James Dean – una vita lunga tre film

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James Byron Dean nacque l’8 febbraio 1931 a Marion, Indiana, figlio unico di Winton Dean e Mildred Marie Wilson. Suo padre lasciò l’agricoltura per diventare odontotecnico, si trasferì con la famiglia a Santa Monica, in California dove rimase per diversi anni. Jimmy, era molto legato a sua madre, diceva che era l’unica che lo capiva.

ORTENSE WINSLOW (zia): Jimmy era un ragazzino sveglio: non aveva paura di niente e di nessuno. Parlava con chiunque. Era un bel ragazzino. Noi, naturalmente, stravedevamo per lui. Quando ebbe cinque anni a suo padre fu offerta la possibilità di andare in California per lavorare al Satura Hospital e così si trasferirono lì. Ma sua madre Mildred si ammalò, di un male senza speranze, così decidemmo che, se suo padre avesse acconsentito, ben volentieri l’ avremmo tenuto noi il bambino.

D.B.:  Purtroppo la madre venne a mancare nel 1940 quando Jimmy aveva nove anni. Il padre  non riuscendo a prendersi cura di suo figlio, lo mandò a vivere con gli zii, Ortense e Marcus Winslow, nella loro fattoria a Fairmount, Indiana, dove fu cresciuto nella loro famiglia quacchera. Il padre pensò che lì si sarebbe trovato meglio, ma Jimmy non riuscì mai a superarla, questa cosa, forse ebbe la sensazione di essere stato abbandonato da suo padre.

che in Indiana, Jimmy, che allora aveva nove anni,

ORTENSE WINSLOW E cosi fece ritorno, in treno, con lo stesso treno che trasportava la salma di sua madre. Subito si precipitò in casa, e volle sapere dov’era la sua carnera da letto. Voleva rivedere la sua stanza. E poi si mise a correre per tutta la casa, per vedere se qualcosa fosse cambiato. Ricominciò ad andare a scuola, faceva la quarta, gli insegnavano anche la musica e cosi gli comprammo un piccolo tamburo. Gli piacque moltissimo e quando entrò nel mondo dello spettacolo, una delle prime cose che si comprò fu proprio un bongo e l’ultima volta che tornò a casa, portò quel bongo con se, e se lo teneva sempre vicino, per suonarci sopra di tanto in tanto.

D.B.:  Jimmy non aveva grande passione per gli studi ma per il basket sì, nonostante fosse alto 1,73. Giocava a baseball, a basket e studiava teatro.  Dopo essersi diplomato alla Fairmount High School nel 1949,  tornò in California per vivere con suo padre ed Ethel, la sua seconda moglie.  Si iscrisse all’Università della California, Los Angeles (UCLA),  in arti teatrali. Jimmy fece il suo debutto televisivo nel 1950 in uno spot della Pepsi. Lasciò il college per dedicarsi a tempo pieno alla recitazione e ottenne il suo primo ruolo parlato nella parte di Giovanni l’Apostolo in uno speciale televisivo per Pasqua che fu visto da oltre 40 milioni di spettatori. Nel luglio del 1951, Dean apparve in “Alias ​​Jane Doe”. Poi si trasferì a New York.  Jimmy si procurò tre ruoli cinematografici di secondo piano, poi ottenne il suo primo ruolo da protagonista a Broadway in “See the Jaguar”.  Apparve anche in episodi di diverse serie televisive della CBS, prima di essere ammesso all’Actors Studio, dove studiò con Lee Strasberg. Nel 1952 ebbe una piccola parte in “Deadline – USA”, con Humphrey Bogart.

DENNIS HOPPER ATTORE ED AMICO

Vedi, Donatella, io ho Brando in questa mano che dice”fottiti” e Montgomery Clìft in quest’altra, che dice “Ti prego, perdonami, Ti prego,  perdonami” …E in mezzo, da qualche parte, c’è James Dean.

JANE FONDA  La tecnica di Dean è molto personale, molto soggettiva e molto reale in confronto al vecchio tipo di approccio teatrale. Ci fu allora come una fusione fra questi tre talenti, Clift, Brando e Dean e ne venne fuori un cambiamento profondo in tutta la  cultura americana.

