In scena il 31 marzo 2026 al Teatro Comunale Ciro Pinsuti di Sinalunga.
Il Misantropo di Riccardo Rombi si inserisce in quella linea di riletture contemporanee di Molière che non cercano l’aggiornamento forzato, ma la risonanza. L’operazione di Catalyst non consiste nel modernizzare il testo, bensì nel riportarlo al suo nucleo: la commedia come dispositivo critico, come strumento di osservazione delle dinamiche sociali, come lente che amplifica le contraddizioni dell’umano. In questo senso, lo spettacolo si colloca in un dialogo fertile con la tradizione, ma lo fa attraverso un linguaggio scenico che privilegia l’essenzialità, la precisione e una certa tensione rituale.
Rombi costruisce un atelier sociale, un luogo di esposizione e di smascheramento. La metafora della sfilata, evocata dalla struttura circolare dei personaggi, dalla loro continua necessità di mostrarsi e di essere visti, diventa chiave interpretativa dell’intero impianto. La società mondana del XVII secolo, con le sue convenzioni e i suoi codici, si rivela sorprendentemente affine alle dinamiche performative del presente: un mondo in cui l’identità è un gesto, una posa, un equilibrio instabile tra autenticità e rappresentazione.
In questo contesto, Alceste emerge non come figura isolata, ma come sintomo. La sua intransigenza non è solo morale: è un tentativo disperato di sottrarsi a un sistema che percepisce come falsificante. La regia di Rombi lo colloca al centro di un dispositivo che lo contraddice continuamente, rendendo evidente la natura tragica della sua posizione. La commedia, così, non attenua la sua sofferenza: la rende più leggibile, più acuta, più contemporanea.
Il lavoro degli interpreti si distingue per una coralità controllata, che evita la caricatura senza rinunciare alla vivacità molieriana. Giorgia Calandrini incarna la complessità del personaggio: non solo frivola, non solo crudele, ma profondamente consapevole del proprio ruolo nel gioco sociale. Francesco Franzosi è capace di far emergere la tensione tra ideale e vulnerabilità. Losacco, Targetti e Tinti completano il quadro con caratterizzazioni che mantengono un equilibrio tra misura e incisività.
L’allestimento tecnico firmato da Bogani, Lettieri e Rombi si distingue per una sobrietà che non è minimalismo, ma scelta concettuale. Lo spazio scenico diventa un laboratorio di osservazione, un luogo dove i gesti e le parole possono risuonare senza interferenze. L’organizzazione di Nunziati e Kallmi e la cura produttiva di Paternostro sostengono un impianto che privilegia la chiarezza e la leggibilità del progetto.
Ciò che emerge, nel complesso, è un Misantropo che non si limita a riproporre un classico, ma lo interroga. Rombi sembra suggerire che la commedia, oggi come allora, è un genere eminentemente politico: non perché parli di potere, ma perché mette in scena i meccanismi attraverso cui la società si costruisce e si difende. La risata diventa così un atto critico, un modo per riconoscere le nostre stesse contraddizioni.
La Produzione Catalyst firma uno spettacolo che restituisce a Molière la sua funzione originaria: non intrattenere, ma illuminare. Non rassicurare, ma disvelare. In un tempo in cui la superficie sembra dominare ogni relazione, Il Misantropo di Riccardo Rombi ci ricorda che la commedia può ancora essere un luogo di pensiero, un esercizio di lucidità, un gesto di resistenza.
Giuliano Angeletti
IL MISANTROPO
da Molière
adattamento e regia Riccardo Rombi
con Giorgia Calandrini, Francesco Franzosi, Giuseppe Losacco, Guido Targetti, Dafne Tinti
allestimento e tecnica Bernardo Bogani, Davide Lettieri, Paolo Rombi
organizzazione Francesca Nunziati, Sibe Kallmi
cura della produzione Emilia Paternostro
produzione Catalyst

