Con COLLA il nuovo album FINIREMOTUTTIAFARCIMALE! segna un ritorno a una forma di rock essenziale, ruvida e dichiaratamente priva di compromessi con le tendenze più contemporanee della produzione musicale. In un momento storico in cui molte band integrano elettronica, post-produzione avanzata e contaminazioni digitali sempre più spinte, i COLLA scelgono invece la strada opposta: un suono diretto, fisico, volutamente non filtrato.
Il disco sembra porsi quasi come una dichiarazione di intenti, più che come semplice evoluzione del loro percorso. Chitarre, batteria e voce tornano al centro senza mediazioni, in una forma che privilegia l’urgenza espressiva rispetto alla rifinitura sonora. Ne emerge un lavoro che si confronta implicitamente anche con il tema della “artificialità” nella musica contemporanea, ponendosi come risposta istintiva e istintuale a un contesto sempre più digitale.
In questa intervista, la band racconta la genesi del disco, il rapporto con l’immediatezza compositiva e la scelta di mantenere un approccio essenziale sia in studio che dal vivo.
INTERVISTA
Il disco sembra scegliere consapevolmente un linguaggio rock “classico”, quasi impermeabile alle contaminazioni contemporanee: è stata una scelta estetica precisa o più istintiva in fase di scrittura?
Dipende da cosa si intende per linguaggio rock, il disco ha un sapore punk ruvido e volutamente acerbo, ci siamo chiesti quanto musica “falsa o processata” oggi venga prodotta dall’intelligenza artificiale, questa è la nostra risposta a questo mondo digitale.
In un panorama in cui molte band integrano elettronica e produzione digitale nel rock, voi avete mantenuto un impianto molto tradizionale: cosa vi interessa preservare di questa forma più diretta?
Ci interessa preservare l’urgenza espressiva e compositiva senza sovrastrutture o magheggi digitali.
Le strutture dei brani restano piuttosto lineari e riconoscibili: quanto è importante per voi l’impatto immediato rispetto a una scrittura più frammentata o sperimentale?
Le canzoni di per sé nei testi chiamavano all’immediatezza sia per struttura che per temi trattati per cui abbiamo realizzato tutto in poco tempo, mantenendo la forza atavica e seguendo il flusso.
Dal punto di vista sonoro, il disco punta molto su chitarre e batteria in primo piano: avete lavorato per sottrazione di elementi o questa essenzialità è rimasta naturale nel processo?
Sì certo il tutto è rimasto naturale, d’altronde siamo in tre anche dal vivo e vogliamo mantenere il più fedele possibile il suono e l’approccio.
Pensate che questa coerenza “non contaminata” del vostro rock possa essere un punto di forza nel lungo periodo, o rischia di collocarsi volutamente fuori dalle traiettorie attuali della scena?
Non abbiamo mai fatto calcoli, suoniamo quello che siamo e forse questo aspetto ci ha portati ad essere riconosciuti. Nove anni fa siamo partiti docili per diventare furiosi. Questo è il nostro quinto disco ed è il più ruvido che abbiamo mai fatto.

