Guarda le luci, amore mio: con Valeria Solarino e Silvia Gallerano

Data:

In scena il 28 marzo 2026 al Teatro Eduardo De Filippo di Cecina.

Guarda le luci, amore mio non è solo spettacolo ma un rito di attenzione nel tempio dell’ordinario perché ci sono luoghi che crediamo di conoscere. Luoghi che attraversiamo senza vederli, come se fossero solo passaggi, corridoi, funzioni. E poi arriva un’opera come Guarda le luci, amore mio che prende quel luogo, l’ipermercato, il più profano dei templi e lo apre come una ferita luminosa, un varco da cui entra un’altra forma di percezione. Annie Ernaux, con il suo diario, aveva già compiuto il gesto originario: non guardare le cose, ma guardare il modo in cui le cose ci guardano. La scena, ora, raccoglie quel gesto e lo trasforma in un rito collettivo.

Le luci non illuminano: interrogano. Sono fenditure nel reale, tagli di visione che rivelano ciò che la nostra abitudine ha sepolto. Il neon diventa un dio minore, un nume domestico che osserva i nostri gesti automatici e li restituisce come presagi. L’ipermercato non è più un luogo di consumo: è un bosco artificiale, un altare di merci scintillanti, un teatro segreto dove le solitudini si sfiorano senza toccarsi. Ernaux lo aveva intuito. La scena lo consacra.

Valeria Solarino e Silvia Gallerano non interpretano un testo: officiano un rito. Sono due poli dello stesso sguardo, due modalità di incarnare la stessa ferita.

Solarino è la verticalità: una voce che incide, un gesto che taglia, una presenza che attraversa il reale come una lama rituale.

Gallerano è la porosità: un corpo che vibra, che si lascia attraversare, che accoglie il mondo fino a tremarne.

Insieme formano una creatura bifronte, un doppio oracolo che restituisce la complessità di Ernaux: la sociologa e la figlia, la testimone e la donna, la cronista e la ferita. Non raccontano l’ipermercato: lo ascoltano fino a farlo parlare.

Michela Cescon non vuole imitare il reale: vuole evocarlo. È una regia che lavora per sottrazione, per sospensione, per risonanza. La scena è un acquario sociale, un paesaggio di luci fredde e movimenti minimi. Ogni gesto è un segno. Ogni pausa è un pensiero. Ogni oggetto è un presagio.

Cescon non dirige: custodisce. Custodisce il silenzio, il dettaglio, la vibrazione del quotidiano che si fa mito.

La riduzione drammaturgica di Lorenzo Flabbi e Michela Cescon non cerca la fedeltà letterale: cerca la fedeltà allo sguardo. È un diario che diventa corpo, un corpo che diventa sguardo, uno sguardo che diventa rito. Il ritmo è quello del passo tra le corsie: regolare, ipnotico, quasi liturgico. È un teatro che non racconta una storia, ma un modo di stare al mondo.

Valeria Solarino e Silvia Gallerano in Guarda le luci, amore mio ci accompagnano in un viaggio senza climax, senza catarsi, senza tragedia. Un viaggio fatto di dettagli che bruciano, di gesti che rivelano, di silenzi che pesano come confessioni. Il loro è un teatro che non consola. È un teatro che trasfigura. È un teatro che ci restituisce al mondo con uno sguardo più nudo, più vulnerabile, più vero. Le luci, alla fine, non sono più quelle dell’ipermercato. Sono le nostre.

Giuliano Angeletti

Valeria Solarino, Silvia Gallerano
GUARDA LE LUCI, AMORE MIO
tratto dall’omonimo libro di Annie Ernaux
riduzione drammaturgica Lorenzo Flabbi e Michela Cescon
regia Michela Cescon
scene/luci/costumi Dario Gessati
sound designer Shari DeLorian Photo Tommaso Le Pera
produzione Teatro Stabile di Bolzano/Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale
in collaborazione con Teatro di Dioniso, Riccione Teatro e L’Orma Editore

Seguici

11,409FansMi Piace

Condividi post:

spot_imgspot_img

I più letti

Potrebbero piacerti
Correlati

Grandi nomi a un piccolo festival che cresce

Ci sono piccoli festival che crescono, che diventano punto...

Da Gennaio ritorna” Ora o mai piu’ ” guidato da Marco Liorni

Marco Liorni al timone della nuova edizione che vede...

Arriva ” Kostas” da stasera su Rai 1 con protagonista Stefano Fresi

  Un commissario ateniese dalla penna di Petros Markari Da stasera...