“Circle Mirror Transformation” nella regia di Valerio Binasco è uno di quegli spettacoli che sembrano promettere molto più di quanto poi effettivamente riescano a mantenere. Tratto dal testo di Annie Baker, già di per sé costruito su una drammaturgia fatta di silenzi, micro-eventi e dinamiche sottili, lo spettacolo si sviluppa all’interno di una sala prove dove un gruppo eterogeneo di persone partecipa a un laboratorio teatrale. L’idea di fondo è interessante: mettere in scena l’imbarazzo, la fragilità e i tentativi (spesso goffi) di comunicare degli individui. Lezioni di recitazione si trasformano in sessioni psicanalitiche dove lentamente vengono fuori le vite, i segreti, le ansie e le paure dei personaggi. L’atmosfera tra i personaggi è soffocante, tesa, sembra che non trovino mai un motivo per rendere leggera la loro vita, come se davvero si fossero iscritti a un corso di recitazione forse perché lo psicanalista costava troppo e dove ognuno diventa lo specchio delle nevrosi altrui.
La regia di Binasco del testo delle Baker, tradotto da Monica Capuani, sceglie di restare fedele a questo impianto minimale, insistendo su tempi dilatati e su un ritmo volutamente lento. Tuttavia, ciò che sulla carta dovrebbe trasformarsi in una raffinata indagine sull’animo umano finisce per apparire, a tratti, eccessivamente statico. Le pause, invece di caricarsi di significato, rischiano di svuotarsi, lasciando lo spettatore in una sorta di attesa che raramente trova una vera ricompensa.
Gli attori, Pamela Villoresi, Alessia Giuliani, Andrea Di Casa e Maria Trenta diretti da Valerio Binasco, lavorano con precisione e misura, costruendo personaggi credibili nelle loro insicurezze. Alcuni momenti riescono effettivamente a restituire quella sensazione di autenticità che il testo richiede, soprattutto nelle interazioni più intime e nei piccoli gesti quotidiani. Tuttavia, la direzione sembra trattenere costantemente qualsiasi slancio emotivo, mantenendo tutto su un livello uniforme che, col passare del tempo, può risultare monotono.
La scenografia essenziale contribuisce a creare un’atmosfera sospesa, quasi neutra, che però non sempre aiuta a sostenere l’attenzione. Il rischio di un allestimento così asciutto è proprio quello di affidarsi completamente alla forza del testo e degli interpreti: quando uno dei due elementi non riesce a emergere con sufficiente intensità, il ritmo generale ne risente.
Nel complesso, “Circle Mirror Transformation” nella versione di Binasco è uno spettacolo coerente e rigoroso, ma che può lasciare una sensazione di distacco. Più che coinvolgere, sembra osservare da lontano, e questa scelta, pur legittima, finisce per rendere l’esperienza un po’ noiosa per chi si aspetta un maggiore coinvolgimento emotivo o narrativo.
Daria D. Morelli Calasso
Piccolo Teatro Strehler (largo Greppi – M2 Lanza), dal 28 aprile al 3 maggio 2026
Circle Mirror Transformation
di Annie Baker
traduzione Monica Capuani e Cristina Spina
regia Valerio Binasco
con Valerio Binasco, Pamela Villoresi, Alessia Giuliani, Andrea Di Casa, Maria Trenta
produzione Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, Teatro di Roma – Teatro Nazionale
Circle Mirror Transformation è presentato per gentile concessione della United Talent Agency
e per il tramite dell’Agenzia Danesi Tolnay
Foto si scena di Virginia Brown