ADELINE NALL (insegnante) Jim veniva insieme ai suoi compagni di classe con l’ autobus dall’accademia, la Fairmount. Academy. che ora  è una scuola elementare, veniva al nostro auditorio. Jim ha visto tutte le commedie che furono rappresentate, per tre anni.

ORTENSE WINSLOW Gli piaceva l’atletica, lo sport e se la cavava benino come giocatore di basket. Era piccolo ma forte. Amava moltissimo leggere in pubblico, recitare nelle commedie e imitare la gente. Gli piaceva disegnare, amava l’arte ma penso che recitare gli piaceva più di ogni altra cosa.

ADELINE NALL (insegnante) Quella classe del 1949 fu una classe di allievi veramente speciali. Jim era piuttosto timido , ma faceva i compiti che gli si davano, e questo bastava. Appena entrato all’High School, scrisse una commedia. Tutta la classe aveva avuto questo compito e, curiosamente, quella di Jim fu una tra le quattro vincitrici.

BILL BAST  Quando ho conosciuto Jimmy eravamo tutti e due studenti all’ UCLA, eravamo entrambi alla Facoltà di Arti Teatrali e sul palcoscenico c’era un giovane attore, ebbene, credo che avesse il più terribile accento dell’Indiana mai sentito. Qualcuno mi disse il suo nome e io risposi: “Beh , . . ma e proprio negato! Non c’è speranza. Beh, nello spazio di tre anni mi aveva surclassato e anche intellettualmente era più avanti di me. Una cosa incredibile, era come una spugna, era come se avesse pochissimo tempo. Non tempo da vivere, ma per raggiungere i suoi obiettivi.

BILL BAST   All’ inizio eravamo sempre affamati. Avevamo un piccolo appartamento a Santa Monica, quando andavamo all’UCLA, e a stento riuscivamo a farcela. A volte, era tranquillo andava molto a stati d’animo, molto introspettivo, non parlava a nessuno per due o tre giorni. Era abbastanza snervante vivere con uno cosi. Poi, un momento dopo, era euforico, affettuoso e aperto, il tuo amico migliore, che ti confidava le sue insicurezze, e tu gli rivelavi le tue.

ORTENSE WINSLOW  Una volta aveva detto: “Se riesco a farmi prendere in una commedia a Broadway, posso anche entrare nel cinema” Beh, quella fu la prima volta che capimmo che un’ idea del genere gli girava per la testa, ma non gli demmo peso. Lui invece sapeva bene quel che voleva fare.

DIZZY SHERIDAN  La nostra amicizia era “intensa “, come lo eravamo noi e cominciammo ad amarci, andammo a vivere insieme in un hotel che adesso non esiste più, sulla 72a Strada West.. Era veramente un pollaio. Eravamo poveri ed eravamo tanto felici. Per non troppo tempo però. Perché poi la sua carriera ebbe la meglio sulla nostra relazione.

BILL BAST   Jimrny aveva un appuntamento con un regista televisivo per un drink e mi disse: ” Sai niente delle opere di Platone?” risposi: “Beh, qualcosa so”. E lui disse:” Parlamene”. Così cominciammo a discutere della filosofia di Platone. Per caso mi trovavo ad avere qualche cosa di Platone in un libro e glielo feci vedere. Lui lesse e un paio d’ore dopo, quando andò all’appuntamento con questo regista televisivo, su cui Jimmy voleva ad ogni costo far buona impressione, tirò fuori tutta questa filosofia platonica, come se la conoscesse da sempre e l’avesse studiata a fondo. Il regista restò enormemente impressionato. In realtà tutto ciò che lui aveva letto era una pagina e mezza.

ORTENSE WINSLOW Quando venimmo a sapere che lui appariva in televisione, a New York andammo subito a comprare  un televisore per poterlo vedere. Naturalmente stavamo li immobili, senza nemmeno fiatare , per non perderci un solo momento.

