In scena il 10 aprile 2026 al Teatro Excelsior di Reggello.
Tre liriche si presenta come un dispositivo scenico di rara coerenza concettuale, capace di intrecciare indagine psicologica, struttura performativa e tensione poetica. Parte di una trilogia avviata nel 2020, anno in cui il contatto umano si è improvvisamente caricato di un coefficiente di rischio, trasformandosi in gesto sospeso, trattenuto, vigilato: lo spettacolo assume quella frattura come matrice epistemologica: l’amore come campo di forze in cui desiderio e paura si coagulano, si respingono, si rincorrono.
La drammaturgia di Jacopo Neri articola un percorso che non segue la linearità narrativa, ma la logica delle oscillazioni emotive. Le tre paure, del coinvolgimento, della perdita, dell’oblio, non sono tappe, bensì stati di coscienza che si sovrappongono, si contaminano, si contraddicono. L’Io parlante tenta di governare l’instabilità dei legami attraverso strategie surreali, quasi rituali di controllo: un comportamento che richiama le dinamiche ossessive studiate dalla psicologia contemporanea, ma che in scena assume una qualità performativa, quasi coreografica. La ricerca di sicurezza totale diventa così un gesto impossibile, un’utopia che rivela la fragilità strutturale dell’umano.
La scelta di affidare a tre attori: Dario Caccuri, Chiara Ferrara, Jacopo Neri, le diverse componenti dell’identità non è un espediente rappresentativo, ma un’operazione teorica.
La scena si configura come un campo di tensioni interne, dove: la parte razionale tenta di ridurre il turbamento a problema logico, la parte emotiva media, traduce, negozia, la parte inconscia esplode, eccede, introduce il perturbante. Questa tripartizione richiama modelli psicoanalitici, ma anche pratiche del teatro post-drammatico, in cui il soggetto non è unità ma polifonia, non identità ma processo.
Il risultato è un Io che non parla: si parla, si contraddice, si frantuma, si ricompone.
La regia di Jacopo Neri costruisce uno spazio drammaturgico che funziona come una mente esposta.
Non c’è naturalismo, non c’è illustrazione: c’è un ambiente concettuale in cui i tre interpreti agiscono come vettori di forze. Il movimento è spesso centrifugo, come se ogni parte dell’Io tentasse di emanciparsi dalle altre; altre volte è centripeto, quasi un tentativo di ricomposizione.
La scena diventa così un laboratorio percettivo, coerente con le estetiche contemporanee che concepiscono il teatro come luogo di analisi e non di rappresentazione. Le musiche originali di Enrico Truffi non accompagnano l’azione: la strutturano. Il suono opera come un campo emotivo che anticipa, amplifica o contraddice il testo, configurandosi come una drammaturgia parallela.
In alcuni momenti, la musica sembra incarnare proprio quella parte inconscia che sfugge al controllo, diventando un flusso che invade lo spazio e destabilizza la parola.
Sul piano poetico, Tre liriche, lavora per sottrazione: non cerca metafore consolatorie, non offre sintesi pacificanti. La lingua è precisa, tagliente, a tratti lirica ma mai ornamentale. La poesia nasce dalla frizione, dal tentativo fallito di trattenere ciò che per natura sfugge. L’amore, qui, non è un tema: è un fenomeno da osservare, un processo da attraversare, un rischio da assumere.
Tre liriche è un’opera che si colloca con piena consapevolezza nel panorama del teatro contemporaneo:
un lavoro che unisce rigore concettuale, sensibilità poetica e una raffinata costruzione performativa. Tre liriche è uno spettacolo che pensa e fa pensare, che espone la vulnerabilità senza estetizzarla, che indaga l’amore non come sentimento, ma come struttura dinamica, instabile, irriducibile: un testo capace di trasformare l’intimità in materia drammaturgica e la paura in linguaggio.
Giuliano Angeletti
TRE LIRICHE
uno spettacolo di Eat the catfi sh
con Dario Caccuri, Chiara Ferrara, Jacopo Neri
regia e drammaturgia Jacopo Neri
musiche originali Enrico Truffi
foto Alessandro Neri
produzione Eat the catfi sh/Associazione culturale Xenia

