Trilogy: Amore, Tempo, Morte …

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In scena l’8 aprile 2026 al Teatro Comunale Cesare Galeotti di Pietrasanta.

In Trilogy: Amore, Tempo, Morte, Greta Arditi e Giulio Benvenuti costruiscono un rito scenico che non si limita a raccontare l’esistenza: la attraversa, la scava, la fa vibrare. È un’opera che non procede per quadri, ma per onde. Un flusso unico, ininterrotto, dove danza, musica e parola non si sommano ma si fondono, come se fossero tre vene di un unico corpo pulsante.

Amore – il battito che inaugura il mondo

Il primo movimento è un’origine. Non un ricordo, ma un accadere. I corpi di Chiara Ranca, Daniele Iuliano e Thomas Piaggi si cercano come creature che ancora non conoscono il proprio nome. L’amore qui non è mai consolazione: è impulso, ferita, attrazione che brucia e respinge. La coreografia alterna slanci e fratture, unioni e scarti, come se ogni gesto fosse la prova fisica di un sentimento che non sa mai essere semplice. La voce di Papiro, sospesa tra canto e invocazione, amplifica questo magma emotivo, rendendolo quasi tattile.

Tempo – la corsa che ci consuma

Il secondo movimento è un vortice. Il ritmo accelera, si ripete, si inceppa. I danzatori diventano ingranaggi di un meccanismo che li supera, li costringe, li misura. La musica di Ivan Lazzara, Matteo Caretto, Giulio Decembrini e Papiro costruisce un paesaggio sonoro che pulsa come un orologio impazzito: ora marcia, ora sospira, ora si spezza. È il tempo sociale, quello che ci chiede di aderire, di correre, di non perdere il passo. Ma è anche il tempo intimo, quello che ognuno tenta di difendere come un respiro segreto. In scena, questa tensione diventa danza: traiettorie che si scontrano, ripetizioni che si deformano, corpi che cercano un ritmo proprio dentro il caos.

Morte – la soglia che apre

Il terzo movimento non chiude: trasfigura. La morte non è un punto, ma un passaggio. I corpi si fanno più pesanti, poi più leggeri, come se attraversassero un’ombra che non annienta ma muta. La regia sceglie la via della sottrazione: gesti più essenziali, respiri più larghi, un silenzio che non è vuoto ma attesa. La parola nei monologhi di Stefano Arditi e Greta Arditi, arriva come un sussurro che accompagna, non spiega. È un invito a lasciarsi cadere per poter rinascere.

Un’opera che chiede presenza

Trilogy non vuole essere interpretato: vuole essere vissuto. È un’esperienza sensoriale che chiede allo spettatore di fermarsi, ascoltare, respirare insieme ai performer. La cura dei costumi di MGS ed Elisa Leclè, la precisione della direzione musicale di Ivan Lazzara, la qualità degli interpreti, tutto concorre a creare un ambiente rituale, un luogo dove l’arte non rappresenta la vita ma la attraversa.

Greta Arditi e Giulio Benvenuti firmano un’opera che ha il coraggio della sincerità e della complessità. Un viaggio che parte dal desiderio, corre nella frenesia del vivere e approda a un abbraccio finale che non conclude, ma apre. Trilogy è un invito a vivere qui, ora, profondamente. Un invito che, una volta accolto, continua a risuonare molto, oltre il buio della sala.

Giuliano Angeletti

TRILOGY Amore, Tempo, Morte
uno spettacolo di Greta Arditi
regia e coreografia Greta Arditi e Giulio Benvenuti
direzione musicale Ivan Lazzara Musiche Ivan Lazzara, Matteo Caretto Giulio Decembrini e Papiro
monologhi Stefano Arditi e Greta Arditi
costumi MGS e Elisa Leclè Photo: Niccolò Marchesi
interpreti Chiara Ranca, Daniele Iuliano, Thomas Piaggi
voce Papiro
interventi musicali Matteo Caretto
prodotto da Fabrizio Di Fiore Entertainment – Roma City Ballet Company

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