Alessandro Bergonzoni con Arrivano i dunque (avannotti, sole blu e la storia della giovane saracinesca)

Data:

 

In scena il 18 e il 19 marzo 2026 al Teatro degli Animosi di Carrara. Inizio modulo

In Arrivano i dunque Alessandro Bergonzoni prosegue la sua indagine radicale sul linguaggio come materia vivente, come organismo in continua mutazione, come corpo che genera altri corpi. L’allestimento, firmato dallo stesso Bergonzoni insieme a Riccardo Rodolfi, non si limita a ospitare la parola: la espone, la mette a rischio, la costringe a un salto quantico verso quella che l’artista chiama Crealtà, neologismo che non è semplice gioco linguistico, ma dichiarazione di poetica e di responsabilità. La Crealtà è il tentativo di ricreare una realtà che non ci basta più, che non ci contiene più, che non ci consola più. È un gesto morale prima ancora che estetico: un invito a immaginare un mondo che non si accontenti della cronaca, ma che si sporga verso un futuro di pace assoluta, di accoglienza radicale, di nuove percezioni e nuovi significati. In questo senso Bergonzoni non è un comico, né un filosofo, né un performer: è un costruttore di mondi, un artigiano del possibile, un rabdomante di senso. La scena, essenziale, quasi un laboratorio mentale, non illustra, non accompagna, non decora: è un campo di forze. Ogni oggetto, ogni luce, ogni spostamento è un vettore che amplifica la parola, che la rilancia, che la mette in orbita. Bergonzoni non recita: attraversa. Il suo corpo è un conduttore di energia semantica, un medium che lascia passare ciò che normalmente resta impronunciabile.

Il ritmo è quello di una mente che pensa ad alta voce, ma una mente che non si limita a ragionare: immagina, devia, inciampa, si rialza, si moltiplica. Il pubblico non è chiamato a capire, ma a lasciarsi contagiare. Non si tratta di decifrare un codice, ma di abitare un campo magnetico.

Gli avannotti, il sole blu, la giovane saracinesca: sembrano figure che sembrano provenire da un bestiario surreale, invece sono strumenti di una nuova alfabetizzazione emotiva. Bergonzoni costruisce un ecosistema di immagini che non vogliono spiegare il mondo, ma aprirlo. Ogni metafora è una porta, ogni gioco di parole un varco, ogni deviazione un atto di resistenza contro la semplificazione.

La comicità, come sempre nel suo lavoro, non è un fine ma un detonatore: un modo per disarmare lo spettatore, per renderlo permeabile, per condurlo verso territori dove il riso si trasforma in domanda, e la domanda in visione.

Arrivano i dunque è un rito laico che non offre risposte, ma allarga il campo del possibile. Lo spettacolo è un teatro che non addomestica la materia, ma la lascia bruciare. Che non consola, ma accende. Che non intrattiene, ma interroga. In un tempo che chiede semplificazione, Bergonzoni rivendica la complessità. In un’epoca che pretende velocità, lui impone deviazioni. In un mondo che vuole certezze, lui offre dunque: non conclusioni, ma aperture. E forse è proprio qui la sua forza più necessaria: ricordarci che il linguaggio non è un contenitore, ma un generatore. Che la realtà non è data, ma da creare. Che la pace non è un traguardo, ma un esercizio quotidiano di immaginazione.

Giuliano Angeletti

 

Alessandro Bergonzoni
ARRIVANO I DUNQUE
avannotti, sole blu e la storia della giovane saracinesca
di Alessandro Bergonzoni
regia Alessandro Bergonzoni, Riccardo Rodolfi
scene Alessandro Bergonzoni Photo Chiara Lucarelli
produzione Allibito

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