Giulietta e Romeo: Il corpo di Shakespeare …

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In scena il 27 marzo 2026 al Teatro del Popolo di Castelfiorentino.

Giulietta e Romeo – Il corpo di Shakespeare, è più di uno spettacolo, è una visione che scende nel buio per restituire luce ferita. Infatti c’è un istante, all’inizio, in cui il palco sembra trattenere il fiato. Un silenzio teso, minerale, come se la scena sapesse già ciò che i corpi stanno per confessare. Da quel silenzio nasce Giulietta e Romeo – Il corpo di Shakespeare: non uno spettacolo, ma un rito di attraversamento, un varco in cui la tragedia non viene narrata, ma riattivata nella carne.

Michelangelo Campanale non costruisce una regia: apre un portale. La scena è un luogo di metamorfosi, un altare che muta forma come un animale notturno. Le luci sono fenditure, tagli di visione, feritoie da cui filtra un tempo più antico del testo. La drammaturgia è un fiume nero che scorre sotto tutto, un richiamo che gli interpreti ascoltano con il corpo prima che con l’orecchio. Nulla è illustrativo. Tutto è necessario.

La coreografia di Vito Leone Cassano non accompagna la storia: la precede. È un linguaggio che nasce prima della parola, prima del nome, prima dell’amore stesso. I corpi della Compagnia EleinaD: Cavalli, Cassano, Stanghellini, Lacatena, Puggioni, Bettaglio, Vitelli, Basile, Di Carlo, Piazzolla, Corni, Vassilli Biondini, Napolitano si muovono come un’unica creatura plurale, un coro che non canta ma vibra. Sono corpi che si cercano come presagi, che si urtano come destini, che si sollevano come invocazioni. Ogni gesto è una domanda. Ogni caduta, una rivelazione.

Questa produzione non forma i giovani: li espone al rischio sacro della scena. Li lascia ardere, tentare, sbagliare, rinascere. È un laboratorio che non addestra: inizia.

La cura del testo di Katia Scarimbolo, la guida vocale e scenica di Catia Caramia, l’assistenza registica di Arianna Baroni: tutto concorre a creare un terreno rituale, un humus fertile in cui ogni interprete trova la propria fenditura, la propria ombra, la propria luce. I costumi di Maria Pascale sono pelli che respirano, membrane che proteggono e tradiscono, che rivelano e occultano.

Qui Shakespeare non è un testo da rispettare: è un corpo da attraversare. Un corpo che trema, che sanguina, che si spezza sotto il peso del desiderio e dell’odio. Un corpo che non appartiene più al passato, ma al presente incandescente degli interpreti.

La domanda non è più chi sono Giulietta e Romeo, ma: che cosa resta dell’amore quando il mondo implode? La risposta non è una frase, ma un tremito condiviso, un respiro che si spezza, un silenzio che pesa come una profezia.

Giulietta e Romeo – Il corpo di Shakespeare è un’opera che non cerca armonia. È una danza che apre ferite, che scava, che espone, che non racconta la tragedia: la riattiva nella carne viva degli interpreti. Un teatro danzante che non cerca la bellezza: la evoca come un fantasma necessario. È un’opera che non si limita a essere vista. È un’opera che accade, come un presagio, come un rito, come un ricordo che non sapevamo di avere.

Giuliano Angeletti

GIULIETTA E ROMEO
Il corpo di Shakespeare
con Claudia Cavalli, Vito Leone Cassano, Gaia Stanghellini, Francesco Ayrton Lacatena, Samuel Puggioni, Andrea Bettaglio, Roberto Vitelli, Niccolò Basile, Erica Di Carlo, Antonella Piazzolla, Matilde Corni, Gabriel Vassilli Biondini, Dario Napolitano
regia, scene, luci e drammaturgia Michelangelo Campanale
coreografie Vito Leone Cassano

 

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