Creativa, spontanea e profondamente legata al mondo dell’estetica e della comunicazione visiva, Olivia racconta un percorso nato dall’arte e cresciuto attraverso esperienze personali e professionali. Interior designer nel settore retail, originaria della Sardegna ma ormai adottata dalla Lombardia, Olivia ha trasformato la curiosità per l’immagine in uno strumento di espressione personale. La fotografia e i social, vissuti senza filtri né costruzioni, sono diventati per lei occasioni per mettersi in gioco, superare insicurezze e raccontarsi con sincerità.
Chi sei e qual è il tuo percorso?
Mi chiamo Olivia, ho 30 anni e vivo in provincia di Monza e Brianza. Sono una interior designer e lavoro nel mondo del retail, anche se la mia grande passione è sempre stata l’arredamento delle case. Ho studiato Design di Interni al Politecnico di Milano e successivamente Visual Arts allo IED. Per inseguire questi studi ho lasciato la mia amata Sardegna, dove ho vissuto fino ai 18 anni.
Che rapporto hai con i social?
Vivo i social come uno spazio creativo dove condividere momenti, ispirazioni e frammenti di quotidianità. Non mi considero una influencer: preferisco pensare di poter trasmettere qualcosa di autentico attraverso ciò che pubblico, senza influenzare necessariamente gli altri. Credo siano uno strumento potente per creare connessioni e conoscere nuove realtà, ma senza dimenticare che ciò che vediamo online non rappresenta sempre la verità assoluta.
Potete trovarmi su Instagram come olivialampati.
Quale immagine vuoi trasmettere attraverso i tuoi contenuti?
Vorrei comunicare un’immagine vera, spontanea e non costruita. Mi piace condividere emozioni, passioni e piccoli momenti che per me hanno un significato. Amo i contenuti creativi, anche imperfetti, purché genuini. Mi infastidisce invece tutto ciò che viene costruito per apparire perfetto o imposto come modello universale: credo che ogni persona abbia una propria unicità e che i social dovrebbero valorizzare proprio questo.
Come nasce il tuo rapporto con la fotografia?
Il mio percorso con la fotografia è iniziato durante gli studi. Non mi sono mai considerata una fotografa e inizialmente non avevo nemmeno pensato di posare davanti all’obiettivo. Artisticamente, però, ho sempre creduto nella capacità di un’immagine di comunicare emozioni profonde. Con il tempo la fotografia mi ha aiutata a conoscermi meglio, a uscire dalla mia zona di comfort e a vedere la bellezza anche nelle imperfezioni.
Quando hai capito che questo mondo poteva diventare importante per te?
È nato tutto in modo molto spontaneo. Gli studi artistici hanno alimentato la mia curiosità verso l’immagine come linguaggio comunicativo, ma con il tempo ho imparato ad apprezzare anche il lato umano di questo ambiente. Il mio primo shooting mi ha aiutata ad acquisire maggiore consapevolezza di me stessa e a capire che non esiste uno scatto perfetto in assoluto: ogni immagine ha valore proprio perché unica.
Ci sono stati momenti particolarmente significativi nel tuo percorso?
Finora ogni esperienza è stata una piccola sfida personale, soprattutto nel riuscire a sentirmi a mio agio davanti all’obiettivo. Uno dei momenti più importanti è stato frequentare un corso di recitazione, che mi ha aiutata a lavorare sull’espressività e sulla spontaneità, qualità che ritrovo anche negli shooting fotografici. Tra le esperienze più difficili, invece, c’è stata la rinuncia a un’opportunità in cui non mi sentivo ancora pronta: una scelta che mi ha insegnato a rispettare i miei tempi.
Che cos’è per te la fotografia oggi?
Per me la fotografia è un linguaggio, un modo per raccontarsi senza usare parole. Mi ha dato la possibilità di mettermi alla prova e di vedermi sotto una luce diversa. Allo stesso tempo mi sta insegnando a lasciare andare il controllo e ad accettare con più serenità anche le imperfezioni. Credo che chi non si mette in gioco rischi di perdere un’occasione importante per scoprirsi davvero e superare molte insicurezze.
Che idea ti sei fatta del mondo dello spettacolo?
Lo conosco ancora poco, ma lo considero una forma d’arte a tutti gli effetti, come la fotografia o la moda, con aspetti positivi e criticità. Qualche anno fa ho avuto la possibilità di viverlo da spettatrice all’interno di un reality e sono rimasta colpita dall’enorme lavoro che esiste dietro ogni dettaglio. È stata un’esperienza che mi ha fatto capire quanto quello che vediamo da fuori sia solo una piccola parte di un meccanismo molto complesso.
Come sei nella vita di tutti i giorni?
Non mi considero una persona esibizionista. Mi piace vestire in modo semplice e sentirmi a mio agio, sia nella quotidianità che nei momenti più personali. In spiaggia, però, faccio un’eccezione: adoro i colori accesi e gli accessori vivaci. Non mi sento diversa dalle altre ragazze, anzi mi considero una persona normale, a volte anche insicura come tante, ma proprio per questo unica nel mio modo di essere.
Come immagini il tuo futuro?
Vorrei continuare a crescere sia a livello creativo che personale, facendo esperienza e costruendo collaborazioni stimolanti. Tra dieci anni mi immagino ancora nel mondo del design, magari lavorando in proprio e sviluppando progetti che mi rappresentino pienamente. Mi piacerebbe anche collaborare con gli artisti incontrati lungo il percorso, unendo idee e competenze diverse per creare qualcosa di autentico.
Manuele Pereira

