprio per cogliere questa opportunità. Con grande partecipazione quindi, i danzatori si associano all’omaggio che la coreografa ha inteso fare alla nonna, quasi centenaria, per dare corpo ai suoi racconti basati sui ricordi. Il risultato è una performance potente ma ben calibrata che traduce una narrazione commovente e sempre attuale.

Serena Cirillo

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