Valentina Pelliccia: una proposta di integrazione al piano del Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara tra social media e intelligenza artificiale

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Nel dibattito aperto dal Ministro Giuseppe Valditara sull’innovazione nella scuola, Valentina Pelliccia propone un percorso educativo strutturale su piattaforme digitali, marketing dell’attenzione, neuroscienze e cultura della consapevolezza.

Nel pieno della riflessione avviata dal Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara sull’intelligenza artificiale nella scuola, emerge una questione che per Valentina Pelliccia non può più essere rinviata: insegnare alle nuove generazioni non soltanto l’uso delle tecnologie avanzate, ma il funzionamento dell’ecosistema digitale che già oggi plasma attenzione, desiderio, linguaggio, percezione e relazione. È da questa esigenza che nasce la proposta di Valentina Pelliccia, giornalista ed esperta in comunicazione e social media, che invita a considerare l’educazione ai social media come una componente strutturale della formazione contemporanea.

Lei ritiene che il piano del Ministro Giuseppe Valditara vada nella direzione giusta?

Sì, e credo che sia importante dirlo con chiarezza. L’apertura del Ministero sul tema dell’intelligenza artificiale è una scelta lungimirante. Riconosce che la scuola non può restare ai margini delle trasformazioni tecnologiche. Proprio per questo, però, oggi serve uno sforzo ulteriore. Se la scuola introduce la frontiera dell’IA, deve anche affrontare il terreno quotidiano sul quale ragazze e ragazzi costruiscono il proprio rapporto con il mondo, cioè i social media.

Valentina Pelliccia con il Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara
Valentina Pelliccia con il Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara

Perché considera i social media una priorità educativa?

Perché sono già una forza formativa, anche se non dichiarata. Modellano tempi di attenzione, stili comunicativi, aspettative di riconoscimento, forme di confronto sociale, processi imitativi, modalità di fruizione dei contenuti. In assenza di educazione, tutto questo agisce comunque. Il punto è decidere se lasciare che agisca in modo opaco o se renderlo comprensibile.

-La proposta di Valentina Pelliccia nasce da qui.
Fare in modo che il ragazzo non sia soltanto fruitore, ma interprete del mezzo. Non soggetto passivo, ma soggetto attivo.

Che cosa dovrebbe insegnare la scuola, esattamente?

Dovrebbe insegnare che una piattaforma non è solo un’app, ma un ambiente progettato. Dovrebbe spiegare come si costruisce la permanenza, come si alimenta il coinvolgimento, perché la personalizzazione aumenta l’aderenza dell’esperienza al profilo dell’utente, in che modo il marketing strategico organizza l’attenzione, quali dinamiche governano la selezione dei contenuti e perché certi formati risultano più persuasivi di altri. Dovrebbe anche introdurre una cultura della protezione, della reputazione digitale, dell’esposizione online e dei rischi connessi all’iperpresenza dei minori sulle piattaforme.

Questo approccio ha basi teoriche solide?

Assolutamente sì. Da Skinner e dagli studi sul rinforzo variabile fino alle riflessioni di Zuboff sul valore economico dei dati e della previsione comportamentale, da Turkle sul rapporto tra connessione e impoverimento della conversazione fino a Haidt sul nesso tra infanzia phone based e fragilità psichica, il quadro teorico esiste già. Quello che è mancato, fino a oggi, è la sua traduzione pedagogica nel sistema scolastico. È proprio qui che la scuola italiana può fare un salto di qualità.

Quale ruolo dovrebbero avere insegnanti e famiglie?

Centrale. Non si può introdurre un percorso del genere senza formare gli insegnanti. E non si può affrontare il tema senza coinvolgere i genitori. Per questo immagino un modello a più livelli. Moduli scolastici per gli studenti, formazione specifica per il personale docente, webinar e percorsi informativi per le famiglie, contributi di psicologi, tecnologi, esperti di comunicazione e studiosi del comportamento. Il digitale non è più una questione privata. È una questione educativa e culturale.

Lei propone anche strumenti pratici, non solo teoria?

Sì. Accanto alla formazione, servono strumenti di consapevolezza immediata. Uno di questi potrebbe essere una notifica sonora periodica o un’interruzione percettiva chiara che, soprattutto per gli utenti più giovani, renda evidente il tempo di permanenza online e favorisca un ri-orientamento dell’attenzione. Sappiamo che la continuità dello scorrimento, la gratificazione intermittente e la variabilità dello stimolo possono ridurre la percezione del tempo e intensificare l’assorbimento cognitivo. Interrompere questa continuità con segnali intelligenti può aiutare a riportare l’utente a una condizione di maggiore presenza e autoconsapevolezza. Non è proibizionismo. È architettura della responsabilità.

Valentina Pelliccia con il Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara

Quanto è importante, oggi, il contesto internazionale?

È decisivo. Le recenti vicende giudiziarie negli Stati Uniti e il dibattito normativo italiano dimostrano che il tema non è marginale. La responsabilità delle piattaforme, il rapporto tra algoritmi e salute mentale, la protezione dei minori e la trasparenza dei sistemi di raccomandazione sono ormai questioni centrali del nostro tempo. Questo rafforza la necessità di una risposta educativa all’altezza.

In conclusione, che cosa distingue la proposta di Valentina Pelliccia da una semplice presa di posizione?

Il fatto che si tratta di una proposta di integrazione istituzionale. Non contesta il piano del Ministro Giuseppe Valditara. Lo prende sul serio. E proprio perché lo prende sul serio, propone di completarlo. La scuola del presente non può limitarsi a insegnare tecnologie nuove senza spiegare quelle che già organizzano la vita quotidiana. La vera sfida educativa è formare persone che sappiano comprendere il mezzo, governare il proprio tempo, leggere il marketing dell’attenzione, proteggere la propria salute cognitiva e abitare la tecnologia con maturità. È questo, oggi, il significato più profondo di una vera educazione digitale.

Manuela Borea

In copertina: Valentina Pelliccia con il Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara. Al centro del confronto, scuola, intelligenza artificiale, social media ed educazione digitale.

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