BILL BAST  Quando andammo a New York la prima volta, era un posto davvero straordinario. L’Actor’s Studio era all’ apice della  sua fama. Il nome Kazan era magico, il nome Brando faceva impazzire qualsiasi giovane attore. Jimmy era probabilmente, il suo fan più devoto. E la sua più grande ambizione, naturalmente, era entrare all’Actor ‘ s Studio e diventare la sua propria versione di Marlon Brando.

CHRISTINE WHITE Da allora cominciammo a fare le nostre prove a Central Park, e chiedevamo alla gente di venire vedere la scena. Si prendeva un taxi insieme e ripetevamo la Scena per il tassista. Andavamo in un bar e leggevamo le battute al barista. E finalmente poi  Jimmy e io ci ritrovammo sul palcoscenico, ci dimenticammo della platea e tutto andò liscio. C’erano, tra il pubblico, Kazan e Strasberg. Ma non ci interruppero mai. Recitammo per quattordici minuti e alla fine ci dissero: “Molto bene. Grazie”. Beh, ci presero: soltanto dodici su cento.

DIZZY SHERIDAN  Jimmy aveva una “capa” (cappa rossa del torero) color rosso sangue. Noi la usavamo come coperta per dormirci sotto. Lui aveva delle corna di toro, così ce ne andavamo a Central Park e giocavamo al matador.

BILL BAST  Lo accolsero tutti come un eroe a Fairmont, anche se all’epoca aveva fatto relativamente poco: solo un paio di apparizioni in TV, a New York. La sua carriera era appena agli inizi. Ma era gratificante, per lui, ottenere la stima e l ‘ammirazione della sua famiglia, e dei suoi concittadini, e poter riportare questa emozione, questa carica a New York, dove invece la lotta era molto, molto dura e difficile.

DIZZY SHERIDAN Fu così che Jimmy fece il suo  esordio in “See the Jaguar”, Io e Billy andammo alla prima, e dopo lo spettacolo si andava tutti da Sardi’s . C’erano un milione di persone, lì, che dicevano a ,Jimmy quanto era stato bravo.

RUTH GOEZ  Il suo primo, grosso successo lo ottenne in una nostra commedia che si intitolava “L’immoralista”. Fu una commedia malto audace per l’ambiente teatrale di New York, perché ra il primo lavoro mai messo in scena sui problemi degli omosessuali.

RUTH GOEZ  Avevamo bisogno di due personaggi arabi, per la nostra commedia. Uno doveva essere un uomo anziano e uno un ragazzo arabo di strada. Facemmo moltissimi provini. Un giorno, Herman Shumlin (regista e produttore teatrale) ci disse che aveva notato un ragazzo di grande talento, in una piccola produzione teatrale e gli aveva detto di venirci a trovare. Dalla porta entrò una specie di visione: aveva un cappellone alla texana. Cominciò a provare. E fu meraviglioso. Andava d’istinto, ed era assolutamente perfetto. Aveva una specie di dolcezza, di tenerezza, di fascino, e al tempo stesso una vena ambigua, sotto sotto, di provocazione e di sessualità, era formidabile. Poi, però durante le prove,  Jimmy sembrava diverso, pessimo. Infine venne il momento di andare a Filadelfia per il debutto. La sera che andammo in scena finalmente vedemmo le cose che avevamo visto la prima volta . Non ce l’aveva mai fatte vedere alle prove. E fu stupendo. Ma due sere dopo il nostro debutto a  New York, Jimmy ci dette la brutta notizia.  Ci disse che era stato contattato da un regista cinematografico e gli aveva offerto una parte in un film che era in preparazione ad Hollywood. Quindi lui ci piantava. Facemmo il diavolo a quattro, ci incavolammo, dicendo che gli avevamo offerto una chance, che non ci pareva corretto, che era una vergogna. E se ne andò.

MARTIN LANDAU  Probabilmente sapete che Paul Newman e Jimmy avevano fatto tutti e due i provini per la parte di Cal nel film “La Valledell’Eden” , Ma fu Jimmy a spuntarla.

