Arlecchino muto per lo spavento…

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In scena il 29 e il 30 aprile 2026 al Teatro degli Impavidi di Sarzana.

Arlecchino muto per spavento di Stivalaccio Teatro è un atto d’amore verso la Commedia dell’Arte che non si limita alla filologia, ma la attraversa per restituirla viva, mobile, sorprendentemente contemporanea.

Lo spettacolo diretto da Marco Zoppello parte da un canovaccio del 1716, Arlequin muet par crainte di Luigi Riccoboni, e lo reinventa con una consapevolezza rara: non come reperto museale, ma come organismo scenico ancora capace di generare gioco, ritmo, poesia. Il contesto storico “il rientro dei Comici Italiani a Parigi dopo quindici anni di esilio” non è semplice cornice, ma motore drammaturgico. Riccoboni, capocomico e riformatore, si trova davanti a un problema concreto: il nuovo Arlecchino, Tommaso Visentini, non parla francese. Da questa necessità nasce l’idea del “muto per spavento”, espediente che diventa chiave poetica e teatrale. Stivalaccio Teatro coglie questa scintilla e la trasforma in un dispositivo scenico che mette al centro il corpo, il gesto, la musicalità dell’azione.

Il lavoro del gruppo: Sara Allevi, Katiuscia Bonato, Marie Coutance, Matteo Cremon, Michele Mori, Stefano Rota, Pierdomenico Simone, Maria Luisa Zaltron, Marco Zoppello, è di una precisione rara. La coralità non è semplice somma di presenze, ma un organismo ritmico che respira insieme. Le maschere si alternano con fluidità, gli intrecci si costruiscono e si disfano con una leggerezza che è frutto di rigore, allenamento, ascolto reciproco. Ogni performer porta in scena una qualità specifica: la rapidità, la musicalità, la fisicità acrobatica, la capacità di modulare il comico verso il lirico. È un teatro che vive nel qui e ora, che si affida alla relazione diretta con il pubblico, che non teme l’immediatezza né l’imprevisto.

Marco Zoppello non “ricostruisce” la Commedia: la usa, la attraversa, la lascia respirare. Il canovaccio settecentesco diventa un terreno di gioco dove l’improvvisazione controllata, l’equivoco, la fuga, il travestimento e la paura si intrecciano in un ritmo serrato ma mai frenetico. La tradizione non è un vincolo, ma un trampolino: ciò che conta è la vitalità del gesto, la capacità di far scaturire senso dal movimento, dal silenzio, dalla relazione.

Il mutismo di Arlecchino, nato da un limite linguistico, diventa così un atto poetico: un corpo che parla più della voce, un clown tragico e irresistibile, un ponte tra culture e tempi diversi.  Dietro la comicità, dietro gli equivoci, dietro la macchina perfetta del gioco scenico, affiora una malinconia sottile: quella di un’arte antica che continua a reinventarsi per sopravvivere, quella di un gruppo di comici che torna dall’esilio e deve riconquistare il proprio posto, quella di un Arlecchino che trova nella fragilità la sua forza. È in questo equilibrio tra riso e tenerezza che Arlecchino muto per spavento trova la sua cifra più autentica: uno spettacolo che diverte, sorprende, ma soprattutto ricorda quanto il teatro sia un atto di presenza, di rischio, di umanità condivisa.

Giuliano Angeletti

Arlecchino muto per spavento
Ispirato al canovaccio Arlequin muet par crainte di Luigi Riccoboni
con Sara Allevi, Katiuscia Bonato, Marie Coutance, Matteo Cremon, Michele Mori, Stefano Rota, Pierdomenico Simone, Maria Luisa Zaltron, Marco Zoppello
soggetto originale e regia Marco Zoppello
scenografia Alberto Nonnato
costumi Licia Lucchese
disegno luci Matteo Pozzobon e Paolo Pollo Rodighiero
maschere Stefano Perocco di Meduna
consulenza musicale Ilaria Fantin
trucco e parrucco Carolina Cubria
duelli Massimiliano Cutrera
assistente alla regia Francesca Botti
assistente mascheraia Tullia Dalle Carbonare
foto e video Serena Pea
costumi realizzati da Francesca Parisi, Sonia Marianni e Caterina Volpato con particolare attenzione al riutilizzo di stoffe e materiali a basso impatto ambientale
scene realizzate da Roberto Maria Macchi e Matteo Pozzobon nella Bottega di Stivalaccio Teatro produzione Stivalaccio Teatro, TSV – Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Bolzano, Teatro Stabile di Verona con il sostegno della Fondazione Teatro Comunale Città di Vicenza e della Fondazione Teatro Civico di Schio

 

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