La sorella migliore: Vanessa Scalera

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In scena il 21 e il 22 aprile 2026 al Teatro Guglielmi di Massa.

Ne La sorella migliore di Filippo Gili c’è un punto, in cui lo spettatore avverte che la domanda morale non è più un semplice interrogativo, ma una fenditura: una crepa che attraversa la scena, i personaggi, e perfino il nostro modo di guardare alla colpa.

La sorella migliore non cerca consolazioni, non offre pacificazioni. È un testo che scava, che insiste, che non teme di mettere in crisi la nostra idea di giustizia e di pietà. L’ipotesi da cui tutto prende avvio, la donna uccisa nell’incidente aveva solo tre mesi di vita è un detonatore narrativo e filosofico. Non alleggerisce nulla, non assolve nessuno. Semmai, complica. Perché introduce un paradosso: può una verità tardiva modificare il peso di un dolore già sedimentato? E soprattutto: abbiamo il diritto di cercare sollievo quando la nostra colpa ha generato un dolore irreparabile? Gili costruisce un meccanismo drammaturgico che non concede vie di fuga. Ogni personaggio è costretto a guardare la propria ferita senza veli, senza attenuanti. E la scena diventa un luogo di collisione tra ciò che vorremmo credere e ciò che siamo costretti a sapere.

Vanessa Scalera porta in scena una donna che non si limita a esistere: si dibatte. La sua interpretazione è un continuo oscillare tra durezza e fragilità, tra la necessità di proteggersi e l’impossibilità di farlo davvero. Scalera ha quella rara capacità di rendere visibile il pensiero: ogni esitazione, ogni scarto, ogni parola trattenuta diventa materia drammatica.

Accanto a lei, Alessandro Tedeschi, Aurora Peres e Michela Martini compongono un coro familiare spezzato, dove l’amore non è mai balsamo ma forza centrifuga, che divide, che spinge lontano, che costringe a guardare l’altro come specchio deformante di ciò che non vorremmo essere.

Francesco Frangipane firma una regia che non sovraccarica, non invade, ma incide. Le scene di Francesco Ghisu, essenziali, taglienti, costruiscono un ambiente che sembra sul punto di crollare, come se la casa stessa fosse un organismo che non regge più il peso dei suoi segreti. Le luci di Giuseppe Filipponio scolpiscono i volti come se fossero testimonianze, non personaggi. Le musiche di Roberto Angelini, discrete e necessarie, accompagnano senza mai suggerire.

La forza di La sorella migliore sta nel suo rifiuto di chiudere il cerchio. Non c’è catarsi, non c’è redenzione. C’è piuttosto una domanda che continua a vibrare anche dopo l’ultima battuta:
quanto dolore siamo disposti a sopportare pur di non tradire la verità? E ancora: è possibile convivere con una colpa senza trasformarla in identità?

Il testo di Gili non offre risposte, ma apre un varco. E in quel varco lo spettatore è costretto a guardare sé stesso, non i personaggi.

La sorella migliore è un dramma familiare che diventa, scena dopo scena, un’indagine sull’etica del dolore. Vanessa Scalera e l’intero cast lo attraversano con una precisione emotiva che non concede tregua. È teatro che non consola, ma che illumina. Teatro che non giudica, ma che costringe a pensare. Teatro che, come le verità più difficili, non si lascia dimenticare.

Giuliano Angeletti

Vanessa Scalera
LA SORELLA MIGLIORE
di Filippo Gili
con Alessandro Tedeschi, Aurora Peres, Michela Martini
regia Francesco Frangipane
scene Francesco Ghisu
disegno luci Giuseppe Filipponio
musiche Roberto Angelini
costumi Eleonora Di Marco
produzione Argot Produzioni/Pierfrancesco Pisani e Isabella Borettini per Infinito Teatro/Teatro delle
Briciole Solares Fondazione delle arti in collaborazione con Pierfrancesco Pisani e Isabella Borettini per Infinito

 

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