BILL BAST  In effetti, parevano due attori fatti con lo stesso stampo. E cosi da un certo momento in poi , si trovarono  sempre in gara per ottenere le stesse parti.Io allora scrivevo per la televisione, e un giorno lui mi si presenta in casa riapparendo dal nulla e mi dice che lo hanno scritturato per un ruolo da protagonista in “LaValle dell’ Eden” di Elia Kazan ,

JULIE HARRIS Quando arrivai per prendere parte al film ”La Valle dell’Eden” presi in affitto un piccolo appartamento vicino agli studi, proprio di fronte. E la sera stessa ,Jimmy venne a trovarmi con la sua nuova MG rossa, aperta, quel tipo di macchina per due persone e disse: “Facciamo un bel giro”. Pensai: “meglio non deluderlo”. Perciò dissi OK’, saltai in macchina e partimmo. Lui si diresse verso le colline di Hollywood e guidava a una velocità tremenda. Jimmy adorava Mr Kazan: lavoravano molto bene insieme, come attore e regista, Anzi, a me pareva che si fosse creato tra loro un rapporto come di padre e figlio. Kazan regalò a Jimmy una delle sue giacche e Jimmy non smise mai di portarla.

D.B.: “LaValle dell’ Eden” è un film drammatico del 1955 diretto da Elia Kazan e scritto da Paul Osborn , tratto dal romanzo di John Steinbeck, con Julie Harris, James Dean, Raymond Massey. Dean interpreta un giovane ribelle che è alla ricerca della propria identità e si contende l’affetto del padre, profondamente religioso, con quello del fratello prediletto. L’8 aprile 1954 Jimmy lasciò New York per Los Angeles per iniziare le riprese.  Gran parte della sua performance era improvvisata, istintivamente strinse l’attore Raymond Massey in un angosciato abbraccio, piangendo. Kazan usò nel montaggio finale la scena che Jimmy aveva improvvisato.

JULIE HARRIS Mi pare fosse l’ ultimo giorno di riprese  del film, e doveva esserci una festa per gli attori, quella sera, io dissi che non ero sicura che sarei andata a quella festa. Volevo salutare Jimmy da sola. Per cui, andai alla sua piccola roulotte… Bussai alla porta, ma non ebbi risposta. Eppure ero sicura che era li. Bussai di nuovo e sentii una specie di singhiozzo. Bussai ancora poi aprii la porta, e lui era lì, che piangeva, con gli occhi rossi. “Che succede ” gli chiesi . E lui: ‘”è la fine del film”‘.

STEWART STERN  Quando Jimmy mi portò all’anteprima di  “La Valle dell’Eden “ , quello che vidi sullo schermo mi colpì con la stessa forza di quel che avevo visto sulla scena, con Marlon Brando. Era una personalità completa, che scopriva una realtà poetica, che io non avevo mai visto, prima, sullo schermo. Una cosa molto diversa da Brando.

D.B.: Per la sua interpretazione, Dean ricevette una nomination postuma come miglior attore per l’Oscar del 1956, prima nomination ufficiale postuma per la recitazione nella storia dell’Academy. questo fu l’unico film con James Dean uscito con l’attore ancora in vita.

BILL BAST  I giovani cominciarono a riconoscersi in lui molto presto, quasi subito, grazie ai personaggi che aveva interpretato e che tutti avevano visto. E’ piuttosto curioso, c’è qualcosa di Jimmy in ciascuno dei suoi ruoli, ma nulla, proprio nulla catturò o si avvicinò al James Dean reale quanto il suo ruolo in  “La Valle dell’Eden”. Il film avrebbe potuto essere la sua biografia.

MARISA PAVAN Io l’ho conosciuto perché era diventato amico di mia sorella Anna Maria Pierangeli. Jimmy veniva a casa a prendere Anna Maria per portarla fuori. Lui arrivava, non salutava né mamma né me, nessuno. Si Precipitava nella cucina, apriva il frigidaire, prendeva tutto quello che c’era da mangiare, mangiava e poi andava in salotto, siccome aveva una passione per la musica, prendeva un disco di musica classica, perché la adorava,  la metteva a un volume altissimo tanto che noi dovevamo tapparci le orecchie, si sedeva per terra e mimava tutti gli strumenti che sentiva nell’orchestra: cioè il flauto, il violino,  la batteria… là diventava veramente… un selvaggio.

