Pablo Deleuse, in arte Er Pablo, è un giovane cantautore romano che si sta affermando nella nuova scena hip-hop italiana. Il suo percorso artistico nasce inizialmente dalla recitazione, ma è nella musica che trova presto una passione autentica e profonda, coltivata fin da giovanissimo. Le sue influenze affondano nel rap romano della vecchia scuola, con un’attenzione particolare ai testi e alla loro forza espressiva. Tra i suoi punti di riferimento figurano artisti come Primo Brown e gruppi storici quali i Colle der Fomento e i Villa Ada Posse, che ancora oggi rappresentano per lui un modello di studio e ispirazione.
Er Pablo inizia a scrivere i suoi primi brani a soli undici anni, sviluppando nel tempo uno stile personale che unisce profondità lirica e ricerca sonora. A sedici anni Er Pablo inizia da autodidatta a suonare chitarra, pianoforte e batteria, elemento che segna profondamente la sua identità musicale. Il suo rap si distingue per l’uso di strumenti suonati dal vivo, che conferiscono autenticità ai brani e si fondono con testi introspettivi e personali, come in Veterano, Fumo e Malditesta e Johnny. La sua musica è in continua evoluzione, con una forte attenzione al significato delle parole e alla libertà interpretativa dell’ascoltatore. Pur avendo una dimensione artistica più intima, collabora con il team Red&Blue per la comunicazione e con il produttore Violea, che contribuisce a un sound tra atmosfere morbide e influenze rock. Il singolo Johnny, pubblicato il 27 marzo 2026, conferma il suo percorso di crescita e sperimentazione tra radici e innovazione.
Ciao Pablo, partiamo dal titolo del tuo nuovo singolo. Chi è “Johnny” e cosa rappresenta in questo brano?
“Johnny è una citazione al coro “Leave her Johnny”, nel testo del coro si parla appunto del pirata Johnny e delle cose che deve lasciarsi alle spalle durante le sue avventure. Questa figura costretta sempre a lasciar andare qualcosa dietro di sé, mi ha ricordato le lancette di un orologio, anche loro come Johnny si lasciano alle spalle molte cose, secondi, minuti, ore, giorni….Così è nato il testo del brano.”
C’è un dettaglio tecnico molto interessante nella genesi di questo pezzo: hai citato Claude Debussy. Come si collegano il rap e l’impressionismo francese?
Negli ultimi 2 anni sto approfondendo i grandi compositori, Debussy nello specifico mi ha fatto interpretare la musica sotto un nuovo punto di vista. E’ successo mentre ascoltavo per la prima volta “Le Mer”, durante l’ascolto mi accorsi che quell’opera non aveva il potere di farmi vedere il mare, cosa molto fastidiosa per me dato che tendo ad interpretare i brani prettamente a livello visivo, mi resi conto però che quell’opera aveva il potere di farmi sentire il mare, il crescere del vento, lo sbattere delle onde, l’oscillare delle correnti… Finito quel ascolto decisi di tentare di trasmettere questa sensazione in un mio pezzo, così’ è nato il primo spartito di Johnny.
Il videoclip, diretto da Pablo Deleuse, gioca molto sui colori e sulla contrapposizione tra staticità e dinamismo. Che messaggio volevate trasmettere visivamente?
L’obiettivo del video è rappresentare il mio dualismo verso lo scorrere del tempo, attraverso un’inquadratura più “tesa” e una “rilassata”. Le due inquadrature si mischiano tra di loro per lasciare spazio ai colori per l’appunto.Essendo due immagini sovrapposte e alternate, i colori giostrano tra caldi e freddi facendo sì che l’interpretazione emotività di chi lo guarda viene direzionata dai colori.
Ci racconti qualcosa di te? Quando è nato il tuo legame con la musica e che ruolo ha oggi nella tua vita?
Non so indicare con esattezza quando la musica ha rapito il mio cuore, ho molti ricordi di quando ero più che bambino e ascoltavo vari artisti che poi avrei amato. Ci sono vari momenti della mia vita e della mia infanzia che mi hanno portato a fare musica, banalmente ho avuto la fortuna di avere degli strumenti dentro casa, il pianoforte era il miglior modo per ostacolare la noia. Il mio rapporto con la musica muta in continuazione e si evolve, se a 14 anni venivi a dirmi che da grande mi sarei innamorato della musica classica, ti avrei dato del folle. La musica è l’unica cosa che riesce a sorprendermi e incantarmi giorno dopo giorno, il nostro rapporto si basa sulla mia voglia di scoprirla e le emozioni che lei sa trasmettermi.
Ti sei formato ascoltando Primo Brown, i Colle der Fomento e i Villa Ada Posse. Quanto c’è della “vecchia scuola” romana nel tuo modo di intendere la musica oggi?
L’Hip hop è il mio mondo, e gli artisti che ne fanno parte mi hanno insegnato ad apprezzare sia la musica, sia la vita in generale. Farò alcuni esempi… Primo mi ha insegnato che se vuoi fare rap devi saper fare una strofa dall’inizio alla fine. I Villa Ada mi hanno fatto vedere quanto l’essere umano sia un animale cattivo, e quanto sia importante essere grati di vivere su questo pianeta. Brusco mi ha insegnato che siamo tutti uguali, al di là del colore della pelle o dei gusti musicali. Danno, insieme ai Colle, mi hanno insegnato a ricercare una rima, sia dentro di me che sul vocabolario. Riassumendo, la vecchia scuola del rap romano vive dentro di me, non avrei fatto musica se questi maestri non mi avessero illuminato una fetta di cervello. Ogni rima che scrivo deve essere all’altezza dei loro insegnamenti, o almeno deve esserlo per me.
Spesso dici di essere curioso di sapere cosa le persone vedono nei tuoi testi. Che tipo di feedback ricevi dal tuo pubblico?
Il bello delle persone è che sono infinitamente diverse. Mi interessa molto sapere cosa le persone vedono nei miei testi proprio per questo, le interpretazioni diverse dalla mia mi danno l’opportunità di ricercare quelle letture dentro di me. I feedback che ricevo arrivano per la maggior parte da persone molto simili a me, dunque mi facilitano il processo di interiorizzazione. Non credo esistano interpretazioni giuste o sbagliate, esistono quelle che riusciamo a capire velocemente, e quelle che necessitano di più tempo.
Grazie di cuore, Pablo, per la disponibilità e per aver condiviso con noi il tuo tempo, la tua esperienza e la tua passione. È stata davvero una conversazione ricca e stimolante. Concludo augurandoti il meglio per il tuo percorso: che il tuo lavoro continui a essere accompagnato da tanta ispirazione, musica e nuove emozioni da raccontare. Grazie a te, Giuseppe, e al Corriere dello Spettacolo per questa bella opportunità.
Giuseppe Sanfilippo

