I miracoli di San Charbel vince il Leone d’Oro per la Letteratura

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Homar Iafisco Hayr, nato a Foggia nel 1976 e cresciuto in una famiglia di artisti, ha costruito un percorso professionale variegato trasferendosi a Roma, dove ha lavorato tra televisione e radio, collaborando con realtà come Rai, Sky e Radio Rai. Alla sua carriera già articolata si aggiunge oggi un importante riconoscimento letterario: il Premio Leone d’Oro per la Letteratura, assegnato al suo romanzo I miracoli di San Charbel.

Si tratta di un’opera intensa e profondamente spirituale, dedicata alla figura di San Charbel Makhlouf, monaco libanese conosciuto in tutto il mondo come “il santo dei miracoli”. Il libro ha anche un valore personale per l’autore, che lo ha scritto in memoria del fratello Antonio, scomparso prematuramente.

Parallelamente alla scrittura, Iafisco è noto anche nel mondo dell’alta moda, dove viene soprannominato “Hayr for the VIP”, un appellativo che riflette uno stile elegante e ricercato, qualità che si ritrovano anche nella sua prosa.

Nel romanzo, l’autore conduce il lettore in un viaggio narrativo attraverso il Libano, tra le montagne della regione di Bsharré e il silenzio del monastero di Annaya, luoghi simbolo della vita ascetica di San Charbel. La scrittura è evocativa e poetica, ma al tempo stesso accessibile, capace di trasmettere il senso del mistero e la forza della fede. Non si limita a una ricostruzione biografica, ma propone una riflessione più ampia sulla spiritualità e sulla possibilità di una guarigione che sia sia fisica che interiore.

Durante la premiazione, l’autore ha sottolineato come la figura del santo rappresenti ancora oggi una presenza viva per chi si affida alla fede, definendo il libro un tributo alla sua luce. La giuria ha apprezzato in particolare la capacità dell’opera di coniugare rigore storico e ispirazione mistica, uniti a una sensibilità artistica rara.

Uno degli aspetti più interessanti del lavoro di Iafisco è il tentativo di mettere in dialogo la vita dei santi con l’attualità. L’autore invita il lettore a confrontare le vicende agiografiche con i fatti contemporanei, suggerendo una riflessione su come le figure della santità possano essere reinterpretate nel presente. Ne emerge l’idea che i santi non siano solo figure lontane e idealizzate, ma possano essere riconosciuti anche nelle persone comuni che vivono con onestà e dedizione verso gli altri.

Questa visione richiama il concetto dei “santi della porta accanto”, ovvero individui ordinari capaci di gesti straordinari nella quotidianità. In un’epoca complessa e incerta, questa prospettiva offre un messaggio di speranza e vicinanza.

Nel romanzo trovano spazio anche elementi più visionari e stranianti, attraverso personaggi che osservano la realtà da prospettive insolite, contribuendo a sfumare il confine tra reale e immaginario. La figura di Charbel emerge così come quella di un uomo semplice, trasfigurato da un’aura di santità, sospeso tra dimensione storica e costruzione simbolica.

Attraverso una rielaborazione del patrimonio religioso e popolare, Iafisco costruisce una sorta di agiografia contemporanea, vivace e innovativa. Il suo racconto gioca continuamente con i limiti tra realtà e fantasia, lasciando spazio all’immaginazione del lettore e ponendo una domanda centrale: se le storie di santi, martiri e beati si svolgessero oggi, come le interpreteremmo?

Maria Monsè

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