L’amarezza di una vita personale e artistica non risolta

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Al di qua del sipario, attende il pubblico sotto le coperte, su un divano trasformato in letto di fortuna.

Il risveglio del compositore (Lino Musella) è chiaramente improntato a un cattivo umore che non troverà successivamente alcun conforto. Ci spiega subito infatti che la natura della sua musica non è mai stata riconosciuta nè apprezzata: non segue infatti la facile via dei temi e dei motivi ricorrenti. E’ invece percorsa, ispirata dalle inquietudini della fantasia e dell’improvvisazione.

E su questa falsariga si srotola il flusso di pensieri e di riflessioni del compositore, spesso amari, caustici, depressi. E’ lo spettacolo “La stanza con compositore, donne, strumenti musicali, ragazzo”,

in scena al Teatro Parenti di Milano dall’8 al 12 aprile, per la regia di Mario Martone.

 E’ stata definita “la sinfonia di un’anima a pezzi” che rivive il proprio passato, richiamandone i protagonisti principali, ognuno caratterizzato nella personalità da uno strumento di un quartetto d’archi.

La madre-violino, instabile e apprensiva (Iaia Forte) è una donna elegante e svaporata, con venature alla Sandra Milo, eternamente in ansia per la vecchiaia incipiente. Con la semi-anaffettiva moglie-viola (Tania Garribba) vengono ripercorsi antichi contrasti e dolorose incomprensioni. La sfarfalleggiante figlia-violoncello (India Santella), nel suo amore giovanile con “Il ragazzo”-contrabbasso del titolo (Matteo De Luca), inserisce (vanamente? “se l’Amore ti fa perdere la testa, è quindi una decapitazione”) una ventata di freschezza e ottimismo.

Nei soliloqui si susseguono, una dopo l’altra, frasi definitive ed amare, senza un apparente filo logico, se non un senso invincibile di rancorosa solitudine. Il compositore è dunque un’artista che si sforza di vivere l’arte come atto di libertà e ribellione, ma resta parte di una aristocrazia al tramonto cui le rendite non bastano più. Una decadenza che trova espressione teatrale nella progressiva vendita degli oggetti in scena, elementi costitutivi del mondo affettivo della casa.

Chapeau dunque alla efficace recitazione di Lino Musella, che per più di un’ora tiene la scena, restituendo con efficacia la complessa inquietudine di un uomo non risolto, cui è apparentemente precluso qualsiasi percorso di speranza.

Sala grande affollata: grande segno positivo per il diffondersi della cultura.

Guido Buttarelli

 

Stanza con compositore, donne, strumenti musicali, ragazzo
Teatro Parenti di Milano – 8 12 aprile 2026
di Fabrizia Ramondino
regia e scene Mario Martone
con la collaborazione di Ippolita di Majo
con Lino Musella, Iaia Forte, Tania Garribba, Giorgio Pinto, India Santella, Matteo De Luca
costumi Ortensia De Francesco
luci Cesare Accetta
con i contributi di Ernesto Tatafiore (strumenti musicali), Pasquale Scialò (sinfonia degli attacchi), Anna Redi (tango)
produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale

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