C’è chi racconta il calcio. E poi c’è chi riesce a trasformarlo in emozione. Emma Dalla Benetta oggi è uno dei volti più riconoscibili del panorama televisivo a tinte bianche e rosse, rigorosamente LaneRossi Vicenza: tra studio, bordo campo e social, la sua presenza è diventata parte del rito biancorosso della domenica. Da “Rigorosamente Calcio” a “Diretta Biancorossa”, passando per eventi, dirette e contenuti sempre più seguiti online, Emma ha costruito negli anni uno stile personale fatto di spontaneità, energia e carattere. Con il ritorno del L.R. Vicenza in Serie B, anche la sua voce è diventata simbolo di una città che ha ricominciato a sognare. Una voce elegante ma diretta, tecnica ma passionale, proprio come quei colori bianco e rosso che da sempre accendono il “Menti”. Perché Emma non racconta soltanto una squadra: racconta appartenenza, entusiasmo, identità. E forse è questo il motivo per cui oggi, tra televisione e social, sempre più persone non seguono soltanto il Vicenza… ma seguono Emma.
Il Vicenza è tornato in Serie B: quando hai capito davvero che questa squadra poteva fare qualcosa di importante?
Credo che il momento chiave sia stato quando la squadra ha iniziato a vincere anche le partite ‘sporche’, quelle in cui magari non brillavi ma riuscivi comunque a portare a casa il risultato. Lì ho capito che non era soltanto una squadra forte, ma una squadra matura. E poi vedevo qualcosa negli occhi della gente: entusiasmo sì, ma soprattutto fiducia.”
Quanto è difficile mantenere lucidità giornalistica quando vivi il territorio così da vicino?
Non è sempre facile, perché quando vivi il territorio ogni giorno inevitabilmente assorbi emozioni. Però penso che la lucidità giornalistica non significhi essere freddi: significa raccontare con equilibrio, anche quando senti il coinvolgimento. Io cerco sempre di mantenere rispetto per il lavoro e per chi mi segue.
Oggi ti senti più giornalista, volto televisivo o comunicatrice?
Oggi mi sento una comunicatrice a tutto tondo. La televisione resta il mio punto di partenza, il giornalismo la mia base, ma i social mi hanno insegnato a creare un rapporto più diretto e autentico con le persone. Alla fine cambia il mezzo, ma resta la voglia di comunicare.
Nel mondo sportivo esistono ancora pregiudizi verso una donna che valorizza anche la propria immagine?
Sì, i pregiudizi esistono ancora. A volte sembra che una donna debba scegliere tra competenza e femminilità, come se le due cose non potessero convivere. Io invece penso che si possa essere preparate, credibili e allo stesso tempo valorizzare la propria immagine e personalità. Non vedo perché una cosa dovrebbe escludere l’altra.
Quando hai capito che il pubblico stava iniziando a seguire Emma, oltre al ruolo televisivo?
Forse quando ho iniziato a ricevere messaggi da persone che non parlavano soltanto di calcio, ma mi dicevano di apprezzare il mio modo di raccontare, la mia energia o il mio carattere. Lì ho capito che si stava creando qualcosa di più personale rispetto al semplice ruolo televisivo.
I social oggi aiutano davvero il calcio o rischiano di trasformarlo troppo in spettacolo?
Secondo me fanno entrambe le cose. I social possono avvicinare tantissimo i tifosi alla squadra, perché permettono di vivere emozioni quotidiane e creare connessione. Però è vero che a volte il rischio è trasformare tutto in contenuto e spettacolo continuo. Serve equilibrio.”
Qual è la parte del tuo lavoro che le persone non immaginano?
Probabilmente tutta la parte mentale ed emotiva. Le persone vedono la diretta, il post, il sorriso davanti alla telecamera… ma non immaginano il lavoro dietro, la preparazione, la pressione, gli orari assurdi e anche i momenti di stanchezza o insicurezza che esistono come in qualsiasi altro lavoro.
C’è stato un momento preciso che senti come svolta professionale?
Più che un singolo momento, credo sia stato un insieme di cose. Però ci sono state alcune dirette e alcuni contenuti diventati molto virali che mi hanno fatto capire quanto fosse importante essere spontanea. Quando smetti di voler piacere a tutti e inizi a essere davvero te stessa, il pubblico lo percepisce.
Quanto hai vissuto personalmente questa rinascita del Vicenza?
Tantissimo. Quando vivi una squadra così da vicino finisci inevitabilmente per vivere anche l’umore della città. Quest’anno si respirava qualcosa di speciale: entusiasmo, appartenenza, orgoglio. Ed è stato bello sentirmi parte, nel mio piccolo, di questa energia collettiva.
C’è ancora qualcosa che Emma Dalla Benetta vuole mostrare?
Sì, credo di avere ancora tante cose da mostrare. Mi piacerebbe sperimentare format più personali, magari dove sport, comunicazione e vita quotidiana possano convivere in modo più autentico. E forse far vedere anche lati di me meno ‘televisivi’ e più veri.
Manuele Pereira

