Vautours (Avvoltoi) di Roberto Serpi…

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In scena dal 26 al 29 marzo 2026 al Teatro Sala Mercato di Genova.

Vautours (Avvoltoi) di Roberto Serpi è una Produzione Fondazione Teatro Due. La drammaturgia simbolicamente ci porta in un luogo, sotto la pelle del mondo, dove il tempo non scorre ma ristagna. Un ventre di cemento, spoglio come un pensiero che ha smesso di credere in sé. È qui che Vautours prende forma: non uno spettacolo, ma un organismo vivo, un respiro affannoso che si insinua nello spettatore e lo costringe a guardare dove di solito distoglie lo sguardo.

Tre uomini, Serpi, Vanni, Zerbinati si muovono come ombre che hanno perso il corpo, come residui umani scartati da un ingranaggio che non contempla la fragilità. Sono disoccupati, ma il termine è troppo tenue: sono disinnescati, privati della loro funzione, e dunque della loro identità. In un mondo che misura il valore in ore lavorate, la loro esistenza è diventata un errore di sistema.

Il dramma procede per sottrazione, come un’indagine interiore che non cerca un colpevole ma una verità. Ogni gesto è un indizio, ogni silenzio un sospetto, ogni parola un tentativo disperato di rimettere insieme i pezzi di un sé frantumato. Il linguaggio è ruvido, tagliente, senza filtri: un lessico che non consola, ma incide.

C’è qualcosa di beckettiano in questi tre uomini che aspettano un reintegro impossibile, un ritorno “dentro” che somiglia più a una condanna che a una salvezza. Eppure insistono, si umiliano, si feriscono, si aggrappano all’idea che l’Azienda-mondo possa ancora riconoscerli. È un’illusione feroce, ma è tutto ciò che hanno.

La scena è nuda, quasi ascetica. Nessuna musica, nessun artificio, nessun appiglio estetico. Solo corpi, voci, respiri. È un teatro che non concede distrazioni: ogni elemento superfluo è stato espulso, come se lo spettacolo stesso volesse dimostrare che la verità scenica nasce dal vuoto, non dal pieno.

La regia firmata da Romano, Serpi e Zerbinati è un gesto chirurgico: scava, stringe, soffoca. La claustrofobia non è un effetto, è una condizione. Lo spettatore non osserva: condivide la prigionia.

Vautours è uno specchio che non perdona. Mostra una società anestetizzata, dove l’individuo vale solo finché produce, e dove il fallimento non è un incidente ma una colpa.
Serpi e i suoi compagni non raccontano la disoccupazione: la incarnano, la fanno vibrare, la rendono materia scenica. Il risultato è un teatro che graffia, che non cerca l’applauso ma la ferita. Un teatro che pone una domanda che brucia:

Vautours è un’opera necessaria, un atto di resistenza poetica contro l’idea che l’essere umano coincida con il suo ruolo produttivo. È un viaggio nel buio, sì, ma un buio che illumina. Uno spettacolo che non consola, ma risveglia. Uno spettacolo che non si dimentica.

Giuliano Angeletti

Vautours (Avvoltoi)

Produzione Fondazione Teatro Due
Regia Sergio Romano, Roberto Serpi, Ivan Zerbinati
Interpreti Roberto Serpi, Federico Vanni, Ivan Zerbinati
Luci Luca Bronzo

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