La “strana coppia” del teatro italiano (Aldo Cazzullo e Angelo Branduardi) è approdata a Trieste il 18 e il 19 aprile 2026 al Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia con “Francesco”, un racconto, un mix di storia, musica e poesia, sull’immensità della figura di San Francesco d’Assisi, a 800 anni dalla morte, avvenuta nel 1226.
In effetti la coppia poi tanto strana non è: il collegamento è stato evidentemente tessuto ad arte proprio da lui, dal Patrono d’Italia.
“Di uomini così, ne nasce uno ogni mille anni. Duemila anni fa abbiamo avuto Gesù. Nel millennio precedente avevamo avuto Buddha. Nel millennio successivo abbiamo avuto San Francesco. Vedremo cosa ci attende ora, in questo millennio appena cominciato. Che, se non daremo retta a san Francesco, per l’umanità potrebbe essere l’ultimo.” È questo l’incipit del libro di Aldo Cazzullo: “Francesco. Il primo italiano”.
A seguito del successo ottenuto dal volume dedicato alla Bibbia, Cazzullo ha approfondito un’altra grande tematica religiosa, contestualizzandola nell’epoca contemporanea. Francesco viene presentato come una figura centrale per la costruzione dell’identità italiana: è autore del primo componimento poetico in lingua italiana, il “Cantico delle Creature”, ha attraversato l’Italia, dalle aree urbane alle zone rurali, ed è riconosciuto come l’ideatore del presepe. Inoltre, Francesco incarna valori fondamentali quali l’altruismo, il rispetto verso tutte le creature, la cortesia, uno spirito positivo, caratteristiche spesso associate all’animo italiano.
Il libro è un’analisi approfondita della vita del Santo, dall’infanzia alla rottura con il padre, passando per la spoliazione e l’incontro con il Papa, fino all’evento delle stimmate. L’autore esamina il significato di questo fenomeno attraverso un approccio critico, valutando ipotesi storiche e religiose. Utilizzando fonti medievali (tra cui la biografia di Tommaso da Celano e gli studi contemporanei di Jacques Le Goff e Chiara Frugoni), viene delineata anche la storia del francescanesimo tramite i personaggi che hanno tratto ispirazione dal santo.
Anche Angelo Branduardi non è nuovo ad avere avuto ispirazione da San Francesco. Nel 2016, ha pubblicato “Da Francesco a Francesco” in occasione del Giubileo della Misericordia, riunendo brani di due suoi lavori precedenti: “Futuro Antico I” del 1986, in cui ha riportato alla luce musiche sacre e profane del Medioevo, tra canzoni dei trovatori e canti devozionali, e “L’infinitamente piccolo” del 2000 in cui ha musicato e cantato, in 12 brani, le parole di San Francesco, tratte dalle “Fonti Francescane”, ottenendo il doppio disco di platino, cui ha fatto seguito il tour europeo “La Lauda di Francesco”. Per mezzo di questo doppio album, Branduardi ha voluto creare un collegamento ideale fra il Papa argentino (che da San Francesco ha preso il nome e gli insegnamenti per improntare la sua azione pastorale) e il Santo di Assisi, nel segno di quella Misericordia che “rende l’uomo capace di lode a Dio”.
Ecco, trovato il fil rouge che unisce i due artisti. Un libro. Un disco. Una ricerca comune. Uno spettacolo (che poi è un vero dono) in comune.
A completare l’eccellente tessitura della pièce, c’è la comprovata esperienza in campo musicale di Fabio Valdemarin, compostamente onnipresente al pianoforte, che accompagna l’intera esibizione, alternando con competenza ruoli di supporto a momenti di rilievo. È un grande fra due grandi. Attualmente docente al Conservatorio di Trento / Riva del Garda (Dipartimento Strumenti a tastiera e a percussione), inizia a studiare pianoforte classico a 4 anni ma fin da subito si avvicina alla musica pop. Collabora con Angelo Branduardi in qualità di pianista, tastierista, fisarmonicista, chitarrista, corista, arrangiatore e autore; con Ornella Vanoni dal vivo e in studio; con Fiorella Mannoia come pluristrumentista; con il cantante Neffa da tastierista e autore. Ha collaborato inoltre con Maurizio Fabrizio, Mario Lavezzi, Oliver Onions, Elio e le Storie Tese, Mietta, J-Ax. Ha composto, arrangiato e suonato le musiche di scena di due spettacoli di Arturo Brachetti (“Brachetti Che Sorpresa!”, in tour 2015-2016, e “Solo”, in tour 2017-2024) e, per il teatro, ha composto e arrangiato la colonna sonora di molti spettacoli, collaborando con Massimiliano Forza, Davide Calabrese, Vincenzo Salemme, Tullio Solenghi, Maurizio Micheli, Maurizio Casagrande, Tosca D’Aquino, Marco Columbro, Vanni De Luca.
