“Les étoiles”, una vera parata di stelle

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Per due sole repliche, purtroppo, è andato in scena al Teatro Arcimboldi di Milano il galà di danza Les Étoiles, diretto da Daniele Cipriani, che vede riunite stelle del balletto provenienti dai maggiori teatri del mondo, toccando livelli raramente conosciuti nel mondo della danza.

Il programma si apre con The White Pas de Deux di e con Simone Repele e Sasha Riva, ultimamente molto presenti sulle scene. Entrambi prodotti della Scuola di John Neumeier ad Amburgo, si ritrovano a Ginevra e fondano nel 2020 Riva & Repele, un’associazione più che una compagnia, che si propone di creare programmi in cui possano danzare loro due insieme ma anche con altri artisti. Danzatori e coreografi allo stesso tempo, propongono uno stile contemporaneo abbastanza standard e rivisitano spesso parti dei grandi balletti classici, come in questo caso, il Pas de Deux bianco de Il Lago dei Cigni. La scrivente sostiene che mettere mano a pietre miliari del balletto non è sempre garanzia di successo, come in questo caso, dove il tutto è completamente snaturato, ripetitivo e dopo un po’, sempre uguale.

Segue un grande classico, il Pas de Deux del Secondo Atto di Giselle, con Cassandra Trenary e Davide Dato dall’Opera di Vienna. Lei, americana ed ex American Ballet Theatre, è una Giselle forte e determinata, un po’ lontana dall’idea di spirito, e non molto espressiva; il suo partner, italianissimo, la guida con sicurezza fra le varie complicazioni coreografiche ideate da Jean Coralli di quest’opera dal fascino romantico che ci ipnotizza dal 1841 anche grazie alla musica di Adolphe Adam.

Bello vedere in scena un Pas de Deux che raramente fa parte dei repertori delle compagnie europee, quello da Talismano, ballettone russo del 1889, coreografia di Marius Petipa su musica di Riccardo Drigo: uno dei tanti balletti celebrativi tipici di quel periodo della Russia Imperiale, ambientato in India come Bayadère. Un tipico prodotto del periodo in cui venne scritto e montato, dove piacevano tanto le storie melodrammatiche ambientate in terre antiche ed esotiche, dove sicuramente nessuno dei creatori vi aveva mai messo piede, in un tempo che non è mai esistito, con tante scene di mimo in atmosfere sontuose e ricche, com’è tipico del balletto romantico: triangoli amorosi, promesse tradite, figure femminili soprannaturali, morti e tragedie che poi rivivono in forma di spirito. Questo Pas de Deux viene spesso eseguito a sé, fuori opera, e qui il ruolo del titolo richiede un’incredibile tecnica ed anche una grande forza come porteur. Motomi Kyota, giapponese, in coppia con Tatiana Melnik, russa, entrambi in forza all’Hungarian National Ballet a Budapest, convincono per potenza nei grandi salti, precisione nelle pirouettés e pulizia del movimento.

E poi, arriva lui. Coreografo di sé stesso ed interprete di Racheo su musica di Raul Domínguez, un assolo di grande intensità a metà tra la danza accademica ed il flamenco, uno splendido Sergio Bernal entra e stende tutti per la sua bravura sopraffina ed il suo carisma magnetico. Spagnolo di Madrid, soprannominato appunto “Il Bolle spagnolo” rende tutto quello che fa tecnico ma intenso, bellissimo ma concreto: poco presente a Milano, la ex stella del Ballet Nacional de España, classe 1990, ci ha lasciato ancora una volta davvero senza fiato.

Chiude la prima parte della serata Hymne Á su musiche di Marguerite Monnot ed Edit Piaf, di e con Simone Repele e Sasha Riva, ma stavolta con l’immensa Luciana Savignano, e meno male, perché la coreografia è molto simile a tutte le altre loro: almeno c’è Luciana. Classe 1943, si conferma una delle danzatrici più spettacolari di tutti i tempi: milanese DOC, diplomata alla Scuola di Ballo del Teatro alla Scala, musa ispiratrice dell’immenso Maurice Béjart, che crea su di lei alcuni dei suoi lavori più belli e di cui diventa interprete immortale di capolavori come Bolero, Ce Que l’Amour Me Dit, La Luna e Leda ed Il Cigno. Da un coreografo così innovativo impara che la danza non è solo repertorio classico, punte e tutù, ma molto altro: nel 1995 inizia la sua collaborazione con la coreografa Susanna Beltrami, dal repertorio contemporaneo, decisamente opposto al suo, di cui diviene interprete indiscussa. Difficile commentare la perfezione, la passione, l’entusiasmo di questa danzatrice che, famosa ed acclamata in tutto il mondo, anziché godersi il meritato riposo alle Maldive, si allena e si impegna tutto i giorni per regalarci momenti di vera magia. Giustamente sommersa di applausi e pubblico in piedi per omaggiare l’étoile delle étoiles.