D.B.: Dean avrebbe detto della Pier Angeli: “Tutto di “Pier” è bello, soprattutto la sua anima. Non ha bisogno di essere tutta agghindata. Non deve fare o dire niente. È semplicemente meravigliosa così com’è. Ha una rara intuizione sulla vita.”

LEONARD ROSENMAN  La mia amicizia con ,Jimrny fu una specie di rapporto da amico e tutore, in quanto Jimmy, credo, guardava a me come a una  figura paterna. Un giorno egli mi chiese di andare a giocare a basketball con lui, risposi: “Non mi piace, non mi va” Ma Jimmy continuò a insistere . Alla fine, esasperato , gli chiesi:”Ma perché desideri tanto che io venga a giocare a basket con te’?” E Jimmy rispose: “Beh, è un po come quando uno vuole giocare a basket insieme a suo padre.”

DENNIS HOPPER  Brando disse una cosa che fece veramente male a Jinmy. Quando, gli chiesero che pensava di James Dean disse: “Porta i miei jeans dell‘anno scorso , suona il mio bongo dell’anno scorso e guida la mia moto dell’anno scorso”. Queste cose fecero davvero un gran male a Jinmy .

BOB THOMAS  Lo paragonarono a Brando, naturalmente, come sempre accadeva a qualunque giovane attore del tempo. Del resto, avevano lo stesso maestro, Kazan. Ma io penso che l’impressione suscitata da Dean sia stata anche più forte, perché si trattava di uno sconosciuto.

LEONARD ROSENMAN Ricordo che fu Nick Ray, il regista di “Gioventu bruciata”, ad avere per primo l’idea di un film sui giovani ribelli, i teenagers ribelli della classe media, che interessavano a Jack Warner (presidente della Warner Brothers); La sceneggiatura fu tratta dal libro scritto da quello straordinario scrittore che è Stewart Stern.

STEWART STERN  Era un’epoca di protesta, non facevamo che dar la colpa di tutto ai nostri genitori per il loro modo di essere. Volevamo che si dessero da fare e la smettessero di tagliarci fuori. Volevamo liberarcene con una specie di magia, perché sentivamo che solo facendo cosi e solo cercando di ridare un senso nuovo alla nostra giovinezza, avremmo potuto diventare maturi senza traumi.

DENNIS HOPPER Jimmy era molto miope, e doveva portare degli occhiali spessi. Lui diceva che la  cosa lo aiutava a recitare perché, non vedendo a un metro dal suo naso, doveva immaginarsi tutto quello che stava intorno, una volta che si era tolti gli occhiali. Ecco perché non li portava mai, quando girava .

TAB HUNTER Lavoravo alla Warner negli anni cinquanta,  quando c’era anche Jimmy Dean. Lui era una persona  interessantissima: perché era un ragazzo straordinario e un attore fenomenale. Cominciammo a parlare, e mi piacque il fatto che era così poco “Hollywoodiano” cosi coi piedi per terra ed essenziale. Ammiravo il suo stile di vita, perché era un giovane che aveva le proprie convinzioni e faceva esattamente quel che sentiva di dover fare .

COREY ALLEN  Arrivai sul set, e lì c’era Jimmy seduto, tutto raggomitolato. E c’era una gran folla di ragazzini intorno a lui, che parlavano, lo guardavano e… lui se ne stava cosi.  Andai da lui e gli dissi: “‘Sono Corey Allen, lavoreremo insieme”. Gli tesi la  mano, lui si limitò ad alzare la sua, come a dire “salve !”, me la strinse ma non guardò neanche in su. Mi piacque per questo. In quel momento imparavo qualcosa. Ho imparato da lui cose che ancora contano, nella mia vita.

