In scena l’11 e il 12 aprile 2026 al Teatro Verdi di Pisa.
In November la comicità non è un genere: è un’arma. Una macchina perfetta, oliata da un cinismo che non concede tregua, dove ogni battuta è un colpo di frusta e ogni ripartenza un cambio di gravità. Luca Barbareschi, Simone Colombari e Chiara Noschese, Nico Di Crescenzo e Brian Boccuni attraversano la partitura come un gruppo di funamboli che danzano sull’orlo del collasso istituzionale.
Siamo nel novembre delle elezioni presidenziali, ma il tempo scenico è un’altra cosa: un presente sospeso, un limbo in cui il Presidente Charles Smith tenta di restare aggrappato al potere mentre tutto, sondaggi, finanze, geopolitica gli scivola dalle mani. La sua ostinazione non è eroica: è disperata, quasi animale. Una sopravvivenza che confonde il destino del Paese con il proprio, come se il sogno americano fosse un oggetto privato, un talismano da difendere a morsi. Mamet, scritto nel 2007, anticipa una crisi che non è solo economica: è una crisi di linguaggio, di credibilità, di senso. E la regia di Chiara Noschese lo capisce: non cerca di addolcire, non smussa, non consola. Lascia che il testo corra come un fiume acido, che la scena di Lele Moreschi diventi un ufficio presidenziale deformato, un bunker di ambizioni sfinite, un altare laico dove si sacrificano etica e decoro.
Barbareschi costruisce un Presidente che non è caricatura ma sintomo: un uomo che parla troppo, troppo in fretta, troppo male, e proprio per questo rivela la nudità del potere. Colombari gli fa da contrappunto con una precisione chirurgica, mentre Noschese, in scena oltre che in regia, incarna la lucidità feroce di chi conosce i meccanismi e li usa senza pietà.
Il ritmo è incalzante, quasi cardiaco. La risata arriva come un riflesso, ma subito dopo lascia un retrogusto amaro, perché ciò che fa ridere è esattamente ciò che dovrebbe inquietare. Mamet non offre soluzioni: offre specchi. E in questi specchi vediamo un Paese, e forse un mondo dove tutto è negoziabile, dove il fine giustifica i mezzi e i mezzi giustificano qualunque fine.
November è una commedia che non salva nessuno. La drammaturgia è un teatro che espone, che mette a nudo, la politica come un gioco di sopravvivenza e la sopravvivenza come un gioco di prestigio.
Eppure, proprio in questa crudeltà, c’è una forma di verità. La risata è un atto di lucidità, un gesto di resistenza contro l’assurdo. Uno spettacolo che corre, morde ed illumina.
Giuliano Angeletti
Luca Barbareschi
NOVEMBER
di David Mamet
con Simone Colombari, Chiara Noschese, Nico Di Crescenzo, Brian Boccuni
regia Chiara Noschese
scene Lele Moreschi
costumi Federica De Bona
luci Francesco Vignati Photo: Di Benedetto
produzione Teatro Di Roma – Teatro Nazionale/Cucuncia Entertainment

