Nell’ambito delle iniziative Follow the Monday del Teatro Carcano di Milano, il teologo e filosofo Vito Mancuso ha tenuto una presentazione ispirata al suo libro, I quattro maestri.
Sono quattro figure cardine, tutte collocabili tra il VI secolo a.C. e l’inizio dell’era cristiana: Socrate, l’educatore. Buddha, il medico. Confucio, il politico. Gesù, il profeta.
(Sarebbe stato interessante per chi scrive conoscere la ragione dell’esclusione di Maometto)
Molto rigorosa e corretta è stata la premessa metodologica che ha preceduto la presentazione. Nessuno dei quattro maestri ha lasciato tracce scritte dei propri pensieri: tutto ciò che oggi si sa di loro non proviene dunque da un accesso diretto, ma dal racconto, e quindi dalla interpretazione individuale, di discepoli e seguaci. Per questo confrontando, ad esempio, i diversi vangeli emergono differenti prospettive del Cristo.
Così, per analogia, nella serata Mancuso ci ha offerto la sua personale lettura di questi grandi pensatori.
In una scena totalmente spoglia, con un tavolo per accogliere libri e appunti, brani di musica appena accennati tra le varie parti e senza particolari gigionerie teatrali, Mancuso ha percorso il palcoscenico, conducendo il pubblico ad insegnamenti ancora validi e preziosi per uomini e donne di oggi, a distanza di venti, venticinque secoli
Come grandi e potenti fiumi che confluiscono verso lo stesso mare, «I quattro maestri nel loro insieme prefigurano un itinerario, verso una meta che è il maestro più importante: il maestro interiore, il quinto maestro».
Socrate, l’educatore, esorta ad entrare in sintonia con la nostra divinità interiore, alla ricerca della bontà e della bellezza, nel senso greco di armonia del termine. Ed è per questo che, condannato a morte dagli ateniesi, può affrontare la morte con serenità quasi gioiosa.
Buddha, il medico, vede con chiarezza l’infinita sofferenza che pervade tutta la vita della umanità e che inizia con la nascita. Indica, tuttavia, la possibilità di guarirne, seguendo il nobile ottuplice sentiero e ricercando dentro di sé la legge universale che governa il mondo.
Confucio, il politico, sottolinea il senso di umanità che si prova nel praticare l’apertura agli altri, contemporaneamente riconducendo la propria anima alla perfetta padronanza di sè. Politico, lo definisce, perché, così facendo, si creano le fondamenta di una società giusta.
Di Gesù, il profeta, Mancuso suggerisce una interpretazione diversa della parola passione. Non più sinonimo di martirio, ma piuttosto espressione di un animo appassionato, e non solo compreso nel ruolo di agnello sacrificale, percorso dal desiderio ardente del Regno di Dio.
Dalla serata è emerso un filo comune attorno a due temi solo apparentemente in contraddizione. L’importanza esistenziale della ricerca interiore verso una sempre maggiore consapevolezza e della necessità di costruirsi un’isola in cui bastare a se stessi, senza la dipendenza da persone o avvenimenti esterni. E, contemporaneamente, l’urgenza di sentirsi parte di un tutto: delle leggi dell’universo e della comunità di persone, la cui felicità è essenziale per la nostra.
Così potremo “convivere con il caos che ogni giorno sperimentiamo, e tracciare una strada nuova verso l’autentica pace interiore. Perché interrogando questi quattro grandi con sapienza e curiosità, e avvicinando a noi il loro profondo messaggio, saremo in grado di risvegliare il maestro da cui non possiamo prescindere: la nostra coscienza, il quinto maestro. Per diventare così consapevoli che la forza per definire le nostre vite è dentro di noi, e che possiamo essere noi stessi i creatori della nostra felicità”.
Guido Buttarelli
I quattro maestri
Teatro Carcano di Milano
Con Vito Mancuso
Rassegna Follow The monday
13 aprile 2026

