Nel mondo della danza, dove tecnica e disciplina si intrecciano con emozione e verità, emergono figure capaci di andare oltre il semplice movimento. Susanna La Corte, insegnante e coreografa dell’ASD Danzarte Academy di Monreale, ha fatto della danza non solo una professione, ma una vera e propria missione educativa e umana. Il suo percorso, iniziato fin da bambina, si è trasformato nel tempo in una visione profonda e consapevole dell’arte coreutica. Per lei, formare un ballerino significa prima di tutto formare una persona. Tra sacrifici, studio e dedizione assoluta, ha costruito un metodo che unisce rigore tecnico e autenticità espressiva. La sua danza racconta storie, attinge alla letteratura e affronta temi universali. E guarda al futuro con la certezza che il corpo resterà sempre il mezzo più sincero per comunicare la verità.
Quando nasce il tuo rapporto con la danza e come si è evoluto nel tempo?
Ho iniziato a danzare a sei anni e da allora non ho mai smesso. Con il passaggio al ruolo di insegnante e coreografa, la mia prospettiva è cambiata profondamente: oggi sento una grande responsabilità. Non si tratta solo di trasmettere tecnica, ma soprattutto valori come disciplina, sacrificio e rispetto per il prossimo. Il mio obiettivo è formare artisti a 360 gradi, curando sì la crescita tecnica, ma soprattutto l’integrità umana e morale dei miei allievi.
Qual è oggi la tua visione della danza?
Per me danzare non significa eseguire dei passi, ma interpretare. Dico sempre alle mie allieve di non “mascherarsi”, ma di lasciarsi andare per far emergere la loro vera essenza. Credo che l’arte sia la forma di verità più pura: non può mentire. Quando danziamo, il corpo diventa uno specchio che rivela ciò che siamo davvero. Il mio obiettivo è aiutarle a non avere paura di questa vulnerabilità, perché è proprio lì che nasce il vero artista.
Hai mai pensato di lasciare la danza?
Mai, nemmeno per un istante. La danza è sempre stata il mio valore aggiunto, anche durante il mio percorso universitario, in cui ho conseguito due lauree e diversi diplomi nelle discipline coreutiche. Ho fatto tanti sacrifici, arrivando a studiare di notte pur di non rinunciare alla sala. Per me la danza è ossigeno, è il mio primo amore: non mi ha mai tradito e non lo farà mai. Mi ha aiutata nei momenti difficili, rendendomi più forte e resiliente, non solo come artista, ma come donna.
Come nasce una tua coreografia?
Tutto parte dal tema. Una volta individuato il concetto centrale, passo alla ricerca musicale. Quando trovo il brano giusto, nella mia mente si crea subito una visione chiara, come un film. I movimenti arrivano in modo naturale: li provo su di me, mi registro, riguardo e perfeziono. Poi li trasmetto alle mie allieve. È proprio in quel passaggio che avviene la magia: l’idea prende vita e diventa reale.
Quanto contano tecnica e interpretazione nella formazione di un ballerino?
Sono due facce della stessa medaglia. La tecnica è fondamentale, perché dà sicurezza e struttura, ma senza interpretazione resta incompleta. Puoi essere perfetta tecnicamente, ma se non trasmetti nulla, è come se ballassi a metà. È l’emozione che rende la danza viva. Un vero artista nasce quando il rigore della tecnica incontra la libertà dell’anima.
Nei tuoi spettacoli affronti spesso temi importanti. Da dove nasce questa scelta?
Amo lavorare su temi forti. Grazie ai miei studi in Lettere e Linguistica, porto spesso la letteratura sul palcoscenico. Per me danza e letteratura dialogano continuamente. Abbiamo esplorato l’universo femminile, la Natura attraverso il pensiero leopardiano e anche Dante. Il prossimo spettacolo sarà dedicato a “Libertà e Schiavitù”, un tema molto potente, con richiami a Pirandello. Voglio che le mie allieve vivano concetti profondi, non solo passi.
Come immagini il futuro della danza?
Credo che la danza resisterà anche in un mondo sempre più virtuale. Resterà l’ultima forma di verità assoluta, perché il corpo non può mentire. Immagino un ballerino sempre più colto e multidisciplinare, capace di usare la tecnica non come fine, ma come mezzo per esprimere autenticità.
Qual è il tuo approccio alla formazione delle allieve?
Per me lo studio è un percorso continuo che non si ferma mai. Offro costantemente opportunità di crescita: stage con insegnanti di alto livello, concorsi nazionali e collaborazioni importanti. Abbiamo ottenuto numerosi riconoscimenti, ma ciò che conta davvero è l’esperienza. Credo molto nello scambio culturale e voglio che le mie allieve siano sempre aggiornate e complete, anche esplorando nuovi stili.
Qual è l’insegnamento più importante che cerchi di trasmettere?
Non arrendersi mai. Le sconfitte fanno parte del percorso, ma non devono fermarci. Bisogna imparare, rialzarsi e continuare. Amo un proverbio giapponese che dice: “A volte vinci, tutte le altre volte impari”. Non esiste fallimento se c’è impegno costante.
Che consiglio daresti a chi sogna di diventare ballerino?
La chiave è avere un’ossessione positiva per la danza. Il talento da solo non basta: serve determinazione, fame di imparare, voglia di mettersi in gioco. La passione vince sempre sul talento. Chi ha meno doti ma più dedizione arriverà più lontano di chi si ferma. Se hai entrambi, ancora meglio. Ma senza passione, il talento non basta.
Manuele Pereira