La seconda parte si apre con una delizia per gli occhi: A Suite of Dances di Jerome Robbins su musiche di Bach. Un dio greco è Hugo Marchand, disceso dall’Olimpo dell’Opéra di Parigi di cui è étoile, per questo assolo lungo e complesso, formato da più parti, dove l’indimenticato coreografo di West Side Story dà il meglio di sé. Accompagnato dal vivo dalla violoncellista Martina Lopz Smuraglia, le dieu Hugo cattura tutti per eleganza, tecnica e leggerezza che, dato il suo fisico possente, non sarebbe scontato.

Il programma stacca per passare a Aftereffect in prima nazionale, dove nuovamente Cassandra Trenary e Davide Dato danzano questa coreografia di Marcelo Gómez su musica di Ciaikovsky. In stile neoclassico, con semplicissimi accademici bianchi, un pezzo molto di effetto ed impegnativo per le numerosissime prese: Cassandra tocca terra ben poche volte, e Davide se la gira come una frittella. Bella coreografia e belli loro, molto adatti a questo stile di danza.

Ancora una volta loro: Simone Repele e Sasha Riva tornano sul palco con il loro DonQ, chiaro riferimento a Don Chisciotte, infatti la musica utilizzata è quella Ludwig Minkus, parte del Secondo Atto del balletto classico. Sono indiscutibilmente bravi ma, visto un loro pezzo, visti tutti; la sintonia tra i due è evidente, la coreografia frizzante e dinamica ma ripetitiva, i costumi migliorabili.

A seguire torna il divino Sergio Bernal con un altro assolo creato da lui stesso per sé stesso, Rodin, su musica di Roque Baños, dove anche qui alterna danza accademica e flamenco, tratto distintivo anche degli spettacoli della sua compagnia, la SB Dance Company, che ha fondato nel 2019: bello e bravo.

Il programma continua con un altro pezzo straordinario, Le Parc di Angelin Preljocaj, con due interpreti altrettanto straordinari: Aurélie Dupont e Hugo Marchand. Difficile trovare qualcosa da dire, se non che siamo di fronte a perfezione, bravura, tecnica, bellezza. L’étoile parigina, classe 1973, prodotto 100% Opéra, è perfettamente a suo agio sui passi del coreografo franco-albanese: leggera, sembra trasparente, bellissima, guidata in maniera impeccabile da Marchand. Tipico danseur noble, bello come il sole, elegante, tecnicamente perfetto, chi non vorrebbe essere la sua partner, anche solo per accompagnarlo a fare la spesa?

Chiude il programma un grande classico, presente praticamente in ogni galà o quasi: Le Corsaire, balletto del 1856 su musiche e coreografie di autori vari, tra cui Joseph Mazilier e Marius Petipa, versione danzata di The Corsaire di George Byron, che pubblicò nel 1814; uno dei suoi molti eroi al maschile, in questo caso di stampo orientale; l’esotico, inteso come mondo mediorientale, era molto di moda all’epoca e suscitava grande interesse e fascino. Ali, lo schiavo di Conrad, il corsaro del titolo, fedele servitore del suo padrone é il protagonista del famosissimo Pas de Deux che ci presentano qui Motomi Kiyota e Tatiana Melnik. Lui è tecnicamente spettacolare fra salti e pirouéttes, ma poco espressivo; lei, tipica made in Russia, è molto bella, con linee pulite e precise, e pure non molto espressiva, ma è una questione di formazione.

Tutti i danzatori in scena hanno dimostrato che la perfezione esiste, difficile trovare delle sbavature, un’enciclopedia della tecnica in carne (poca) ed ossa. Decisamente da non perdere le prossime date!

Chiara Pedretti

Teatro Arcimboldi

Viale dell’Innovazione 20, Milano

11-12 Aprile 2026

Biglietti da EUR 45,00 a EUR 90,00 più prevendita

www.teatroarcimboldi.it

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