STEWART STERN  C’è mancato poco che non si riuscisse a girare “Gioventù bruciata”. Jimmy era scomparso mentre stavo ancora lavorando alla sceneggiatura, nessuno sapeva dove fosse andato. Nick Ray era agitatissimo, la produzione in subbuglio … Non è che alla Warner si sentisse particolarmente la sua mancanza, perché lui aveva la reputazione di uno che combinava sempre scherzi tremendi. Per esempio: scambiava la targhetta della  porta di Jack Warner con quella dei bagni degli uomini; così, se qualcuno voleva andare al bagno, si trovavano nell’ ufficio di Warner e vice versa  Poi un giorno ricomparve in ufficio. Non salutò nemmeno e non disse che era tornato per il film, non disse che l’avrebbe fatto … Si ripresento lì, e cominciò le prove.

D.B.: “Gioventù bruciata” (1955) diretto da Nicholas Ray con James Dean, Natalie Wood, Sal Mineo, Jim Backus, Ann Doran, Corey Allen, William Hopper. E’ un film drammatico sul passaggio all’età adulta. Jimmy ottenne un ruolo da protagonista nei panni di Jim Stark che divenne molto popolare tra gli adolescenti. Il film si proponeva di ritrarre il degrado morale della gioventù americana, criticare il modo di essere genitori all’epoca ed esplorare le differenze e i conflitti tra le generazioni, in particolare la generazione tra le due guerre. Il film descrive il dilemma di un adolescente che si sente incompreso sia dagli adulti che dai suoi coetanei. Dopo essere stato scelto per il ruolo di Jim Stark, Dean poté permettersi di affittare un appartamento e si trasferì in un garage su Sunset Plaza Drive.  La Warner Bros. Pictures distribuì il film il 27 ottobre 1955, quasi un mese dopo la morte di Jimmy. Nel corso degli anni, il film è divenuto pietra miliare per l’interpretazione di Dean, reduce dalla sua candidatura all’Oscar per ”La Valle dell’Eden” , nel suo ruolo più celebre. Questo è stato l’unico film di Dean in cui ha ricevuto il primo posto nei titoli di coda.

DFNNIS HOPPER  In ”Gioventù Bruciata”, quando girammo la “corsa del coniglio”, io non riuscivo a comunicare con lui, non salutava neanche. Era concentrato solo su ciò che faceva, qualunque cosa fosse. Perché prima, a Hollywood, lui aveva fatto la comparsa, e sapeva che troppa gente dà troppi consigli. Quindi lui si chiudeva completamente e si estraniava da tutti. Magari andavi da lui e ti sbatteva la porta in faccia.

COREY ALLEN Stavo davvero male: mi sentivo molto insicuro, molto impaurito per una scena che dovevo girare all’Osservatorio, una mattina, c’era proprio un sacco di gente. Poi vidi Jimmy andare a prendere dell’acqua. Lo vidi attraversare la folla. Arrivò fino a me, mi guardò negli occhi, mi porse la tazza d’acqua. Io la presi ringraziandolo. Lui si girò e andò via. L’unica cosa che mi disse fu: “Ti capisco, sai. Andrà bene”.

D.B.: “Il Gigante”, 1956, diretto da George Stevens con Elizabeth Taylor, Rock Hudson, James Dean, Carroll Baker,  Sal Mineo, Dennis Hopper. Dean interpretò il ruolo di Jett Rink, un bracciante texano che trova il petrolio e diventa ricco. Film uscito postumo, basato sull’omonimo romanzo di Edna Ferber. La pellicola descrive la vita di Bick Benedict, un allevatore texano  (Rock Hudson);  Elizabeth Taylor interpreta sua moglie.

