Corriere dello Spettacolo

Le nostre donne: Luca Bizzarri, Enzo Paci, Antonio Zavatteri…

In scena il 13 aprile 2026 al Teatro Giacomo Puccini di Altopascio.

Le Nostre Donne di Eric Assous si presenta come una radiografia chirurgica dell’amicizia maschile contemporanea: un triangolo apparentemente solido, levigato da trent’anni di consuetudini, che una sola incrinatura basta a far vibrare fino al punto di rottura. Max, Paul e Simon non sono semplicemente tre amici: sono un organismo a tre teste, un microcosmo che ha costruito la propria identità sulla ritualità (il poker del giovedì, le battute, la complicità) e che improvvisamente si trova costretto a fare i conti con ciò che ha sempre evitato. La commedia di Assous, raffinata e spietata, mette in scena un paradosso: tre uomini soli in scena, eppure dominati da presenze femminili che non compaiono mai. Le donne (mogli, amanti, ex, fantasmi) sono l’aria che si respira, la pressione atmosferica che determina ogni gesto, ogni parola, ogni omissione.

La struttura drammaturgica è un meccanismo a orologeria. L’arrivo in ritardo di Simon, con una motivazione che sovverte l’ordine morale e affettivo del gruppo, è il colpo di pistola che dà avvio alla tragedia comica. La partita di poker non inizierà mai: ciò che si gioca è ben altro.

Assous costruisce un crescendo di scontri verbali che ricordano la migliore tradizione della comédie de mœurs: dialoghi serrati, ribaltamenti improvvisi, confessioni che emergono come schegge. La scrittura è leggera come una superficie lucida, ma sotto si muove una materia incandescente: la paura del fallimento, la fragilità del maschio adulto, la dipendenza affettiva, la menzogna come forma di sopravvivenza.

La grande intuizione dell’autore è trasformare l’assenza in presenza scenica. Le donne non ci sono, ma sono ovunque: nei racconti distorti dei protagonisti, nelle loro giustificazioni, nei rancori sedimentati, nelle proiezioni di ciò che vorrebbero essere e non sono. Loro sono muse e carnefici, consolatrici e giudici, specchi deformanti attraverso cui i tre uomini guardano sé stessi. La scena diventa così un campo di battaglia invisibile, dove la mascolinità si sgretola sotto il peso delle sue stesse contraddizioni.

Alberto Giusta firma una regia che non cerca effetti, ma precisione. Il ritmo è calibrato come un metronomo emotivo: accelerazioni, sospensioni, improvvisi precipizi. La scena domestica diventa una trappola, un ring, un confessionale. Giusta lavora sulla prossimità: i corpi degli attori si sfiorano, si evitano, si affrontano. La distanza fisica diventa distanza morale, e viceversa. È una regia che ascolta il testo e lo amplifica, senza sovraccaricarlo.

La prova attoriale è il cuore pulsante dello spettacolo. Luca Bizzarri offre un Max ironico e vulnerabile, un uomo che usa la battuta come scudo e come arma. Enzo Paci costruisce un Paul stratificato, oscillante tra moralismo e fragilità, tra giudizio e bisogno di essere visto. Antonio Zavatteri è un Simon magnetico, tormentato, capace di far convivere colpa e tenerezza, panico e lucidità. Insieme, i tre attori formano un ensemble di rara compattezza: si ascoltano, si contraddicono, si feriscono e si salvano. La coralità maschile diventa un organismo vivo, pulsante, imperfetto.

Sotto la superficie brillante della commedia, Le Nostre Donne è un saggio sulla crisi del maschile contemporaneo. Assous indaga: la paura del giudizio, la dipendenza emotiva, la fragilità nascosta dietro la spavalderia, l’incapacità di assumersi responsabilità, il bisogno disperato di essere amati. La drammaturgia di Eric Assous è una scrittura che non assolve, non condanna, ma osserva. E nel farlo, rivela quanto l’amicizia maschile sia spesso un patto di silenzi più che di parole.

Le Nostre Donne è una macchina teatrale perfetta: divertente, crudele, lucidissima.   La produzione CMC–Nidodiragno/Teatro Stabile di Verona, guidata da Alberto Giusta e sostenuta da tre interpreti di straordinaria intelligenza scenica, restituisce al testo tutta la sua ambiguità: la leggerezza che pesa, la comicità che ferisce, la fragilità che si traveste da forza. Il teatro di Assous è una messinscena che non consola, ma rivela, non giudica, ma espone. Un teatro che, come le donne del titolo, non si dimentica ma rimane.

Giuliano Angeletti

Luca Bizzarri, Enzo Paci, Antonio Zavatteri
LE NOSTRE DONNE
di Eric Assous
regia Alberto Giusta Photo A. Lisco
scene e costumi Laura Benzi
luci Andrea Lisco
organizzazione Sara Novarese
co-produzione CMC-Nidodiragno/Teatro Stabile di Verona

 

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