I miei stupidi intenti: di VicoQuartoMazzini dal romanzo di Bernardo Zannoni …

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In scena dal 21 al 26 aprile 2026 al Teatro Gustavo Modena di Genova.

I miei stupidi intenti, sono una Produzione Teatro Nazionale di Genova, LAC Lugano Arte e Cultura, Scarti, Piccolo Teatro di Milano, TSU. Nello spettacolo c’è un punto, in cui la scena sembra respirare come un animale antico: un luogo sospeso, dove la favola nera di Bernardo Zannoni si fa materia viva, interrogazione metafisica, corpo che pensa. È qui che i VicoQuartoMazzini, una delle realtà più incisive della nuova generazione teatrale trova la sua cifra più matura: un teatro che non illustra, ma scava; non adatta, ma reinventa; non consola, ma espone.

Il romanzo di Zannoni, vincitore del Campiello 2022 e salutato dalla critica internazionale come un piccolo miracolo narrativo, è un testo che sfida la scena. La faina Archy, creatura che cerca Dio e insieme lo rifiuta, che sogna l’umano e poi lo teme, è un personaggio che vive in una zona liminale, dove l’animalità e la coscienza si sfiorano senza mai coincidere.

Altamura e Paolocà scelgono di non antropomorfizzare, ma di ritualizzare: la scena diventa un territorio mentale, un bosco interiore dove la domanda “che cosa ci libera dallo stato animale?” risuona come un’eco antica. La drammaturgia di Linda Dalisi, insieme ai due registi‑attori, costruisce un tessuto narrativo che non cerca la fedeltà letterale, ma quella filosofica: ciò che conta non è la trama, ma la ferita che la trama apre.

Il cast d’eccellenza: Michele Altamura, Leonardo Capuano, Giuseppe Cederna, Jonathan Lazzini, Gabriele Paolocà, Arianna Scommegna, compone una coralità densa, stratificata, dove ogni interprete è al tempo stesso individuo e specie, voce singola e coro arcaico. Cederna porta una gravitas. Una virtù che dialoga con la fisicità inquieta dei più giovani; Scommegna incide la scena con una presenza che è insieme materna e predatoria; Capuano lavora su un registro di deformazione poetica che amplifica la dimensione favolistica del racconto.

La regia orchestra questi corpi come se fossero fibre di un’unica creatura: un teatro che pulsa, che respira, che si contrae.

Le scene di Daniele Spanò costruiscono un ambiente che non rappresenta il bosco, ma la sua memoria. Le luci di Giulia Pastore fendono lo spazio come tagli di coscienza, mentre la musica originale di Demetrio Castellucci e il sound design di Niccolò Menegazzo creano un paesaggio acustico che oscilla tra il primordiale e l’elettronico, tra il battito animale e il pensiero umano.

È un’estetica che richiama il mito, ma con una sensibilità contemporanea: un teatro che sembra provenire da un tempo remoto e insieme da un futuro non ancora scritto.

Altamura e Paolocà dichiarano la volontà di riportare il Teatro al centro del discorso pubblico. Qui lo fanno affrontando un tema che attraversa il nostro tempo: la violenza del cambiamento, la fragilità dell’identità, la ricerca di un senso in un mondo che sembra aver smarrito ogni orientamento.

Gli animali di Zannoni, e quelli della scena cercano Dio e poi lo rifiutano, sognano l’umano e poi preferiscono restare bestie. È un paradosso che parla direttamente al nostro presente: un’umanità che si crede superiore e invece teme la propria stessa natura.

I miei stupidi intenti è uno spettacolo che conferma la centralità dei VicoQuartoMazzini nel panorama teatrale italiano. È un lavoro che unisce rigore e immaginazione, pensiero e visione, filosofia e carne.
Un rito laico che non offre risposte, ma apre varchi: verso l’ombra, verso la domanda, verso quella zona in cui l’animale e l’umano si guardano senza riconoscersi.  E ciò che resta, quando la scena si dissolve, non è un’emozione ma una postura: la consapevolezza che l’umano non è un dato, ma un compito. Che la coscienza non è un privilegio, ma una ferita aperta. Che la verità non si possiede, ma si attraversa, come un bosco notturno, come un pensiero che non smette di interrogare sé stesso. I miei stupidi intenti è un teatro che non chiude il mondo, lo spalanca. Un teatro che non consola, ma pensa. Un teatro che ci restituisce al nostro enigma.

Giuliano Angeletti

I miei stupidi intenti
Produzione Teatro Nazionale di Genova, LAC Lugano Arte e Cultura, Scarti Centro di Produzione Teatrale d’Innovazione, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, TSU – Teatro Stabile dell’Umbria
con il patrocinio della Fondazione Il Campiello – Confindustria Veneto
Drammaturgia Linda Dalisi, Gabriele Paolocà, Michele Altamura
Regia Michele Altamura, Gabriele Paolocà
Interpreti Michele Altamura, Leonardo Capuano, Giuseppe Cederna, Jonathan Lazzini, Gabriele Paolocà, Arianna Scommegna
Scene Daniele Spanò
Costumi Aurora Damanti
Musica originale Demetrio Castellucci
Luci Giulia Pastore
Foto Masiar Pasquali
Sound designer e fonico Niccolò Menegazzo
Realizzazione scenografie Officina Scenotecnica Gli Scarti
Aiuto regia Giulia Odetto
Partner di produzione Gruppo Ospedaliero Moncucco

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