“Francesco” è uno spettacolo che integra in maniera sublime la narrazione di Aldo Cazzullo con l’esperienza musicale di Angelo Branduardi e l’abilità e sensibilità pianistica di Fabio Valdemarin. Questo evento propone un dialogo tra parola e musica, focalizzandosi sulla figura di Francesco d’Assisi, presentato non come un’icona statica, bensì come una presenza dinamica, inquieta, rilevante finanche per il mondo contemporaneo.
La serata si apre con “Il cantico delle creature” nella versione musicata, interpretata e accompagnata al violino da Angelo Branduardi, con Fabio Valdemarin al pianoforte. Segue la vita di Francesco in tutte le sue molteplici sfaccettature: la scelta della povertà dopo una chiamata divina, gli episodi salienti come la conversione, la spoliazione dei beni, il rapporto con il Papa, la fondazione dell’ordine, la partecipazione alla crociata, l’incontro con il sultano, l’incontro col lupo di Gubbio, la predica agli uccelli, le stimmate, la vita fraterna (il termine “frate” fu da lui stesso coniato), gli ideali. Tutto ricollega alla regola francescana temi estremamente attuali, come guerre e ingiustizie.
Aldo Cazzullo, seguendo il canovaccio del libro, unisce eventi storici e temi attuali, affrontando fede, scetticismo, politica e poesia. Descrive San Francesco come esempio di povertà dal forte impatto sociale e politico. La sua narrazione resta precisa e coinvolgente, evitando retorica e approfondendo le tutti i lati della sua figura. Sottolinea l’attualità degli insegnamenti di Francesco, specialmente su pace e ambiente.
Angelo Branduardi (elegantissimo con un gilet di ricamata seta cinese color arancione su un total black) non si limita al semplice accompagnamento musicale ma assume anche il ruolo di narratore e di controcanto spirituale. Il violino diventa una voce aggiuntiva, a volte seconda o terza voce, grazie ai suoi toni sottili e decisi; i brani si integrano perfettamente con la narrazione, ed egli la arricchisce con la sua ammirevole eleganza e speciale grazia. La sua presenza sul palco è sia discreta che coinvolgente, creando un dialogo tra il mondo medievale, evocato dai suoi componimenti, e temi attuali.
Il successo dello spettacolo sta nell’equilibrio tra racconto e componente musicale. La musica offre sostegno al testo quando questo rischia di diventare troppo complesso o difficile da comprendere, mentre la narrazione conferisce solidità storica alla melodia che potrebbe altrimenti rifugiarsi in una dimensione nostalgica. Il risultato è una rappresentazione che, pur senza aspirare alla completezza, si caratterizza per rigore espressivo e intensità emotiva.
In un palcoscenico spoglio, con un piano a coda, leggii e microfoni, vi sono importanti e toccanti elementi visivi che sono altamente evocativi attraverso l’utilizzo di proiezioni con scene ispirate alla vita di san Francesco che favoriscono il coinvolgimento del pubblico. La rappresentazione si differenzia da una tradizionale lettura o concerto per la sua struttura multimediale che integra parola, musica e immagini. Questo approccio consente di proporre uno spettacolo complesso e di significativo valore culturale.
Il volto di San Francesco, (porzione dell’affresco “Madonna in trono col Bambino, angeli e san Francesco”, nota anche come “Maestà di Assisi” -1285/1290, opera del Cimabue che si trova nel transetto destro della Basilica Inferiore di San Francesco d’Assisi) è lo stesso presente sulla copertina del libro di Aldo Cazzullo e accompagna i presenti per gran parte dello spettacolo. Il Santo qui è rappresentato in modo intenso e sacro, maestoso, austero, solenne e costituisce un elemento centrale, fondamentale e molto diretto, dominando la scena per periodi prolungati. Lo sguardo, fisso, intenso, penetrante, rivolto verso il pubblico, contribuisce a generare sia un notevole impatto visivo molto emozionante che a instaurare una relazione silenziosa con gli astanti.
