STOMP, lo spettacolo di Luke Cresswell e Steve McNicholas, è tornato a Trieste dal 22 al 26 aprile 2026, ospitato dal Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia. È la sesta volta, dal 1999, che questo evento internazionale, traboccante di energia e ironia, si svolge in città. Ogni edizione di STOMP offre al pubblico un’esperienza indimenticabile, con emozioni e ricordi nuovi.
Gli Stomp (graficamente riportati anche come STOMP) sono un gruppo britannico di percussionisti, ballerini e performers di teatro fisico. Molto fisico. STOMP si è evoluto nel tempo e oggi si presenta in oltre 40 paesi, con cinque formazioni fisse.
Il gruppo nasce nel 1991 a Brighton, in Gran Bretagna su iniziativa di Luke Cresswell e Steve McNicholas; il debutto avviene nello stesso anno al Fringe Festival di Edimburgo. Dal 1991 al 1994 gli STOMP tengono la loro prima tournée internazionale toccando, tra le altre città, anche Hong Kong, Barcellona, Dublino e Sydney. Sempre nel 1994 vincono il Premio Laurence Olivier per la migliore coreografia teatrale, si esibiscono al Teatro Orpheum di New York e ottengono una citazione speciale all’Obie Award. Si esibiscono finanche sull’Acropoli di Atene.
Gli STOMP si chiamano così perché il nome deriva direttamente dal verbo inglese “to stomp”, che significa calpestare pesantemente, pestare i piedi con forza o battere ritmicamente il suolo (è una variante dialettale americana di “stamp”, ma con un senso più energico e intenso).
Perché questo nome per lo spettacolo? Lo show è tutto basato su percussione ritmica creata battendo i piedi, le mani e oggetti di uso quotidiano (scope, coperchi e bidoni dell’immondizia in alluminio o in plastica, lavelli di acciaio, accendini zippo, tubi di gomma, pattumiere di ferro, lattine, giornali, buste di plastica, ecc.).
I performer “stompano” letteralmente sul palco: pestano, percuotono, battono, calpestano in modo coreografico, trasformando il rumore e il battito in ritmo scatenato, musica e danza.
Il nome è quindi onomatopeico e descrittivo: evoca esattamente il suono e il movimento principale dello spettacolo (quel “BOOM-BOOM” potente e ritmico dei piedi e degli oggetti).
In pratica, è come se si chiamassero “I Pestatori” o “I Battitori di Piedi”, ma in inglese suona molto più cool e diretto. Durante lo spettacolo, il pubblico ha assistito a pezzi storici del gruppo, come il concerto dei bidoni della spazzatura e quello delle scope, ma anche a nuove creazioni. I performers portano in scena esperienze ispirate ai viaggi e agli scambi negli aeroporti, trasformando questi elementi in coreografie accattivanti. STOMP non segue una trama tradizionale, ma rappresenta il suono della nostra epoca, traducendo i rumori della vita urbana in una sinfonia ritmica. Oggetti comuni quindi diventano strumenti musicali, dando vita a un’arte metropolitana ironica e poetica. STOMP è una fusione di generi che invita il pubblico a vedere il mondo contemporaneo con energia e positività.
E non hanno solo “performato” sul palco del Rossetti…hanno invaso magnificamente la città e i luoghi iconici che la rappresnetano: Piazza dell’Unità di Italia, il parco del castello di Miramare, il lungomare di Barcola, lasciando gli astanti increduli e regalando lor o magia e allegria.
Descrivere STOMP è impossibile. Già entrando la scena ti strega: Una costruzione di tubi in acciaio che contiene di tutto. Sembra una cantina o, meglio, una autorimessa, pienissima e coloratissima, un casotto di un cantiere con una forma che sembra una specie di robot manga che però sembra venirti incontro per abbracciarti. Sai già che di lì a poco si scatenerà il più bello dei linguaggi universali, fatto di intesa, di sincronia perfetta, di salti, di passi, di quotidianità,
STOMP ti incanta con la voglia di comunicare gaiezza e allegria, stasi e movimento, disordine e ordine. È un regno incantato che ti fa dimenticare quanti anni hai e non ti fa restare fermo sulla sedia.
Gli otto ragazzi, meravigliosamente acrobatici, simpatici e coinvolgenti, sono vestiti come gli abitanti delle policrome periferie, dove regna incontrastato l’abbandono e il desiderio / incubo della routine. Dove si fa fatica e si suda per lavorare e per mettere in ordine. Dove le scarpe sono pesanti e grosse calzature antinfortunistica …però con le claquettes. Dove usare le mani e le gambe è obbligatorio…e devono essere mani e gambe forti. E questo loro scatenarsi anche nel solito, squallido tran-tran, diventa oggetto del desiderio anche da parte di coloro che non abitano la periferia (infatti fra gli otto c’è un ragazzotto che interpreta colui che cerca di inserirsi nel gruppo e di assorbire tutte le tecniche, risultando poi perfetto agli occhi di tutti).
Però STOMP fa evadere e volare alti su quello scoramento che ti travolge quando il lavoro c’è…e anche quando non c’è.
I ritmi che sembrano trasformarsi in melodia (incredibile dictu) riportano alla mente il periodo nel quale battere pesantemente i piedi a ritmo di musica era obbligatorio e veniva celebrato dalle band Funky e R&B che ti trascinavano in pista a botte di “Stomp”, come, ad esempio i Grand Funk Railroad con “Footstompin’ Music”- 1974 oppure Hamilton Bohannon con “Foot Stompin’ Music” e “Disco Stomp” -1975.
Viene una gran voglia di saltare sul palco insieme a loro, anche se la gioventù si è parecchio allontanata. Però almeno le mani a ritmo e ritmi particolari…le abbiamo battute, eccome! E ci è stato sufficiente per guardare il mondo contemporaneo con positività, fantasia, immaginazione, creatività, musica ed energia!
Da Trieste per oggi è tutto
Rosa Zammitto Schiller
STOMP
creatori Luke Cresswell e Steve McNicholas
uno spettacolo Stomp Productions, Glynis Henderson Productions