BEULAH ROTH  Entrò nella nostra vita durante la lavorazìone del “Gigante”. Mio marito aveva ricevuto l’incarico, dalla Warrier Brothers, di occuparsi della documentazione fotografica del film. Dato che Sandy era un noto fotoreporter, che lavorava molto per le maggiori riviste, la Warner Brothers chiese a Sandy di scegliere fra due giovani attori: Jack Lemmon e James Dean. Per qualche motlvo, scelse James Dean e andò alla Warner per conoscerlo, con una Nikon appesa al collo. Durante quel primo incontro, Jimmy rimase affascinato dalla macchina fotografica. Divennero buoni amici nel giro di pochi minuti. Io ricevetti una telefonata ed era Sandy che diceva: “Ho appena conosciuto un giovane attore alla Warner Brothers , tu cosa stai preparando per cena ? Vorrei portarlo a cena con me”.

DENNIS HOPPER Il primo giorno in cui lavorò con Elizabeth Taylor … Lui era veramente nervoso, perché c’erano quasi quattromila persone a guardare.  Erano tutti e due fuori dell’automobile in mezzo al deserto, nel Texas: e  all’improvviso lui disse, semplicemente “Stop”, Mise giù il fucile, si allontanò dalla macchina, camminò verso la folla, con aria molto concentrata, tirò giù la lampo e pisciò. Poi richiuse i pantaloni, si voltò, tornò indietro, riprese il fucile sulle spalle e disse: “Okay, giriamo”. E cominciò la scena con la Taylor, e da quel momento tutto andò liscio. Tornando a casa, quella sera, in macchina, io gli dissi: “Jimmy, sai, io non ti ho mai fatto domande… Insomma, perché lo hai fatto?” Lui rispose: ” Beh, ero così nervoso per questa mia prima scena con la Taylor… Sai, ne sono stato innamorato fin da quando l’ho vista in “Gran Premio”, non riuscivo neanche a parlare, a dire le mie battute. Poi ho visto quella folla lì fuori e ho pensato che, se potevo andare verso di loro e pisciare di fronte a tutta quella gente, allora non c’era più niente che non potessi fare dinanzi alla macchina da presa e alla Taylor”.

DENNIS HOPPER  E’ molto strano… tre giorni prima di morire, lui aveva acquistato questa Porsche, che poteva fare centosettanta miglia all’ora: una Porsche spyder. Ci aveva speso i soldi guadagnati col “Gigante”: quindicimila dollari, tutti per la macchina. Il regista George Stevens gli aveva fatto promettere di non correre mai, mentre giravano il film. (…..) Poco tempo prima Jimmy era stato in un monastero, sopra Malibu: era un ordine di clausura, uno di quei posti dove non si può parlare. Era rimasto lì tre giorni. Non sapevo che avesse detto addio a tutti quanti. So però che venne da me, e mi salutò, e io gli chiesi perché . E lui: “Beh , vado a fare una corsa”  “Non si dice mica addio, per una cosa cosi” E lui: ” Sai, giusto nel caso …. “

D.B.:  Rolf Wütherich, il meccanico tedesco della fabbrica Porsche che si occupava della Spyder di Dean, soprannominata “Little Bastard”, che era in macchina con lui, aveva consigliato Jimmy di guidare l’auto da Los Angeles a Salinas per fare il rodaggio.

BEULAH ROTH Mio marito, il fotografo Sanford Roth, si trovava con lui quando morì, quel giorno fatale. Viaggiava in macchina , a poca distanza da Jimmy . La strada era una via nazionale, a due corsie, che collegava due grosse autostrade fra loro. Era una strada di campagna, stretta, con molti avvallamenti. E Jimmy Veniva giù … non veloce, perché si poteva andare solo a 65 miglia all’ora, all’epoca: in macchina con lui c‘era Rolf, il suo meccanico. Erano quasi le diciotto, verso l’imbrunire. La strada era grigia, la macchina era argentata, quasi invisibile. Un’auto, girò a sinistra, proprio in pieno contro Jimmy. Era impossibile vederlo. L’atmosfera, la situazione, in quel momento, era tale che la macchina non si vedeva in nessun modo. Si scontrarono, e la macchina fece un volo di un centinaio di metri. Sul momento, pensarono che anche Rolf fosse morto. Ma  non era morto: restò in ospedale circa otto mesi, con tutte le ossa rotte. Ma la macchina andò completamente distrutta. Ho le fotografie che Sandy fece per la compagnia di assicurazioni. Non c’era modo di uscirne vivi. Sandy viaggiava circa un miglio dietro, e quando giunse vicino a questa carcassa, erano già arrivati quelli della stazione di servizio del posto più vicino. Tirarono fuori Jimmy dalla macchina, ma credo che fosse già morto.

