In scena il 10 aprile 2026 alla Sala Polivalente Cristiano Banti di Montemurlo.
C’è un istante, fragile come la pellicola che separa il sonno dalla veglia, in cui due persone si guardano per la prima volta davvero. Meno di due di Francesco Lagi sceglie di abitare esattamente quell’istante: non prima, non dopo. Lì dove la realtà comincia a sgretolare le immagini curate, le frasi calibrate, le fotografie mandate con la luce giusta. Lì dove l’umano torna a essere un corpo che trema, un respiro che inciampa, un desiderio che non sa ancora come chiamarsi.
Lo spettacolo si apre come un varco: un uomo e una donna, Anna Bellato e Francesco Colella, si incontrano dopo settimane di messaggi, attese, proiezioni. Non sappiamo chi siano, e proprio questa nudità iniziale diventa la condizione necessaria per assistere al loro dischiudersi. Il testo di Lagi non racconta una storia d’amore: racconta il momento prima che una storia possa esistere, quando tutto è ancora possibile e tutto è già in pericolo.
Lagi costruisce un dispositivo scenico che non cerca il colpo di scena, ma la vibrazione minima: una parola che esita, un gesto che non trova il suo posto, un sorriso che tenta di coprire la paura. La scrittura è calibrata come un sismografo emotivo: registra micro-movimenti, oscillazioni, piccole fratture. Ogni domanda che i due si scambiano è un tentativo di avvicinarsi senza invadere, di mostrarsi senza esporsi troppo, di capire se l’altro può essere un porto o un abisso.
La scena di Salvo Ingala, essenziale e porosa, sembra costruita per lasciare spazio all’aria che si muove tra i due. Le luci di Martin E. Palma scolpiscono un territorio di sospensione, quasi un limbo sentimentale. Il disegno sonoro di Giuseppe D’Amato accompagna senza commentare, come un battito cardiaco che cresce e si ritrae.
Bellato e Colella lavorano su una recitazione di prossimità, fatta di ascolto, di micro-espressioni, di improvvise aperture. Non interpretano due personaggi: interpretano due possibilità. Sono due esseri umani che cercano di capire se possono diventare più di uno, o se resteranno meno di due. Leonardo Maddalena, presenza necessaria, introduce una vibrazione ulteriore, come se il mondo esterno bussasse alla porta di quell’incontro.
Meno di due è uno spettacolo che non vuole spiegare, ma osservare. Non vuole giudicare, ma accompagnare. È un teatro che si mette dalla parte della fragilità, che riconosce la goffaggine come una forma di verità, che restituisce dignità a quel momento in cui tutti siamo stati almeno una volta: il momento in cui speriamo di piacere e temiamo di non bastare.
Lagi firma un lavoro che ha la delicatezza di un rito laico: un piccolo sacramento dell’inizio, un atto di fiducia nel fatto che due persone possano ancora incontrarsi senza schermi, senza filtri, senza difese. Uno spettacolo che ci ricorda che l’amore nasce sempre da un tremito.
Meno di due è un esercizio di attenzione, un teatro che si avvicina al cuore umano con passo leggero ma preciso. È un’indagine sul primo sguardo, sulla vulnerabilità come condizione del legame, sulla possibilità che due solitudini, per un attimo, si riconoscano. Uno spettacolo che non racconta una storia d’amore: racconta il suo primo respiro.
Giuliano Angeletti
MENO DI DUE
scritto e diretto da Francesco Lagi
con Anna Bellato, Francesco Colella, Leonardo Maddalena
disegno sonoro Giuseppe D’Amato
scene Salvo Ingala
costumi Ilaria Ladislao
luci Martin E. Palma photo Manuela Giusto
organizzazione Regina Piperno
illustrazione Antonio Pronostico
uno spettacolo di Teatrodilina
residenza produttiva Carrozzerie | n.o.t.
produzione Compagnia Lombardi-Tiezzi

