L’arte dell’igiene a tavola

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Quando giovani artisti ci mettono la faccia e raccontano una delle tante storture in giro per il mondo. E così persino Antonino Cannavacciuolo è stato coinvolto in una serie di denunce poi, pare, rientrate per equivoci o vizi formali. Tuttavia la punta dell’iceberg della star dei fornelli rappresenta un problema che l’arte e lo spettacolo hanno deciso di prendere finalmente sul serio. Con un’indagine nel centro italiano non risparmiato dalla cattivissima gestione dell’igiene a tu per tu con il cibo. E così Gabriella Comito, Ludovica Di Somma e Lorenzo Alfieri hanno scandagliato il mondo dei fornelli attraverso la lente d’ingrandimento offerta dall’HACCP. L’Hazard Analysis and Critical Controll Points è infatti una struttura di padronanza igienica necessaria per le aziende alimentari, orientato a garantire la sicurezza degli alimenti mediante l’analisi dei rischi e la verifica delle criticità di accertamento in tutte le fasi della filiera. Chiunque lavori nel campo alimentare dev’essere fornito di questo attestato che fornisce le basi sull’igiene e la sicurezza alimentare. Questo attestato deve essere applicato in tutti i contesti ristorativi, come ristoranti e mense scolastiche garantendo l’incolumità alimentare e focalizzandosi su una pulizia personale meticolosa, come il lavaggio delle mani e un vestiario adeguato. Per la struttura, invece, è necessaria una sanificazione costante degli ambienti, una gestione corretta della temperatura per il riscaldamento e la cottura, e una corretta separazione tra cibi crudi e cotti, il tutto sostenuto da un piano di controllo dei rischi e formazione del personale. Tutte le strutture che non hanno rispettato queste normative, sono state protagoniste di scandali mediatici rivelati dai NAS (Nuclei Antisofisticazioni e Sanità). L’intervento dei NAS avviene attraverso operazioni che portano allo scoperto situazioni fino a quel momento nascoste al pubblico, e divenendo così di carattere pubblico. Tra le vicende più famose di mancata igiene nella ristorazione troviamo episodi di kebab con blatte, scarafaggi, sporcizia accumulata, panifici che riciclano il pane vecchio etichettandolo in maniera errata, locali con attrezzature non sanificate, carenze strutturali, contaminazione tra cibi crudi e cotti, con conseguenti chiusure e sanzioni mettendo così in luce gravi violazioni delle norme e del benessere legato alla consumazione. Si tratta molto spesso di condizioni pessime che mettono a rischio la salute pubblica. Questi casi sono emblematici del mancato rispetto delle norme igienico-sanitario, portando infine alla chiusura delle attività e a sanzioni penali e amministrative. Tra l’altro la metà dei ristoranti etnici in Italia sarebbero a rischio igiene. La maggior parte di questi sono ristoranti di sushi. Un esempio è il ristorante etnico “Sweet sushi” a Tolentino in provincia di Macerata: sono stati sequestrati circa 150 chili di prodotti ittici e pagati 60.000 euro di sanzioni (amministrative e penali). La titolare fu denunciata alla Procura della Repubblica di Macerata. All’interno del locale è stata anche riscontrata una scarsissima igiene e assenza di misure anti-Covid, e inoltre furono trovati prodotti senza alcuna tracciabilità e più della metà degli impiegati lavorava a nero. Dal momento che questi lavoratori erano più del 20%, oltre alla sanzione prevista fu aggiunta una cifra di 14.400 euro. Il controllo avvenne a ora di pranzo dai NAS insieme agli agenti della polizia locale ed ai carabinieri dell’ispettorato. Il locale fu segnalato anche dall’ASUR (Azienda Sanitaria Unica Regionale delle Marche). Per la riapertura la titolare, accusata di aver infranto sei violazioni della legge, avrebbe dovuto ripristinare adeguatamente il livello igienico del locale per ospitare la clientela e pagare una cifra di 2.000 euro. Il locale è stato quindi chiuso e messo sotto sequestro per cinque giorni e 400 euro di contravvenzione e segnalazione in Prefettura. Un altro episodio di scarsa igiene, proviene da un bar-pizzeria a Senigallia, in provincia di Ancona. All’interno di questo sono state rilevate delle elevatissime carenze igienico sanitarie. In particolare, nel magazzino degli alimenti sono state trovate delle blatte morte e escrementi di topi nelle teglie destinate alla cottura delle pizze. Il Dipartimento di Prevenzione dell’Ast Ancona e il SIAOA (Servizio igiene degli alimenti di origine animale) sono subito intervenuti sul posto, e hanno disposto l’immediata chiusura del locale. Inoltre hanno ordinato gli interventi di ripristino delle condizioni di igiene e sicurezza dell’esercizio pubblico. Il titolare dovrà pagare una sanzione di 1.000 euro per queste violazioni. Questi due eventi sono esempi lampanti della mancanza di igiene dei locali adibiti alla ristorazione. L’igiene nei ristoranti non è un’opzione o una scelta, ma è una responsabilità e un dovere fondamentale per la sicurezza e la salute dei clienti.

Lorenzo Alfieri, Gabriella Comito, Ludovica Di Somma

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