Questo inebriante volto si alterna a sequenze di frammenti di pittura medievale e rinascimentale, scene della Natività (con l’iconografia antica del presepe, Maria distesa accanto al Bambino, come lo inventò proprio Francesco a Greccio), visioni mistiche, angeli, momenti di sofferenza e intimità legati alla vita del santo (stimmate, spoliazione, ecc.), diventando parte della drammaturgia. Queste proiezioni rendono tutto più suggestivo e cinematografico.
Aldo Cazzullo afferma che “Francesco è il precursore dell’Umanesimo, il dono che noi italiani abbiamo fatto al mondo: l’uomo al centro del mondo, un rapporto diretto con Dio davanti al quale tutti gli uomini sono uguali, ogni persona è dotata di una dignità che va sempre rispettata, principio che deve essere tutelato in ogni ambito”. La sua figura rappresenta un elemento centrale nell’eredità culturale italiana, integrando storia, arte e spiritualità in un messaggio che promuove inclusione, umanità, fragilità e forza della vita. Costituisce inoltre un modello di dialogo e rispetto reciproco.
Si fa cenno anche ai grandi terziari francescani, membri dell’”Ordine Francescano Secolare” (fino al 1978 Terzo Ordine Francescano o T.O.F.), che esistono ancora oggi. La maggior parte di costoro vive in modo anonimo ma concreto: famiglie che educano i figli nello spirito francescano; professionisti (medici, insegnanti, avvocati, operai) che cercano di praticare la semplicità, la giustizia e la fraternità sul lavoro; persone impegnate nel volontariato, nella Caritas, in progetti ambientali o di pace. È un laboratorio di fede e di umanità che aiuta a mantenere coraggiosamente il passo, dietro a Gesù, con lo stile di Francesco. Tra i sommi letterati, artisti e scienziati che hanno dato il loro nome al Terzo Ordine Francescano, vi sono: Dante, Giotto, Pier Luigi da Palestrina, Galileo Galilei, Luigi Galvani, Alessandro Volta, Cristoforo Colombo e i santi Antonio, Padre Pio, fino al primo Papa chiamato Francesco.
Il Teatro Rossetti era gremito. Il pubblico attento e composto, concentrato e silenzioso Vi era un clima di attenzione, evidenziato dal silenzio durante i momenti salienti della rappresentazione e dagli applausi finali, tanti, lunghi e sostenuti.
Nel corso dello spettacolo, oltre ai brani dedicati a San Francesco, Angelo Branduardi ci ha regalato dei momenti stupendi e toccanti, riuscendo ad inserire “la Pulce d’acqua”, la meravigliosa “Ballo in fa# minore (La Morte)” e una splendida e struggente “Il dono del cervo” eseguita solo con piano e voce. Molto commovente.
Al termine dello spettacolo, è stata proposta un’ulteriore esibizione: Angelo Branduardi ha introdotto a cappella il brano “alla fiera dell’Est”, coinvolgendo la sala nella partecipazione corale. Il pubblico ha accompagnato con il canto e gli applausi, ma non è mancato, da parte del mitico Angelo, un momento di…accelerazione, invitando a saltare alcune strofe e giungere rapidamente al finale. Senza accompagnamento e pause strumentali, effettivamente si è rivelata un po’ lunghetta (sic!). Si è creata così un’atmosfera divertita e positiva che ha attenuato qualsiasi formalità residua. Questo momento regalato ha rafforzato ancor più il legame tra San Francesco e i presenti e il tramite (cioè il collante) è stata ancora una volta la Musica!
Da non perdere assolutamente!
Da Trieste per oggi è tutto
Rosa Zammitto Schiller
FRANCESCO di Aldo Cazzullo e Angelo Branduardi
Voce Narrante: Aldo Cazzullo
Musiche Dal Vivo/Letture: Angelo Branduardi
Pianoforte: Fabio Valdemarin
Luci/Audio: Stefano Dellepiane – Andrea Garibaldi – Mauro Pagiaro
Produzione: Corvino produzioni in collaborazione con Lungomare

