Mario Bava, chi era costui? E’ stato uno dei registi fra i maggiori rappresentanti del cinema di genere italiano, specializzato, soprattutto, nell’ horror e nel giallo. Girò anche un film di fantascienza, con pochissimo budget a disposizione, Terrore nello spazio, che, negli anni a venire, fu fonte di ispirazione per Alien, di Ridley Scott.
Il film di cui leggerete oggi si intitola “ Sei donne per l’ assassino “, anno di realizzazione 1964. Chi sono gli attori? A parte gli italianissimi Franco Ressel, Luciano Pigozzi ed Enzo Cerusico, che ricoprono ruoli non primari, gli altri protagonisti sono ( quasi ) tutti non originari della penisola italica: andiamo da Eva Bartok, ungherese naturalizzata britannica più famosa per il matrimonio con Curd Jurgens che non per la sua carriera e, curiosamente, il suo ultimo film girato fu proprio quello di cui leggerete oggi, a Cameron Mitchell, che per la sua faccia da “ duro “, interpretò ruoli da antagonista sia all’ estero, specialmente in film western, che in Italia dagli anni ’60, ma soprattutto ricordato per la serie televisiva “ Ai confini dell’ Arizona “ dal 1967 al 1971; ricordiamo, poi, Lea Kruger, famosa soprattutto per essere stata interprete e per aver riportato alla luce un film cult come “ Cani arrabbiati “, guarda caso proprio di Mario Bava.
La contessa Cristiana Cuomo e Massimo Morlacchi sono i proprietari di un’ importante casa di moda in cui lavorano numerose giovani modelle ma una di loro, Isabella, viene assassinata, strangolata, da un misterioso killer vestito di nero, con un cappello nero e con il volto coperto da un telo bianco. Perchè questo misterioso omicidio? Isabella possedeva un diario compromettente che sembra essere il motivo per cui il misterioso killer ha ucciso lei ed ucciderà altre due ragazze, Nicole e Peggy, che ne erano entrate in possesso, la prima con un guanto chiodato, la seconda bruciandole il volto a ridosso di una stufa incandescente.
L’ Ispettore Silvestri porta in commissariato cinque sospettati del triplice omicidio: Cesare Lazzarini, impotente, il Marchese Riccardo Morelli, che non ha più il becco di un quattrino, il titolare dell’ atelier, Massimo Morlacchi, l ‘ antiquario Franco Scalo, di cui Peggy era segretamente innamorata, e Marco, stilista cocainomane, ma sarà costretto a rilasciarli tutti e cinque in quanto una quarta ragazza, Greta, che vive in una villa fuori città, dopo aver rinvenuto il cadavere di Peggy nel bagagliaio della sua auto, viene uccisa soffocata con un cuscino. Il mistero si infittisce sempre di più datosi che una quinta ragazza viene affogata nella sua vasca da bagno ed a cui vengono tagliate le vene per farlo sembrare un suicidio, ma a dieci minuti dalla fine del film si scopre chi ha ucciso e perchè lo ha fatto, non senza una doppia tragica sorpresa finale. Volete sapere chi è l’ assassino? Non ve lo dico, questa volta non voglio “ spoilerare “ il finale. Vi posso solo dire che, come da buona tradizione giallistica, i colpi di scena non mancano fino all’ ultimo secondo di questa ora e mezza scarsa di film.
Che film è? E’ un film che non annoia, è un film che, pur non presentando volti notissimi dal punto di vista cinematografico, offre interpretazioni notevoli, è un film che fu girato interamente a Roma fra la fine del 1963 e gli inizi del 1964, è un film che ha ispirato quel “ geniaccio “ di Quentin Tarantino, oltre a Martin Scorsese ed ad un certo Dario Argento, che diventerà poi il maestro del thriller all’ italiana, è un film che offre morti sadiche, è un film in cui si vedono belle ragazze, è un film in cui si vedono uomini pronti a tutto che nascondono misteri che potrebbero averli portati a commettere gli omicidi, è un film in cui un diario contiene un terribile segreto che porterà alla tragica serie di femminicidi, è un film in cui ho scritto che muoiono cinque ragazze, ma il titolo è “ Sei donne per l’ assassino “ …
Stefano Bertini