DENNlS HOPPER E’ strano. l’ultima cosa che disse, prima di morire, fu in risposta al meccanico, che gli aveva detto: “Attento a quella macchina, Jimmy: non credo che quello ci veda” Jimmy rispose: “Non ti preocupare ci vede. Si fermerà” Contrariamente al suo solito, perché in genere Jimmy non si fidava di nessuno.

VENABLE HERNDON Molti divi, come Marlon Brando o Elizabeth Taylor, e altri,  hanno vissuto abbastanza a lungo da farci vedere quel che potevano diventare. Ma Dean morì proprio nel momento in cui la promessa stava per essere mantenuta. Cosi in un certo senso, ha rappresentato tutto quel che ognuno di noi voleva proiettare su di lui.

MARlTIN LANDAU  L’impatto provocato da Jimmy, che in tutto poi aveva fatto solo tre film, -non ebbe certo una carriera lunga- ma quei tre film hanno avuto davvero un’ eco straordinaria in tutto il mondo. Di nessun altro attore credo si possa dire lo stesso. E’ stato il primo, vero teenager ribelle. Lo ha incarnato ed espresso perfettamente. Ma era anche infinitamente vulnerabile. E il fatto che la sua leggenda sia andata cosi avanti, dopo di lui, significa appunto che Jimmy ha rappresentato gli anni Cinquanta più di chiunque altro.

BEULAH ROTH  Pochi anni dopo la morte di Jimmy, un giorno suonarono alla porta ed erano due ragazze tedesche, che venivano da Berlino apposta per me. Avevano trovato il mio nome, perché avevano visto il nome di mio marito sulle foto di Jimmy. Si presentarono a me come vedove di James Dean e portavano fedi nuziali alla mano destra, come le vedove, con le loro iniziali e quelle di Jimmy. C’era un intero gruppo di donne, in Germania, che si dicevano vedove di James Dean: ed erano venute, non per vedere me, ma per vedere la sedia su cui si sedeva Jimmy, e che è in questa stanza qui adesso. Ci crediate o no, si inginocchiarono davanti a quella sedia e si misero a pregare, come se fosse una reliquia sacra.

D.B.:  Nel 1960, Dean ricevette una stella sulla Hollywood Walk of Fame .  Nel 1999, l’ American Film Institute lo classificò al 18° posto tra le più grandi leggende maschili dell’età d’oro di Hollywood nella sua lista “AFI’s 100 Years…100 Stars”. Tutti e tre i film di Dean sono stati conservati nel National Film Registry degli Stati Uniti dalla Biblioteca del Congresso. Dopo la morte di Dean, Humphrey Bogart commentò la sua leggenda emergente: “Dean è morto proprio al momento giusto. Ha lasciato dietro di sé una leggenda. Se fosse vissuto, non sarebbe mai stato in grado di essere all’altezza della sua fama.”

PAULINE KAEL, critica cinematografica: “C’è una nuova immagine nei film americani, […] il giovane ragazzo come un animale bellissimo e disturbato”. Anni dopo, Kazan disse che Dean aveva lanciato un incantesimo sulla gioventù americana.

BILL BAST  Il funerale si svolse a Fairmount, nella chiesa  “Fairmount Friends Church”, l’8 ottobre 1955. Riportarono la salma in aereo e arrivò gente da tutte le parti del Paese, circa 2.400 fan si radunarono all’esterno durante il funerale. L’effetto fu davvero impressionante sulla famiglia, i Winslow, che hanno continuato a vivere con questa sensazione per il resto della loro vita e girò perfino una storia, secondo la quale la bara sarebbe stata aperta la notte prima, perché qualcuno potesse rubare un ultimo bacio.  Riposa nel Park Cemetery di Fairmount.

Donatella Baglivo       

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