C’è una musica che non si limita a essere ascoltata: attraversa il tempo, abita i silenzi, trasforma il respiro in emozione. È lì, tra le corde di un violino e le luci soffuse di un teatro, che Federica Severini ha costruito la propria identità artistica. Una vita trascorsa tra sale da concerto, spartiti consumati dallo studio quotidiano e quell’inesauribile ricerca della bellezza che solo la musica sa custodire. Violinista raffinata e docente presso il Conservatorio Cantelli di Novara, Federica vive la musica come un linguaggio universale, capace di superare qualsiasi distanza e di parlare direttamente all’anima. Dai grandi teatri italiani alla dimensione intima della musica da camera, il suo percorso è fatto di disciplina, ascolto e sensibilità profonda. Dietro ogni esecuzione impeccabile, però, si nasconde un mondo invisibile fatto di sacrificio, emozioni trattenute e una dedizione assoluta all’arte. In questa intervista, Federica racconta il violino non soltanto come uno strumento, ma come un modo di stare al mondo.

Presentati: chi sei e cosa fai oggi nella tua vita artistica?
Sono Federica Severini, violinista e attualmente docente di violino presso il Conservatorio Cantelli di Novara. Ho collaborato con diverse orchestre italiane: sono stata stabilmente concertino dei secondi violini del Teatro Comunale di Bologna fino ad aprile 2026, ma ho lavorato anche con l’Orchestra del Teatro alla Scala di Milano, l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma e la Sinfonica Nazionale della RAI di Torino. Ho inoltre collaborato come prima parte ospite presso il Teatro San Carlo di Napoli, il Teatro Carlo Felice di Genova, l’Orchestra di Padova e del Veneto e il Teatro Lirico di Cagliari. Dal 2024 faccio parte anche dell’Ardens Trio insieme al pianista Pier Carmine Garzillo e alla violoncellista Anzhe Zuo, con cui ho inciso il CD “Wandering” per Sheva Records. La mia vita si divide tra insegnamento, orchestra e musica da camera.
Quando hai capito che il violino sarebbe diventato molto più di una semplice passione?
Non riesco a identificare un momento preciso, perché è stato un processo iniziato nell’infanzia. Sono cresciuta in una famiglia dove la musica classica era presenza quotidiana: opere e sinfonie riempivano le giornate. Ricordo ancora lo stupore della prima volta al Teatro Verdi di Salerno, la mia città natale. Rimasi incantata dalla magia del violino e chiesi subito ai miei genitori di poter iniziare a suonarlo.
C’è stato un incontro fondamentale nel tuo percorso artistico?
Sicuramente l’ammissione all’Accademia Walter Stauffer di Cremona e gli anni di studio con Salvatore Accardo. È stato un privilegio enorme poter lavorare con uno dei più grandi violinisti viventi. Mi ha insegnato che il rigore tecnico è ciò che permette la vera libertà interpretativa. Ma soprattutto mi ha trasmesso il rispetto assoluto per ciò che il compositore ha scritto. È un’eredità artistica che oggi cerco di preservare e trasmettere ai miei allievi.
Suonare in realtà prestigiose come la Scala o il Teatro Comunale di Bologna cambia il modo di vivere la musica?
Assolutamente sì. Suonare in orchestre di questo livello ti insegna il valore dell’ascolto reciproco, della disciplina e del rispetto delle gerarchie artistiche. Ogni musicista contribuisce al risultato finale come parte di una società armonica. Però, nonostante i ritmi intensi e la routine, credo sia fondamentale non perdere mai il contatto con il motivo profondo per cui abbiamo scelto di fare musica.
Quanto conta il talento e quanto invece la disciplina quotidiana?
Il talento senza disciplina è come un diamante grezzo. È una base importante, ma il vero percorso musicale si costruisce sull’abnegazione quotidiana. Anche fermarsi un solo giorno può avere effetti sull’esecuzione. Spesso paragono i musicisti agli atleti: allenamento e costanza sono indispensabili.
Cosa non immagina il pubblico del lavoro di un violinista?
Probabilmente la quantità di ore dedicate allo studio. Dietro un concerto c’è un lavoro enorme, fatto di sacrifici, prove e continua ricerca della perfezione. A volte si possono trascorrere ore su poche battute finché non si raggiunge il risultato desiderato.
Che differenza c’è tra studiare da sola e suonare davanti al pubblico?
Sono due dimensioni completamente diverse. Lo studio è intimo, silenzioso, quasi meditativo. Il palco invece è condivisione totale: con i colleghi, con il pubblico, con l’atmosfera del teatro. L’adrenalina del concerto e la magia dello spettacolo sono qualcosa di unico.

Ci sono compositori che senti più vicini alla tua sensibilità?
Amo profondamente il Romanticismo, in particolare Schumann e Brahms, soprattutto nella scrittura cameristica. Mi sento molto vicina anche agli autori slavi e russi come Dvořák, Prokofiev, Šostakovič e Čajkovskij. La loro musica parla una lingua emotiva che sento molto mia.
Dopo anni di concerti, senti ancora l’ansia prima di entrare in scena?
Sì, credo che l’ansia accompagni ogni musicista per tutta la vita. Quello che cambia è il modo di viverla. Con il tempo impari a trasformarla in energia positiva, senza permettere che comprometta l’esecuzione. È un lavoro mentale che si costruisce soltanto attraverso l’esperienza.
La musica classica viene spesso percepita come distante. Tu cosa vorresti che le persone provassero ascoltando un’orchestra?
Vorrei che percepissero l’immensità della musica e la sua capacità di abbattere qualsiasi barriera. La musica non appartiene a un’élite: appartiene a tutti. Credo profondamente nel suo potere di migliorare la vita interiore delle persone e di sviluppare sensibilità. Senza arte e senza musica rischiamo di impoverirci interiormente. Nietzsche diceva: “Senza la musica la vita sarebbe un errore”. È una frase in cui mi riconosco completamente.
Se potessi guardare oggi la bambina che ha iniziato a suonare il violino, cosa pensi direbbe vedendoti?
Credo sarebbe fiera del percorso fatto. Probabilmente non avrebbe mai immaginato di riuscire a trasformare il violino nella propria vita e nel proprio lavoro. Eppure rifarebbe tutto da capo, con tutte le difficoltà affrontate. Sono profondamente grata alla vita perché la musica mi permette di vivere ogni giorno in un mondo di bellezza e sensibilità.
Manuele Pereira
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